SANTA SUBITO

SANTA SUBITO

Vincitore del premio del pubblico della Festa del Cinema di Roma, Santa subito mostra coraggio e conoscenza della materia da parte del regista Alessandro Piva: il risultato è un documentario un po' disuguale, ma esteticamente forte e dall'indiscusso potenziale emotivo.

Umano martirio

Si deve prestare molta attenzione – ed è più che mai d’uopo farlo, data la delicatezza del tema, e l’approccio del documentario diretto da Alessandro Piva – nel valutare un film come Santa subito. Vincitore un po’ a sorpresa del Premio del Pubblico BNL nell’ultima edizione della Festa del Cinema di Roma, il film di Piva va a toccare due argomenti distinti, che si uniscono e collidono nella figura di Santa Scorese: da un lato la vocazione religiosa della giovane e la sua incessante, continua ricerca di un dialogo con la divinità, testimoniata dal suo diario e dalle parole di tutte le persone che le sono state vicine in vita; dall’altra, la tragedia che l’ha vista vittima nel 1991, uccisa da uno stalker che da mesi non le dava tregua. Spiritualità e trascendenza ricercata da una parte, quindi, brutale riconduzione alla dimensione più terrena (culminata con l’omicidio) dall’altra.

Abbiamo parlato di attenzione, in apertura, non a caso: sarebbe infatti troppo facile per chi (come chi scrive) non è toccato dalla ricerca spirituale e dalla radicalità delle scelte della protagonista, liquidare l’intera operazione come celebrazione di un clericalismo d’antan, o comunque essere influenzati da un pregiudizio culturale che infici e distorca la valutazione. Ci vuole attenzione, quindi: da un lato perché il giudizio sull’opera dovrebbe sempre prescindere – per quanto possibile – dalla lente della formazione personale, dall’altro perché il dramma stesso che vide vittima Santa Scorese, sia per la sua brutalità che per il suo inevitabile carattere emblematico, non merita un approccio superficiale. E questo Santa subito, quel dramma, lo racconta senza mezzi termini, descrivendone premesse e conseguenze con un alto contenuto emozionale.

È quasi plasticamente diviso in due, il documentario di Alessandro Piva: due metà rispettivamente incentrate sulla formazione della protagonista, con la sua scoperta del divino e la sempre più totalizzante volontà di dedicarvi la vita, e sull’incontro/scontro con quello che diverrà il suo assassino. Senza mezzi termini, la prima parte di Santa subito descrive il contesto sociale in cui Santa Scorese crebbe, il rigido tradizionalismo familiare (sua madre ammette candidamente che “siamo una famiglia non solo cattolica, ma anche tradizionalista”) ma anche una ricerca che nel caso della ragazza pare prescindere dalle pressioni familiari, arrivando anzi a scontrarvisi nel momento di mettere in atto il proposito (che alla fine non poté realizzarsi) di diventare missionaria. La figura della Santa bambina e adolescente non può che affidarsi a vecchie foto e alle testimonianze (tante, e piuttosto concordanti) di familiari e amici.

Nel momento in cui la figura dello stalker/killer entra nella narrazione, il film fa tuttavia una brusca virata di tono e ritmo: a essere messo in primo piano, nella seconda metà, è il tema dello stalking e dell’oppressione sempre più pesante (e condizionante) che si chiuse intorno alla protagonista. In questa seconda parte, l’approccio del film al materiale narrato si fa decisamente più emotivo: la consapevolezza dell’epilogo porta un clima di funereo presagio su tutte le testimonianze raccolte, oltre alle ovvie considerazioni sull’inadeguatezza delle misure penali d’epoca (il reato di stalking, lo ricordiamo, fu introdotto ben 18 anni dopo la morte di Santa). In questa fase del film di Alessandro Piva, che ricostruisce gli eventi con abilità attraverso i racconti paralleli dei genitori di Santa, della sorella e del cognato, il film cerca in modo sistematico (e lo trova) il coinvolgimento più ampio possibile, che prescinda dal sostrato spirituale della vicenda.

Se un limite si può trovare a Santa subito, documentario breve nella durata (60 minuti) quanto complesso e problematico nei temi che pone, sta proprio nel non aver forse amalgamato al meglio queste due metà: ciò è un effetto probabilmente inevitabile della modalità scelta, quella di un racconto biografico che segua in modo strettamente cronologico le tappe di vita della protagonista. Una modalità che da un lato rende fruibile il film per un largo pubblico, avvicinando da subito lo spettatore alla protagonista, e approcciandosi in modo graduale al dramma che la vide vittima; dall’altro, tuttavia, esclude una scelta nel segno della compenetrazione dei temi, e magari di una narrazione meno pedissequa che – certamente più complessa e ostica da mettere in atto – avrebbe reso l’opera ancora più interessante.

Diciamo questo anche perché, e la cosa va rimarcata, Alessandro Piva dimostra di conoscere bene la materia – quella del documentario cinematografico – e i suoi strumenti; fin da subito, dal primo montaggio alternato che mostra parallelamente la visita dei genitori di Santa al cimitero e la sedia che presto verrà occupata da sua sorella per il suo (doloroso) racconto, c’è un approccio dinamico e assolutamente cinematografico alla storia, espresso in un ottimo uso del montaggio e in un’intelligente selezione delle testimonianze raccolte. La scelta di rendere pubbliche (in parte) le lettere della protagonista – lettere che lei stessa, in vita, non voleva fossero lette, finanche dalla sorella – apre un problema etico di non scarsa rilevanza: ma non sta a noi, qui, esprimerci su questo punto. Quello che invece si può rimarcare è come Santa subito, pur disuguale nel tono e nel ritmo, getti una luce su una vicenda poco nota, riuscendo ad andare oltre il suo pubblico “naturale”. Un risultato comunque da rimarcare.

Scheda

Titolo originale: Santa subito
Regia: Alessandro Piva
Paese/anno: Italia / 2019
Durata: 60’
Genere: Documentario
Cast: Angela Dachille, Dino Tarantino, Mariapia Vigilante, Mario Defilippis, Piero Scorese, Rosa Maria Scorese, Tino Lucariello
Sceneggiatura: Alessandro Piva, Laura Grimaldi
Fotografia: Alessandro Piva, Michele Falleri
Musiche: Mattia Vlad Morleo
Produttore: Alessandro Piva
Casa di Produzione: Fondazione con il Sud

Trailer

Marco Minniti
Giornalista pubblicista e critico cinematografico. Collaboro, o ho collaborato, con varie testate web e cartacee, tra cui (in ordine di tempo) L'Acchiappafilm, Movieplayer.it e Quinlan.it. Dal 2018 sono consulente per le rassegne psico-educative "Stelle Diverse" e "Aspie Saturday Film", organizzate dal centro di Roma CuoreMenteLab. Nel 2019 ho fondato il sito Asbury Movies, di cui sono editore e direttore responsabile.

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