MADE IN ITALY

MADE IN ITALY
di Luciano Ligabue


Il cinema di Luciano Ligabue vibra di un'anima indubbiamente sincera, e anche Made in Italy, come i precedenti lavori del rocker/regista, lo dimostra; a mancare, però, è la compattezza e una vera forma narrativa, colpa soprattutto di una sceneggiatura che arranca, procedendo come a balzi verso un finale incompiuto.

Piccola città eterna

La vita di Riko, operaio cinquantenne di un piccolo paese emiliano, scorre sempre uguale a se stessa: il lavoro in una fabbrica di salumi, il rapporto con la moglie e il figlio adolescente, le partite a carte e le bevute con gli amici Carnevale, Max e Matteo, qualche piccola scappatella extraconiugale. Ma il licenziamento improvviso di un collega di Riko, un giorno, mette in crisi per la prima volta l’apparente, placida immobilità del suo mondo. Da allora, l’uomo inizia confusamente a prendere atto che la sua esistenza non è esattamente quella che avrebbe sognato, forse neanche quella più auspicabile per sé sul momento. Questa consapevolezza gli aprirà gli occhi, prima di tutto, su un matrimonio che in realtà è a un passo dall’andare in pezzi.

A sedici anni da Da zero a dieci, e a ben venti dal suo esordio alla regia Radiofreccia, il rocker Luciano Ligabue sceglie di mettersi di nuovo dietro la macchina da presa, con un lavoro che è la diretta estensione del suo omonimo concept album del 2016. Made in Italy è un progetto in sé abbastanza originale, sia all’interno della carriera di Ligabue (che non ha mai disdegnato gli scambi tra cinema, musica e letteratura, ma che mai aveva portato direttamente sullo schermo storie nate in musica) sia nel più vasto ambito del cinema italiano mainstream. Se lo sguardo, già dal titolo, ambisce a racchiudere in sé un intero paese e le sue idiosincrasie, tanto il contesto sociale scelto (quello di un’imprecisata cittadina della Bassa – in realtà il film è stato girato quasi interamente a Correggio, cittadina natale del musicista), quanto l’ottica dal quale è narrato, risultano decisamente insoliti, rispetto a molti prodotti italiani dai contorni analoghi.

Il tentativo di Ligabue in Made in Italy è quello di offrire uno spaccato sociale, più che generazionale, partendo dalla dimensione micro, da un quotidiano di provincia che ingloba il protagonista fino a compenetrarsi con la sua vita in tutte le sue componenti. Più che un intreccio in senso stretto, nel film troviamo un’istantanea di un pugno di esistenze che sopravvivono, tra disillusioni e aspirazioni frustrate ma mai del tutto accantonate, vizi non ancora estirpati e rifugi estemporanei nell’amicizia e nella condivisione, come anestetico per non sentire il tempo che passa. Prima delle risposte, per il Riko interpretato da Stefano Accorsi e per i suoi amici, sembra essersi persa persino la capacità di fare (e farsi) le domande giuste, a partire da quelle che ci si pone all’interno del simbolico schermo televisivo luminoso, che torna in varie fasi del film. Sulla scia della traccia narrativa dell’album, a ogni situazione segue il motivo di una canzone, a segnare una corrispondenza strettissima, anche questa decisamente insolita nel panorama nostrano, tra immagini e musica.

A prescindere dalle valutazioni sul personaggio-Ligabue, o dalla simpatia o meno che questo possa ispirare, va detto che il suo cinema (e quest’ultimo lavoro non fa eccezione) vibra di un’anima indubbiamente sincera. Made in Italy si giova di uno storytelling grezzo, istintivo, che certo non cerca raffinatezze, perfettamente in linea con quello che da sempre muove il lavoro del rocker, dalle sue canzoni ai suoi racconti, passando per le due precedenti regie. I personaggi del film, nella rappresentazione a tinte forti (e a tratti caricaturali) che la sceneggiatura ne fa, hanno l’autenticità delle figure umane che il regista evidentemente “vive” quotidianamente e comprende; mentre il microcosmo che essi abitano si giova di una certa vividezza, risultato di un affresco che vuole privilegiare il mood epidermico della provincia, quello diviso tra i bar, le liti fraterne e le riappacificazioni, la solidità comunitaria minata da un’incertezza sociale che si estende a ogni categoria, minandone l’identità e domandando il cambiamento. Più che nella precisione della rappresentazione o nella compattezza della scrittura, quindi, il film di Ligabue trova il suo principale pregio in un’atmosfera in cui si respirano i sapori, gli odori e le vite di quei “tipi” umani che il regista riesce a rappresentare in modo immediato e istintivo.

Nel tradurre in immagini le storie immaginate nel suo album, Ligabue comunque da un lato sceglie la strada più risaputa e calligrafica (associando in modo pedissequo una canzone a ogni singola situazione), dall’altro mantiene consapevolmente la frammentazione del materiale di partenza, trovando difficoltà nel dare una forma propriamente cinematografica al tutto. A soffrirne è la scorrevolezza della narrazione, l’efficacia dei climax emotivi di cui la storia è disseminata, la compattezza generale di un racconto che arranca, procedendo come a balzi, verso un finale che non dà l’impressione di chiudere compiutamente la vicenda. Se Accorsi, Kasia Smutniak e il resto del cast fanno ciò che possono per caratterizzare la galleria di personaggi immaginati dal regista, ciò che manca è un compiuto quadro d’insieme, una vicenda che riesca a farsi autenticamente narrativa e cinematografica: più che a un’opera compiuta, sembra per larghi tratti di assistere a un film a episodi successivamente (mal) assemblato. Un limite che grava in modo decisivo sulla riuscita di un progetto come Made in Italy, malgrado le evidenti, buone intenzioni che hanno mosso il suo autore.

Made in Italy poster recensione

Titolo originale: Made in Italy
Regia: Luciano Ligabue
Paese/anno: Italia / 2018
Durata: 98’
Genere: Drammatico
Cast: Alessia Giuliani, Ettore Nicoletti, Fausto Maria Sciarappa, Filippo Dini, Filippo Pagotto, Francesco Colella, Gianluca Gobbi, Giuseppe Gaiani, Jefferson Jeyaseelan, Julian Ovenden, Kasia Smutniak, Leonardo Santini, Lorenzo Pedrotti, Marco Pancrazi, Matteo Albano, Naya Manson, Sara Mondello, Silvia Corradin, Stefano Accorsi, Tobia De Angelis, Walter Leonardi
Sceneggiatura: Luciano Ligabue
Fotografia: Marco Bassano
Montaggio: Giogiò Franchini
Musiche: Luciano Ligabue
Produttore: Domenico Procacci
Casa di Produzione: Eventidigitali Films, Fandango, Medusa Film, Riservarossa, Zoo Aperto
Distribuzione: Medusa Film

Data di uscita: 25/01/2018

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Marco Minniti

Giornalista pubblicista e critico cinematografico. Collaboro, o ho collaborato, con varie testate web e cartacee, tra cui (in ordine di tempo) L'Acchiappafilm, Movieplayer.it e Quinlan.it. Dal 2018 sono consulente per le rassegne psico-educative "Stelle Diverse" e "Aspie Saturday Film", organizzate dal centro di Roma CuoreMenteLab. Nel 2019 ho fondato il sito Asbury Movies, di cui sono editore e direttore responsabile.

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