IN THE MOOD FOR LOVE

IN THE MOOD FOR LOVE
di Wong Kar-Wai


Restaurato e riportato in sala dalla Tucker Film, In the Mood for Love non ha perso un grammo della sua forza espressiva, confermandosi una delle prove più ispirate (e più coerenti) di un autore intriso parimenti di gusto europeo e sensibilità locale come Wong Kar-wai.

Un tempo che (non) passa

Sono passati ormai ventun anni dalla prima presentazione a Cannes e dalla successiva uscita in sala di In the Mood for Love; eppure, a rivederlo oggi, il film di Wong Kar-wai non ha perso un grammo della sua forza espressiva e della carica evocativa che porta con sé. Di più, quello di Wong sembra un film realizzato da poco, tanto è moderna la sua regia e ancora valide le sue intuizioni. Un’opera che, già a suo tempo salutata come una delle vette più alte della carriera del suo autore, regge quindi benissimo alla prova del tempo. Proprio quel tempo che è elemento centrale del film di Wong, che consuma l’impossibile amore tra i due protagonisti attraverso i cambiamenti politici e sociali della Hong Kong degli anni ‘60, che alla fine ha la meglio sul tentativo dei due di fermarne lo scorrere, rubando momenti a una quotidianità di solitudine. E una delle caratteristiche del film di Wong Kar-wai, di fatto, è proprio quella di essere contemporaneamente storia atemporale, valida nel suo nucleo a prescindere dall’epoca in cui è ambientata, e tuttavia di delineare uno sfondo in cui lo scorrere del tempo si fa elemento “pesante” e difficile da ignorare. Non a caso, successivamente, il numero di una stanza d’albergo (la 2046) diventerà tanto un anno, quanto il titolo del seguito ideale del film, a simboleggiare un tempo che fluisce e una memoria che resiste nonostante tutto.

Una scintilla che si accende lentamente
In the Mood for Love recensione

Protagonisti del film di Wong, ambientato nella Hong Kong del 1962, sono Cho Mo-wan e Su Li-zhen, interpretati rispettivamente da Tony Leung Chiu-Wai (premiato come miglior attore a Cannes) e Maggie Cheung; lui caporedattore di un giornale locale, lei segretaria per una compagnia di navigazione. I due si trasferiscono contemporaneamente nello stesso palazzo coi rispettivi coniugi; questi ultimi sono spesso fuori per lavoro, lasciando i due per molto tempo in solitudine nei rispettivi appartamenti. Un po’ per combattere la solitudine, un po’ per fuggire dall’invadente vita sociale del condominio (in cui la padrona di casa di Su organizza interminabili partite di Mah Jong) Chow e Su iniziano una singolare amicizia. I due finiscono presto per scoprire che i rispettivi coniugi hanno una relazione; la loro amicizia si approfondisce, trasformandosi in un sentimento più profondo. Sentimento, quest’ultimo, che resta platonico, ma che non manca di attirare l’attenzione degli invadenti vicini. La soluzione è una camera d’albergo, in cui Su aiuterà Chow a scrivere il romanzo di arti marziali che da tempo l’uomo aveva in mente. Ma c’è un futuro per un rapporto così atipico, e così difficile da definire?

Alchimia e memoria
In the Mood for Love recensione

È stupefacente, considerata la struttura elaborata e la coerenza narrativa di In the Mood for Love, che il film (come quasi tutti i lavori di Wong Kar-wai) sia stato girato senza una vera sceneggiatura, con un canovaccio a fare da base e molto della trama demandato all’improvvisazione degli attori. Segno che sul set dev’essersi creata quella stessa alchimia impalpabile che si coglie nel film tra i due protagonisti, alchimia che si estende qui a coinvolgere la stessa regia e l’elaboratissimo comparto visivo (con le luci antinaturalistiche di Christopher Doyle e Mark Lee a illuminare la storia, ambientata principalmente in interni). Wong si affida molto ai suoi interpreti – che offrono due prove dolenti e ricche di sfumature – ma è lui stesso molto presente nella tessitura del film; come già nelle opere precedenti, la regia abbonda di ralenty e primissimi piani, indugia in campi medi dei due ripresi nei corridoi (quello claustrofobico del condominio, e quello drappeggiato dai tendaggi rossi dell’albergo) valorizzando le scenografie e facendone specchio dello stato d’animo dei protagonisti. Il ritmo è decisamente più dilatato rispetto a quello di lavori come Hong Kong Express e Angeli perduti (avvicinandosi in questo al precedente Days of Being Wild) ma analoga è la brace che cova sotto i non detti, gli sguardi e i gesti dei due. Nell’ultima parte del film, Wong fa una dolente elegia del tempo passato (quello trascorso dai due e quello di una città che sta cambiando faccia) facendo un uso spregiudicato delle ellissi e mostrando il valore della memoria e insieme la necessità di “lasciarne andare” le tracce.

Una bolla splendida e fragile

Il commento musicale di In the Mood for Love, che spazia dal valzer ricorrente di Shigeru Umebayashi (preso in prestito dal film Yumeji di Seijun Suzuki) alle canzoni d’epoca di Nat King Cole, fino alle composizioni create ex-novo da Michael Galasso, è elemento vivificante per la storia, ne detta il ritmo e si adegua all’umore cangiante dei due protagonisti. Nei toni ora malinconici, ora più ritmati della soundtrack c’è tutta la voglia dei due di vivere in un presente precario, dentro una bolla fragilissima che la storia conduce verso il suo inevitabile spezzarsi. In quella fragilità e precarietà che avvolge tutta la vicenda sta il fascino del film di Wong Kar-wai, autore che ancora una volta dimostra qui di aver studiato a fondo i classici del cinema europeo – la Nouvelle Vague su tutti – ma che trova una sua via, intrisa di sensibilità locale e di una certa istintualità nella messa in scena, al racconto per immagini. La via di un autore che ha già lasciato un segno nella storia del cinema, qui in una delle sue prove più ispirate.

In the Mood for Love poster locandina

Titolo originale: Fa yeung nin wah
Regia: Wong Kar-Wai
Paese/anno: Hong Kong / 2000
Durata: 98’
Genere: Drammatico, Sentimentale
Cast: Chan Man-Lei, Chien Szu-Ying, Chow Po-chun, Joe Cheung Tung-cho, Julien Carbon, Kelly Lai Chen, Koo Kam-Wah, Laurent Courtiaud, Maggie Cheung, Rebecca Pan, Roy Cheung, Siu Ping Lam, Sun Paulyn, Tony Leung Chiu-Wai, Yu Hsien
Sceneggiatura: Wong Kar-Wai
Fotografia: Christopher Doyle, Kwan Pun-Leung, Lee Ping Bin
Montaggio: William Chang
Musiche: Michael Galasso, Shigeru Umebayashi
Produttore: Jacky Yee Wah Pang, William Chang, Wong Kar-Wai
Casa di Produzione: Block 2 Pictures, Jet Tone Production, Orly Films, Paradis Films
Distribuzione: Tucker Film

Data di uscita: 28/04/2021

Marco Minniti

Giornalista pubblicista e critico cinematografico. Collaboro, o ho collaborato, con varie testate web e cartacee, tra cui (in ordine di tempo) L'Acchiappafilm, Movieplayer.it e Quinlan.it. Dal 2018 sono consulente per le rassegne psico-educative "Stelle Diverse" e "Aspie Saturday Film", organizzate dal centro di Roma CuoreMenteLab. Nel 2019 ho fondato il sito Asbury Movies, di cui sono editore e direttore responsabile.

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