CLIMAX

CLIMAX

Strutturato quasi come un thriller senza colpevole certo e senza movente apparente, Climax conferma l'inventiva, il coraggio e l'imprevedibilità di Gaspar Noé. Un viaggio visionario che esplora l'abuso di droghe senza risparmiare nulla, in termini di shock visivi, allo spettatore.

Una danza interminabile

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Quando ci accingiamo a vedere un film di Gaspar Noé, non sappiamo mai cosa realmente aspettarci. O meglio, sappiamo che, di qualsiasi cosa esso parli, di sicuro sarà a suo modo scioccante. Il controverso cineasta di Buenos Aires, infatti, nel corso della sua interessante carriera ha messo in scena, di volta in volta, le cose più impensabili, grazie a una macchina da presa utilizzata, spesso e volentieri, quasi alla stregua di una trottola rotante (no, nessun riferimento a Dziga Vertov), con tanto di vorticosi capovolgimenti. Stesso discorso vale per Climax, sua ultima fatica, la quale ha già avuto modo di far parlare parecchio di sé.

Se, comunque, tanto ci era piaciuta la soluzione adottata da Paolo Sorrentino nel capovolgere la cinepresa mettendo in scena il momento in cui Titta Di Girolamo (Toni Servillo) si iniettava dell’eroina in vena (nel riuscito Le conseguenze dell’amore, del 2004), particolarmente azzeccate sono le analoghe scelte registiche attuate da Noé nel raccontarci gli effetti di una droga potente come può essere l’LSD. Ma andiamo per gradi.

Tutto ha inizio nel momento in cui, attraverso il piccolo monitor di una televisione (impossibile non notare, a tal proposito, i numerosi libri di cinema e le VHS che fanno da cornice al suddetto schermo) un copioso gruppo di ballerini si racconta. Ognuno di loro parla delle proprie esperienze, dei propri sogni, delle proprie aspettative nei confronti di una prossima tournée negli Stati Uniti e, infine, del proprio rapporto con le droghe. Da questo momento in avanti, partiranno due lunghi piani sequenza – il primo di circa dieci minuti, il secondo, e ben più scioccante, che dura all’incirca un’ora – intervallati da brevissime scene a camera fissa in cui ognuno dei ragazzi, conversando con qualcun altro, ci dà modo di comprendere qualcosa di sé.

Ispirato a un fatto realmente accaduto nel (non troppo) lontano 1996, Climax ci viene presentato innanzitutto come “un vero film francese”. Cosa vorrà dire la presente didascalia? La cosa, molto probabilmente, può essere interpretata con il fatto che Noé abbia voluto muovere una critica a una nazione all’interno della quale è sin troppo frequente che spiacevoli avvenimenti causati da un abuso di droghe abbiano luogo. La storia messa in scena, dunque, ne è un esempio lampante.

Strutturato quasi come una sorta di thriller senza colpevole certo e senza movente apparente, Climax si presente come un riuscito lungometraggio corale dove a fare da padroni di casa sono proprio i suddetti piani sequenza: il primo ci mostra il gruppo di ballerini intenti a danzare dentro una palestra totalmente isolata da una tempesta di neve, all’interno della quale sta per prendere il via una festa; il secondo piano sequenza, invece, sta a rappresentare il cosiddetto climax della vicenda, appunto, dove, in seguito all’introduzione all’interno dell’enorme brocca contenente sangria di alcune pillole di LSD, i giovani protagonisti iniziano a perdere uno per uno la testa. Da questo momento in avanti, in seguito alla perdita, da parte dei ragazzi, di ogni freno inibitore, non ci viene risparmiato proprio nulla: da ragazze accidentalmente carbonizzate a bambini rimasti rinchiusi in una stanza, da momenti di estrema violenza e autolesionismo, fino, addirittura, a incesti.

Gaspar Noé, dunque, si conferma, anche in questo suo Climax, sempre più scioccante e sempre coraggioso, malgrado l’impiego di formule prettamente registiche già ampiamente collaudate in passato. E se pensiamo, di fatto, a un lungometraggio che ci racconti come ci si sente ad aver provato droghe del genere, probabilmente tale personalissima messa in scena risulta la chiave di lettura più azzeccata. Quasi quanto la bellissima Lucy in the Sky with Diamonds dei Beatles. Ma, in questo caso, pur parlando della stessa cosa, si racconta qualcosa di totalmente diverso.

Scheda

Titolo originale: Climax
Regia: Gaspar Noé
Paese/anno: Francia / 2018
Durata: 97’
Genere: Horror, Drammatico, Thriller
Cast: Adrien Sissoko, Alaia Alsafir, Claude Gajan Maude, Giselle Palmer, Kendall Mugler, Kiddy Smile, Lakdhar Dridi, Lea Vlamos, Mamadou Bathily, Romain Guillermic, Sharleen Temple, Sofia Boutella, Souheila Yacoub, Taylor Kastle, Thea Carla Schott
Sceneggiatura: Gaspar Noé
Fotografia: Benoît Debie
Montaggio: Denis Bedlow, Gaspar Noé
Produttore: Alice Girard, Vincent Maraval, Edouard Weil
Casa di Produzione: Wild Bunch, Rectangle Productions, Arte France
Distribuzione: Europictures

Data di uscita: 13/06/2019

Trailer

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Marina Pavido
Dopo la laurea in Lingue Moderne, Letterature e Scienze della Traduzione presso l’Università La Sapienza di Roma, mi sono diplomata in regia e sceneggiatura presso l’Accademia di Cinema e Televisione Griffith di Roma, con un workshop di critica cinematografica presso il Centro Sperimentale di Cinematografia. Dal 2013 scrivo di cinema con il blog Entr’Acte, con il quotidiano Roma e con le testate CineClandestino.it, Mondospettacolo, Raccontardicinema, Cabiria Magazine, e, ovviamente, Asbury Movies. Presidente del Circolo del Cinema "La Carrozza d'Oro", nel 2019 ho fondato la rivista Cinema Austriaco.

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