GENITORI QUASI PERFETTI

GENITORI QUASI PERFETTI

Ennesima variante del kammerspiel virato in commedia, ritrattino borghese dalla scarsa consistenza, Genitori quasi perfetti, secondo lavoro da regista di Laura Chiossone, testimonia semplicemente il non eccelso stato di salute della commedia italiana nell'Anno Domini 2019.

Una festa imperfetta

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Da un po’ di tempo il cinema italiano sembra voler prendere a modello, in forme diverse, un film acido e riuscito come il Carnage di Roman Polanski, sorta di dramma da camera virato al grottesco, che faceva un’esplorazione puntuale e sopra le righe di ipocrisie e modi di facciata di certa media borghesia statunitense. Ci aveva provato nel 2015 Sergio Rubini col suo Dobbiamo parlare, mantenendosi abbastanza fedele nelle atmosfere (non nel risultato) al modello originale; e si era cimentato nel “sottogenere”, a suo modo, anche Paolo Genovese col fortunato Perfetti sconosciuti, debitore anche del francese Cena tra amici (a sua volta origine di un remake italiano firmato da Francesca Archibugi). Si misura ora in quello che, con un neologismo, potremmo chiamare “spaghetti kammerspiel”, anche Laura Chiossone, regista con una solida esperienza nel videoclip, che con questo Genitori quasi perfetti giunge al suo secondo lungometraggio di fiction (il primo era stato, nel 2012, la commedia indipendente Tra cinque minuti in scena).

Il film introduce nel rodato canovaccio “incontro sociale in luogo chiuso con conflitti” la variante della festa di compleanno del figlio della protagonista: una scelta che lo avvicina, almeno da questo punto di vista, al modello polanskiano, pur con uno sguardo più diretto sull’universo infantile. Seguiamo così la festa organizzata dalla protagonista Simona, madre single dalla vita frenetica come da manuale, per suo figlio Filippo che si appresta a festeggiare gli otto anni. Per l’occasione saranno presenti amici di Filippo e genitori, a formare un composito insieme di umanità afferente a vari tipi sociali: si va dalla coppia vegana e new age che ha tentato di trasmettere le sue inclinazioni alla figlia, al padre single che si prende cura come può del suo bambino iperattivo e sboccato, dalla coppia lesbica che ha concepito il figlio attraverso la gestazione per altre, all’aspirante scrittore che ha lasciato il lavoro e si occupa quasi a tempo pieno di suo figlio, elargendo con generosità consigli agli altri genitori. Naturalmente, nella festa non tutto andrà esattamente come previsto, con l’emersione di tensioni e idiosincrasie che presto trasformeranno l’evento in una vera e propria arena.

La prima cosa che salta all’occhio di Genitori quasi perfetti, che è anche un primo limite – piuttosto importante – per il film di Laura Chiossone, è la paradossale latitanza di quelli che dovrebbero essere i primi catalizzatori di scontro, o comunque i principali elementi atti a movimentare e dare una direzione alla trama; più che sullo sfondo, i bambini intervenuti al party restano slegati dal resto del plot, lasciati da parte ad assistere a improbabili rappresentazioni di teatro di marionette, o utilizzati solo quale meccanico pretesto narrativo (la ragazzina che, a un certo punto della trama, compie l’atto che farà definitivamente precipitare la situazione, resta altrimenti molto difficile da distinguere dai suoi coetanei). Se è vero che protagonisti e oggetti principale di indagine della regista restano i genitori, è pur vero che il loro rapporto con i figli, per come il film è stato impostato – e soprattutto per la loro stessa presenza, contemporanea, all’interno del setting – doveva essere elemento parimenti importante. La stessa figura del protagonista Filippo resta abbastanza decentrata e nell’ombra per tre quarti circa della trama, salvo poi venire in primo piano – con uno stratagemma simpatico quanto si vuole, ma non adeguatamente preparato – suscitando più perplessità che altro.

Parimenti, Genitori quasi perfetti trova il limite, altrettanto importante, di non riuscire a centrare bene il tono con cui raccontare la storia: il sostanziale realismo, pur esasperato da derive grottesche, con cui il film sembra proporsi di descrivere le dinamiche sociali interne al gruppo di genitori – ben esemplificato dalla chat su Whatsapp e dai conseguenti malintesi – viene successivamente annullato da una serie di macchiette e figure gratuitamente sopra le righe (ne sono esempio la coppia di genitori vegani e l’improbabile madre single) che riescono al massimo a strappare qualche risata d’ordinanza, senza tuttavia mostrare un vero potenziale. Man mano che la trama del film progredisce, il tentativo – pur generico – di commedia “di costume” calata nel suo tempo e nel suo luogo (una metropoli italiana di fine anni ’10, in un contesto di società borghese “ultraliquida”) si infrange sui cliché: in questo senso, il film sembra rispettare una sorta di “manuale Cencelli” di sceneggiatura per inserire al suo interno tutti i tipi sociali possibili, non riuscendo però a dare adeguata caratterizzazione a nessuno dei personaggi. Lo spreco sostanziale della figura della madre lesbica, e i velleitari flirt intercorsi all’interno della festa (non anticipiamo altri dettagli, ma guardando il film si capirà lo scarso danno fatto da eventuali spoiler) sono esemplificativi di una scrittura deficitaria e superficiale.

Discreto nel ritmo, ma velleitario nella sostanza, Genitori quasi perfetti vive di singole trovate – la sequenza-clou dell’ultima parte del film, il surreale finale – che restano isolate, galleggianti in un contenitore esile, a volte pretenzioso nella sua voglia di indagare (con sguardo generico e decisamente qualunquista) la famiglia borghese contemporanea, altre volte semplicemente privo di vera sostanza. Più che nelle prove attoriali, tutte abbastanza in linea con la prevalente inconsistenza dei personaggi, o in una regia che comunque non manca di vivacità e capacità di gestione d’insieme del cast, il problema è nell’esile script, che non riesce quasi mai ad andare oltre la portata del ritrattino stereotipato o del discorso di circostanza alla fermata dell’autobus. Il risultato sta semplicemente a parlarci, nell’Anno Domini 2019, dell’ennesima anonima commedia italiana, in un panorama che continua stancamente a replicare se stesso.

Scheda

Titolo originale: Genitori quasi perfetti
Regia: Laura Chiossone
Paese/anno: Italia / 2019
Durata: 87’
Genere: Commedia
Cast: Anna Foglietta, Elena Radonicich, Francesco Turbanti, Lucia Mascino, Marina Occhionero, Marina Rocco, Nicolò Costa, Paolo Calabresi, Paolo Mazzarelli
Sceneggiatura: Gabriele Scotti, Renata Ciaravino, Laura Nuccilli
Fotografia: Manfredo Archinto
Montaggio: Walter Marocchi
Musiche: Michele Braga
Produttore: Marco Cohen, Luca Lucini, Marco Fabio Malfi Chindemi, Fabrizio Donvito, Raffaello Pianigiani, Benedetto Habib
Casa di Produzione: Indiana Production, Rossofilm Maremosso, Rai Cinema
Distribuzione: Adler Entertainment

Data di uscita: 29/08/2019

Trailer

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Marco Minniti
Giornalista pubblicista e critico cinematografico. Collaboro, o ho collaborato, con varie testate web e cartacee, tra cui (in ordine di tempo) L'Acchiappafilm, Movieplayer.it e Quinlan.it. Dal 2018 sono consulente per le rassegne psico-educative "Stelle Diverse" e "Aspie Saturday Film", organizzate dal centro di Roma CuoreMenteLab. Nel 2019 ho fondato il sito Asbury Movies, di cui sono editore e direttore responsabile.

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