ATTENTI A QUELLE DUE

ATTENTI A QUELLE DUE

Con Attenti a quelle due, il regista di origini teatrali Chris Addison declina al femminile una vicenda già oggetto di due precedenti incarnazioni cinematografiche: ma il supposto “femminismo” dell’intreccio si traduce in approccio pecoreccio e di grana grossa.

Truffatrici del nulla

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La vicenda dei due eleganti truffatori raccontata originariamente da Ralph Levy, nel suo film del 1964 I due seduttori (protagonisti Marlon Brando e David Niven) continua, con tutta evidenza, a esercitare il suo fascino sui produttori hollywoodiani. Dopo un primo remake datato 1988, dal titolo Due figli di…, diretto da Frank Oz e interpretato da Steve Martin e Michael Caine, è ora la volta di una versione “al femminile” dell’intreccio originale del film di Levy. In questo Attenti a quelle due, infatti, Chris Addison rovescia la trama originale del film del 1964, presentandoci due truffatrici di uomini facoltosi coi volti di Anne Hathaway e Rebel Wilson: la prima è avvenente, seducente e già ben inserita nel sottobosco dei truffatori professionisti; la seconda, sovrappeso, ruspante nei modi e lontana dai “pesci grossi”. L’inesperta Lonnie si limita ai piccoli raggiri, ma reclama fortemente il suo posto al sole: l’incontro casuale con l’esperta Josephine convince quest’ultima ad assumere la collega come sua aiutante, con la speranza di togliersela al più presto dai piedi; ma il compito si rivela più difficile del previsto. A questo punto, le due concordano una sfida: riuscire a sfilare la somma di cinquecentomila dollari a un uomo appena conosciuto, un giovane e multimilionario programmatore informatico.

Se era l’eleganza, la cifra distintiva del film del 1964, che citava il filone hollywoodiano della sophisticated comedy, e se tale cifra veniva mantenuta nella sostanza dal remake di Frank Oz, questo Attenti a quelle due ha rovesciato volutamente anche questa premessa. Di elegante, nel film di Chris Addison, sono rimasti sostanzialmente gli abiti delle due protagoniste, lo sfarzo della location principale – la Beaumont-sur-Mer ricostruita a Palma di Maiorca – i casino di lusso, le automobili: tutto il coté estetico necessario, insomma, a rendere un minimo credibile il tema del film. Ma a rifuggire costantemente dall’eleganza, anche quella più “canagliesca” incarnata prima da Brando nel film originale, poi da Martin nel primo remake, è proprio l’atmosfera del film di Chris Addison: pare infatti che il carattere superficialmente femminista della storia, incarnato nel mero rovesciamento dei ruoli – e in una mostra di “attributi” da parte delle due protagoniste, in un mestiere considerato tipicamente maschile – debba tradursi nel modo più pecoreccio e beota di esprimersi e interagire. I due personaggi sembrano incarnare rispettivamente due stereotipi maschili – da una parte l’astuzia cinica e calcolatrice, dall’altra la programmatica rozzezza – che vengono traslati tal quali, senza un minimo di lavoro sui personaggi, nell’universo femminile. Un’operazione che non poteva che dar luogo – come infatti succede – a gag ripetitive e di bassa lega.

Questo Attenti a quelle due non funziona sostanzialmente per due ragioni, apparentemente opposte ma in realtà interagenti a decretarne il fallimento: da una parte, quello di Chris Addison è un film che nasce irrimediabilmente vecchio, poco stimolante nelle premesse, estremamente prevedibile nelle principali svolte di trama (ivi compreso il twist finale, mutuato direttamente dal film di Frank Oz); dall’altra parte, quelle stesse, poco stimolanti premesse vengono qui declinate e aggiornate nel modo più rozzo e di bassa lega, con un umorismo di grana grossa che chiama alla risata crassa, neanche tanto convinta. Non si può, pur con tutta la buona volontà del mondo, accettare il modo goffo e approssimativo con cui la sceneggiatura gestisce il subplot del finto medico (con tanto di cambio di sesso in corso d’opera), né prendere sul serio un personaggio, come quello del giovane informatico interpretato da Alex Sharp, che appare poco credibile e fuori parte dal momento stesso in cui entra in scena. Se la sceneggiatura non si è neanche data pena di aggiornare in modo credibile – tenendo conto di smartphone e social network – i principali incastri narrativi del film e i suoi sviluppi finali, le gag si ripetono in modo sempre più piatto, con una demenzialità che fa conto su pochi e reiterati motivi (la finta cecità di Lonnie, il look da ragazzino ingenuo del giovane Thomas).

Ci si potrebbe poi soffermare su alcuni difetti di sceneggiatura abbastanza macroscopici, specie nella prima parte del film: qui, per fare solo un esempio, la sceneggiatura dapprima introduce il personaggio interpretato da Emma Davies – come se questo avesse un ruolo di qualche peso nella trama -, e poi rapidamente se ne dimentica. Ma il problema di Attenti a quelle due non sta certo in singole incongruenze o in difetti di costruzione narrativa, quanto piuttosto in una concezione del film sbagliata in partenza. Da par loro, Anne Hathaway e Rebel Wilson non sembrano neanche loro divertirsi più di tanto (e c’è da capirle), mentre resta il dubbio sul coinvolgimento del regista Chris Addison: scrittore e attore teatrale di successo, approdato sul piccolo schermo con la regia di alcuni episodi della sitcom Veep – Vicepresidente incompetente, Addison ha deciso di esordire dietro la macchina da presa, su grande schermo, proprio con questo film. La domanda che sorge spontanea è: perché?

Scheda

Titolo originale: The Hustle
Regia: Chris Addison
Paese/anno: Stati Uniti / 2019
Durata: 94’
Genere: Commedia
Cast: Tim Blake Nelson, Anne Hathaway, Alex Sharp, Rebel Wilson, Timothy Simons, Emma Davies, Ashley McGuire, Casper Christensen, Douggie McMeekin, Ingrid Oliver, Nicholas Woodeson
Sceneggiatura: Jac Schaeffer, Dale Launer
Fotografia: Michael Coulter
Montaggio: Anthony Boys
Musiche: Anne Dudley
Produttore: Roger Birnbaum, Rebel Wilson
Casa di Produzione: Cave 76 Productions, Camp Sugar Productions
Distribuzione: Eagle Pictures

Data di uscita: 16/05/2019

Trailer

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Marco Minniti
Giornalista pubblicista e critico cinematografico. Collaboro, o ho collaborato, con varie testate web e cartacee, tra cui (in ordine di tempo) L'Acchiappafilm, Movieplayer.it e Quinlan.it. Dal 2018 sono consulente per le rassegne psico-educative "Stelle Diverse" e "Aspie Saturday Film", organizzate dal centro di Roma CuoreMenteLab. Nel 2019 ho fondato il sito Asbury Movies, di cui sono editore e direttore responsabile.

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