DARK NIGHT

DARK NIGHT

Sfumando l'aderenza filologica ai fatti, e problematizzandone le basi (tutti i personaggi potrebbero essere colpevoli) Dark Night di Tim Sutton mette in scena eventi che entrano in cupa risonanza – senza tuttavia ricalcarli del tutto – con quelli del massacro di Aurora del 2012.

Oscurità senza cavalieri

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In una cittadina americana, seguiamo le storie parallele di sei personaggi, tutti giovani, tutti portatori di un disagio che non viene mai espresso a parole: tra loro, due skaters, un veterano in terapia che si è chiuso nel mutismo, un adolescente vittima di una madre soffocante. Le loro vite si trascinano tra le loro case e i santuari laici del piccolo centro urbano, tra i quali troviamo l’università e il centro commerciale. Si avvicina, nel multisala locale, la prima di un importante film: un evento verso il quale tutti loro, insieme a molti come loro, giovani e meno giovani, convergeranno. La tragedia è lì dietro l’angolo, e ha il sapore dell’ineluttabilità.

Presentato prima nell’edizione 2016 del Sundance Film Festival, poi nella sezione Orizzonti della Mostra del Cinema di Venezia dello stesso anno, questo Dark Night approda ora in sala, oltre due anni dopo la sua realizzazione, per le etichette indipendenti Mariposa e 30 Holding. Un recupero significativo, tardivo ma benvenuto, per un’opera ostica quanto interessante, capace di rifarsi a un realismo cinematografico che da tempo, nel cinema statunitense, sembra confinato al panorama indipendente. Il tema (il massacro di Aurora del 2012, che si consumò durante l’anteprima del film Il Cavaliere Oscuro – Il ritorno) era certo tra i più ostici, ad alto rischio sia per la vicinanza temporale degli eventi, sia per la difficoltosa scelta del registro da adottare. E Tim Sutton, mantenendo un approccio sobrio e naturalistico alla messa in scena, ma al contempo scegliendo un’associazione “libera” al suo oggetto, svincolata dalle maglie del mero cronachismo, trova una sua strada per portare sullo schermo quegli eventi. O, forse, eventi semplicemente capaci di richiamarne il dramma.

Si è parlato del cinema di Gus Van Sant, quale termine di paragone per questo Dark Night, e l’accostamento (vista l’essenzialità che rimanda direttamente a opere come Elephant – analogo anche tematicamente – o Last Days) è tutt’altro che peregrino. Tuttavia, nel film di Sutton si trovano anche echi del primo John Cassavetes, in una partitura collettiva che pare trovare nell’improvvisazione, e in un apparente, vacuo ruotare su se stesso del racconto, la sua cifra narrativa principale. Parliamo di un’improvvisazione, e di un approccio semidocumentaristico, solo apparenti, in quanto il film di Sutton si giova in realtà di una sceneggiatura meticolosamente studiata, che (come diviene via via più evidente nel corso del film) conduce lentamente lo spettatore verso il culmine del racconto. Mentre il montaggio si fa via via più serrato, e le vicende dei sei personaggi si alternano in modo sempre più nervoso sullo schermo, la narrazione sembra chiudersi claustrofobicamente verso il suo sbocco annunciato. Quello in cui (forse) la carica di violenza rimasta trattenuta e sottotraccia per tutta la durata del film troverà infine la sua espressione.

Scarno e rigoroso, dall’andamento solo apparentemente rapsodico, il film di Tim Sutton sceglie un approccio apprezzabile e originale al suo oggetto: lo fa raccontando una vicenda che richiama, più che ricalcarlo, il triste evento a cui si ispira. L’approccio è evidente anche nella scelta di infondere un po’ della personalità del killer in ognuno dei sei personaggi: il disagio presente sui volti, nei corpi, nelle movenze di ognuno, porta a pensare che uno qualsiasi di loro, a un certo punto del suo percorso, potrebbe diventare l’autore della strage.

Proprio questo approccio, che tende a sfumare l’aspetto “deviante” del killer, sovrapponendolo a una normalità che ha ormai abbandonato tutte le sue rassicuranti certezze, è il contributo teorico più interessante (e radicale) che Dark Night offre. La tensione, dapprima sfumata, si fa via via più palpabile, man mano che le vite dei sei ci vengono presentate in modo sempre più serrato; il film si trasforma in una sorta di vortice, che fa convergere (in modo quasi scientifico) la storia verso il suo culmine. Una messa in scena che, nel corso degli 85 minuti, non cede nulla in quanto a rigore ed essenzialità, ma colpisce in modo efficace e duraturo per la sua indubbia lucidità.

Certo, la scelta del regista, nel segno dell’essenzialità narrativa e di messa in scena, sacrifica ovviamente qualcosa in termini di chiarezza narrativa e approfondimento delle vicende personali dei sei personaggi: un limite legato anche allo scarso minutaggio di Dark Night, di cui comunque il regista sceglie di prendersi i rischi. Un limite in qualche modo “fisiologico”, quest’ultimo, che potrebbe comunque nuocere in parte al coinvolgimento spettatoriale, trasmettendo a tratti la sensazione (probabilmente ricercata, ma a volte invadente) di una calcolata freddezza.

Dark Night poster locandina

Scheda

Titolo originale: Dark Night
Regia: Tim Sutton
Paese/anno: Stati Uniti / 2016
Durata: 85’
Genere: Drammatico
Cast: Aaron Purvis, Alan Ritchson, Alex Mckenna, Alyssa Diaz, Ana Nogueira, Anna Rose Hopkins, Annie Wersching, Bug Hall, Candice King, Chris Brochu, Conor A. Murphy, Eddie Cacciola, Elizabeth Blackmore, Jake Picking, James Harvey Ward, Jessica Stroup, Karina Macias, Kirk S. Wildasin III, Malese Jow, Marnette Patterson, Melissa Ponzio, Michael Trevino, Nina Dobrev, Paul Wesley, Riley Smith, Robert Jumper, Rosie Rodriguez, Shawn Cacciola, Stephen Amell, Torrey Devitto, Will Estes
Sceneggiatura: Tim Sutton
Fotografia: Hélène Louvart, Stanton Barrett
Montaggio: Jeanne Applegate, David Barrett
Musiche: Maica Armata
Produttore: Alexandra Byer, Martin Marquet, Tony Stopperan
Casa di Produzione: Ringling College Studio Labs
Distribuzione: Mariposa Cinematografica, 30 Holding

Data di uscita: 01/03/2018

Trailer

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Marco Minniti
Giornalista pubblicista e critico cinematografico. Collaboro, o ho collaborato, con varie testate web e cartacee, tra cui (in ordine di tempo) L'Acchiappafilm, Movieplayer.it e Quinlan.it. Dal 2018 sono consulente per le rassegne psico-educative "Stelle Diverse" e "Aspie Saturday Film", organizzate dal centro di Roma CuoreMenteLab. Nel 2019 ho fondato il sito Asbury Movies, di cui sono editore e direttore responsabile.

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