UNFRIENDED: DARK WEB

UNFRIENDED: DARK WEB

Girato in segreto dall'esordiente Stephen Susco, caratterizzato da un’interessante strategia distributiva, questo Unfriended: Dark Web perde qualcosa in impatto e originalità rispetto al suo predecessore, ma resta comunque un discreto intrattenimento di genere.

I miei siti oscuri

Il primo Unfriended, risalente al 2014, aveva avuto il merito di approcciare da un punto di vista nuovo un filone rapidamente usuratosi come quello del found footage horror, riuscendo almeno in parte a volgerne a proprio vantaggio i limiti, diremmo, “fisiologici”. Successo inaspettato nelle proporzioni, con 64 milioni di dollari di incasso a fronte di un solo milione di budget, il film di Levan Gabriadze prodotto dalla Blumhouse era risultato da subito più che passibile di un ipotetico sequel. Questo nuovo Unfriended: Dark Web, tuttavia, è giunto nelle sale americane solo a luglio 2018, dopo una lavorazione portata avanti in segreto, e due prime proiezioni a sorpresa in altrettanti festival (South by Southwest e Overlook Film Festival); un’uscita – a cui la distribuzione italiana si è accodata molto tardivamente – che ha visto inoltre l’insolita presenza nel montato di due finali diversi, con le sale che hanno ricevuto, in modo del tutto casuale, la versione del film con l’uno o l’altro finale. Un esperimento insolito ma non del tutto nuovo, quello scelto per questo sequel diretto da Stephen Susco, già adottato addirittura nel 1985 per la commedia Signori, il delitto è servito di Jonathan Lynn.

Al netto dell’interessante strategia di marketing e distributiva, concepita in modo da impattare direttamente col tema del film (l’interconnessione perenne tipica dell’epoca dei social network, e la persistenza di angoli del web in cui è possibile – persino necessario – coltivare il segreto), Unfriended: Dark Web ha il merito di non sedersi sul successo del film precedente, presentando una trama priva di qualsiasi riferimento al primo Unfriended. Via, quindi, gli spiriti vendicativi di giovani indotti al suicidio, via la riflessione sul bullismo tra gli adolescenti, via il ritratto a tinte fosche di un universo giovanile che utilizza la Rete come perfetta maschera – e nascondiglio – per le proprie bassezze. C’è sempre un gruppo di ragazzi al centro della trama, ma diverso è il contesto in cui si muovono: Matias, Damon, Serena, Nari, AJ e Lexx sono qui bersaglio di un individuo che si muove nel cosiddetto dark web, persecutore di Matias da quando quest’ultimo ha rinvenuto casualmente il pc che gli apparteneva. Quando Matias trova nel laptop alcuni filmati di torture reali, scoprendo un’organizzazione dedita alla compravendita di vittime per realizzare snuff movies, lo sconosciuto minaccia di uccidere la sua compagna Amaya; ma la minaccia vera sembra provenire da più in alto, da un’oscura organizzazione di cui nessuno sospetta l’esistenza.

Sfrutta lo stesso meccanismo narrativo e visivo del suo predecessore, Unfriended: Dark Web, mostrando per tutta la sua durata il desktop del pc rinvenuto dal protagonista, su cui scorrono le immagini della videochat coi suoi amici alternate alle sempre più inquietanti irruzioni (prima virtuali, poi fisiche, documentate dall’occhio della webcam) dello sconosciuto persecutore. Di nuovo, le limitazioni del genere, e il suo carattere di contraddizione un po’ ipocrita (la ricerca di realismo e verosimiglianza in un linguaggio che è per sua natura finzione e artificio) vengono superate da un impianto visivo perfettamente giustificato nella diegesi: è l’asettico e “neutro” schermo di una macchina elettronica, il vero teatro dell’azione, mentre nessuno porta con sé una videocamera con l’irrealistica pretesa di documentare ogni cosa – anche, potenzialmente, la propria stessa morte. Come per il primo Unfriended, l’assenza di una vera regia cinematografica (intesa nel senso classico, di organizzazione di un insieme di sequenze legate dal montaggio) non pregiudica la tensione narrativa e l’efficacia nella traduzione in immagini del racconto; anzi, come già il suo predecessore, il film di Stephen Susco risulta decisamente più credibile e “cinematografico” – nel senso più ampio del termine – dei molti found footage che rivelano fin troppo facilmente, nel loro preteso realismo, la presenza dell’artificio spettacolare.

Certo, in Unfriended: Dark Web lo spostamento sul piano concreto e materico (almeno in teoria) della minaccia, toglie inevitabilmente un po’ di fascino al binomio orrore/tecnologia, che nel film precedente era incarnato da una presenza vendicativa che si muoveva nelle autostrade virtuali della Rete. Qui, l’orrore che incombe su Matias e sui suoi amici ha carattere concreto e tangibile – pur se mascherato attraverso artefatti elettronici laddove viene catturato dall’occhio delle webcam –, e, pur mostrando caratteri di onniscienza, si muove sempre, almeno teoricamente, sul terreno del verosimile. Una scelta di campo che, nella sceneggiatura, provoca comunque qualche problema di credibilità e consequenzialità logica, comunque perdonabile all’interno di una tessitura di genere. Ma il film dell’esordiente Susco, se paragonato al suo predecessore, perde qualcosa soprattutto in termini di definizione dei personaggi e di riflessione, portata avanti attraverso il genere, sull’uso della Rete e dei social network: i giovani protagonisti mostrano qui caratteri più stereotipati rispetto ai loro omologhi del primo Unfriended, manca l’interessante aspetto di spaccato sociologico presente nel primo film, e alcuni motivi (a partire dalla relazione del protagonista con una giovane sordomuta) appaiono un po’ pretestuosi. La riflessione sul dark web, sulla sua fascinazione e sul suo carattere intrinsecamente esclusivo e “classista” – solo poche, selezionate persone possono accedervi – resta a un livello embrionale. Per tutti questi motivi, questo Unfriended: Dark Web, pur risultando complessivamente più efficace della maggior parte dei prodotti odierni appartenenti al suo filone, può essere definito un semplice, discreto intrattenimento di genere, che si ricorderà soprattutto per la curiosa e non banale strategia di marketing che ne ha contraddistinto la distribuzione.

Scheda

Titolo originale: Unfriended: Dark Web
Regia: Stephen Susco
Paese/anno: Stati Uniti / 2018
Durata: 88’
Genere: Horror, Thriller
Cast: Andrew Lees, Betty Gabriel, Chelsea Alden, Colin Woodell, Connor Del Rio, Rebecca Rittenhouse, Savira Windyani, Stephanie Nogueras
Sceneggiatura: Stephen Susco
Fotografia: Kevin Stewart
Montaggio: Andrew Wesman
Produttore: Jason Blum
Casa di Produzione: Blumhouse Productions
Distribuzione: Universal Pictures

Data di uscita: 16/05/2019

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Dagli stessi registi o sceneggiatori

Marco Minniti
Giornalista pubblicista e critico cinematografico. Collaboro, o ho collaborato, con varie testate web e cartacee, tra cui (in ordine di tempo) L'Acchiappafilm, Movieplayer.it e Quinlan.it. Dal 2018 sono consulente per le rassegne psico-educative "Stelle Diverse" e "Aspie Saturday Film", organizzate dal centro di Roma CuoreMenteLab. Nel 2019 ho fondato il sito Asbury Movies, di cui sono editore e direttore responsabile.

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