MINARI

MINARI

Racconto del sogno americano vissuto da chi tenacemente vuole (ma forse non può) sognarlo, odissea “epica” eppure straordinariamente intima, Minari è opera in gran parte autobiografica, in cui il regista Lee Isaac Chung tesse con sapienza la storia di una famiglia.

Il sogno e il suo prezzo

Raccontare il sogno americano al cinema è un’operazione che hanno tentato in tanti, finora. Farlo dall’ottica di una famiglia di immigrati, tuttavia, in un contesto come quello degli anni ‘80 reaganiani, quelli della retorica del self-made man, è un discorso ben diverso. È in questa piega che si va a inserire Minari, film statunitense col cuore e l’anima che guardano a est, delineando il tenace tentativo del protagonista Jacob (interpretato da Steven Yeun) di incarnare lo spirito pionieristico dei primi coloni americani. Quello di Jacob, di fatto, è un sogno che va contro la logica e il buon senso; l’acquisto di un pezzo di terra nell’Arkansas rurale e di una casa su ruote per provare a mettere su una fattoria. In California, l’uomo e la sua famiglia lasciano un lavoro misero ma stabile di sessazione dei pulcini; il piccolo David ha un soffio al cuore e rischia la vita ogni singolo giorno, specie lontano da centri medici attrezzati; la moglie di Jacob, Monica (Han Ye-ri) mal sopporta la nuova sistemazione, e nel fondo di sé è rimasta legata alle tradizioni del suo paese di origine. A un quadretto già non esattamente all’insegna della stabilità, si aggiunge l’anziana Soon-ja (Yoon Yeo-jeong), madre di Monica proveniente dalla Corea. Col suo modo di fare anticonformista, la donna si conquisterà gradualmente l’affetto di David e di sua sorella maggiore Anne.

Storia di avvicinamenti…

Minari (2020) recensione

È una vicenda in gran parte autobiografica, Minari, ispirata all’infanzia dello stesso regista Lee Isaac Chung e alla sua storia di figlio di immigrati negli Stati Uniti; un carattere che si può intuire dall’insolita ambientazione storica, ma anche (e soprattutto) dall’atmosfera intima, quasi tutta raccontata attraverso gli occhi del piccolo David, che pervade la storia. Raramente, al cinema, un’impresa “epica” (quella della costruzione di una nuova vita, che tagli radicalmente i ponti col passato) è stata raccontata in modo tanto “piccolo” e intimo: Minari ha l’anima di un film indipendente prestato al cinema hollywoodiano, semplice eppure pregnante nel suo raccontare l’odissea di una famiglia su un territorio (fisicamente e metaforicamente) sconosciuto. Un’odissea che tuttavia non abbraccia il minimalismo di molto cinema dell’estremo oriente (ed europeo) ma al contrario non ha paura di mostrarsi nella sua valenza emotiva, quando necessario. Il film di Lee Isaac Chung è storia di scoperte, di avvicinamenti reciproci: quello di Monica alla folle ma tenace idea di suo marito; quello di questi alla dura realtà che il sogno americano cela; quello dei piccoli David e Anne al modo di fare così atipico, eppure così irresistibile, della nonna Soon-ja. Lo sfondo storico è ribadito più volte dalla tv accesa nel container occupato dalla famiglia; ma la storia del film si carica di una valenza atemporale, anche in alcuni dei suoi bizzarri personaggi (il devoto Paul interpretato da Will Patton).

… e conflitti

Minari (2020) recensione

È da rimarcare il tono lieve cercato (e trovato) da Lee per una vicenda che in fondo racconta (anche) di conflitti: conflitto tra cultura occidentale e orientale, incarnate rispettivamente dai personaggi di Jacob e di Monica; conflitto tra il sogno e le sue crudeli, spesso spietate ricadute pratiche; conflitto tra razionalità e fede cieca (incarnata, quest’ultima, dal rabdomante che cerca l’acqua con la sua bacchetta). Proprio nel personaggio di Jacob, in realtà – nome non a caso di origine biblica – si ritrovano entrambe le componenti, quella di una fede in un’autorealizzazione che è di per sé “irrazionale” – quasi quanto la ricerca dell’acqua con la rabdomanzia – e quella dell’aver abbracciato una cultura altra, sulla carta tanto lontana dai cascami superstiziosi delle tradizioni della Corea rurale. La stessa tensione tra conservazione e voglia di rottura (e il loro convivere fianco a fianco) si ritrovano nel personaggio della nonna Soon-ja, che, da sola, col suo fare apparentemente contraddittorio (in realtà capace di adeguarsi alla perfezione alla nuova situazione) riuscirà a fare breccia nell’affetto dei due bambini. Una necessaria presenza di supporto, quella di Soon-ja, che verrà a sua volta supportata nell’ultima parte del film; un ritratto a tutto tondo, che l’attrice Yoon Yeo-jeong (giustamente premiata con l’Oscar) rende in modo più che adeguato.

Tensione da sciogliere

Minari (2020) recensione

Lee Isaac Chung mette in scena il dramma della famiglia con naturale placidità, cercando i contrappesi alla tensione in un semplice gesto, sia pure solo quello di raccogliere una pianta (il “minari” del titolo) che profuma e sa di casa. Solo l’ultima parte di Minari, che ovviamente evitiamo di rivelare, segna un’accelerazione nel ritmo del film, insieme a un’impennata emotiva che lascia il segno. La tensione accumulata si scioglie, e i conflitti si ricompongono, seppur nel modo più radicale possibile. In tutto ciò, resta nella mente la prova della già citata Yoon Yeo-jeong, ma anche quella straordinariamente intensa del piccolo Alan Kim, vero filtro (poetico) attraverso il quale è raccontata l’intera storia, sguardo dell’infanzia costretto a confrontarsi – e a vincere infine la battaglia – con l’età adulta.

Minari (2020) poster locandina

Scheda

Titolo originale: Minari
Regia: Lee Isaac Chung
Paese/anno: Stati Uniti / 2020
Durata: 115’
Genere: Drammatico
Cast: Alan S. Kim, Ben Hall, Chloe Lee, Darryl Cox, Eric Starkey, Esther Moon, Jacob M Wade, James Carroll, Jenny Phagan, Joel Telford, Kaye Brownlee-France, Noel Cho, Scott Haze, Skip Schwink, Steven Yeun, Tea Oh, Tina Parker, Will Patton, Yeri Han, Youn Yuh-Jung
Sceneggiatura: Lee Isaac Chung
Fotografia: Lachlan Milne
Montaggio: Harry Yoon
Musiche: Emile Mosseri
Produttore: Dede Gardner, Jeremy Kleiner, Christina Oh
Casa di Produzione: Plan B Entertainment
Distribuzione: Academy Two

Data di uscita: 26/04/2021

Marco Minniti
Giornalista pubblicista e critico cinematografico. Collaboro, o ho collaborato, con varie testate web e cartacee, tra cui (in ordine di tempo) L'Acchiappafilm, Movieplayer.it e Quinlan.it. Dal 2018 sono consulente per le rassegne psico-educative "Stelle Diverse" e "Aspie Saturday Film", organizzate dal centro di Roma CuoreMenteLab. Nel 2019 ho fondato il sito Asbury Movies, di cui sono editore e direttore responsabile.

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