IL FAVOLOSO MONDO DI AMÉLIE

IL FAVOLOSO MONDO DI AMÉLIE

Classico dei primi anni 2000, origine di cloni e mode, Il favoloso mondo di Amélie torna in sala come film-evento per due giorni di programmazione, l’11 e il 12 maggio. A distanza di un ventennio, il film di Jean-Pierre Jeunet si conferma gioioso inno al cinema, che rende più popolare e mainstream la personalissima poetica del suo autore.

L'immaginazione al potere

Pubblicità

È stata una scelta più che mai opportuna, quella della BiM di riportare in sala Il favoloso mondo di Amélie proprio in questo periodo. Una scelta che, dopo un periodo come quello che abbiamo appena vissuto, celebra in qualche modo il potere immaginifico del cinema, la sua capacità di essere popolare e di parlare a un pubblico più vasto possibile senza per questo perdere di inventiva. Un’opera che rappresenta sicuramente l’episodio più noto della filmografia di un regista, Jean-Pierre Jeunet, che ha sempre proposto un cinema decentrato, popolato di outsider e figure eccentriche, tanto bizzarro nelle storie che racconta quanto personale nel modo di metterle in scena. Con Amélie – arrivato dopo il poco apprezzato quarto episodio della saga di Alien, Alien – La clonazione – Jeunet torna a un cinema più personale e nello stesso tempo più mainstream. Il coloratissimo e surreale universo creato dal regista e dal direttore della fotografia Bruno Delbonnel intorno alla protagonista, una Audrey Tatou che sembra nata per interpretare questo ruolo, catturò immediatamente il pubblico. Da allora, il film sarebbe stato imitato e la sua protagonista sarebbe addirittura diventata un’icona per tutti gli eccentrici, ma non a caso nessuno ne avrebbe tentato un remake. Troppo personale, e troppo “pezzo unico”, per essere in qualche modo replicato.

Montmartre pastello

Il favoloso mondo di Amélie recensione

Il favoloso mondo di Amélie è ambientato in una Montmartre trasfigurata, come fissata su un quadro dipinto con colori pastello, magari opera di uno dei tanti artisti che l’hanno popolata durante la Belle Époque. La protagonista, Amélie Poulain, è una giovane donna che lavora come cameriera in un bar, dall’infanzia complicata e dal presente solitario. Amélie, capace di godere a pieno di piaceri apparentemente semplici – come l’immersione della mano in un contenitore di legumi, o il far saltare ciottoli sul fiume – sta in mezzo alla gente ma non propriamente con la gente. Acuta osservatrice del comportamento altrui, la ragazza scopre di provare un piacere particolare nell’aiutare gli altri, quando casualmente rinviene un reperto dell’infanzia di un vecchio inquilino del suo appartamento, e risale avventurosamente al proprietario. Ma il comportamento di Amélie innescherà rapidamente una catena di eventi, che la porteranno vicino a un altro eccentrico come lei, l’impiegato di un porno shop con una passione particolare per le fototessere scartate e gettate via. Ma per raggiungere qualcosa di così sconosciuto – e forse pericoloso – come l’amore, la ragazza dovrà mettersi in discussione come mai ha fatto nella sua vita.

A lato della storia

Il favoloso mondo di Amélie recensione

Per una volta, il cambiamento di titolo operato dalla distribuzione italiana – dal destin d’Amélie Poulain al mondo di Amélie – non è stato del tutto peregrino. Quello che Jeunet mette in scena intorno alla sua protagonista è davvero un mondo a sé, slegato e parallelo alla realtà storica, di cui arrivano solo confuse immagini in vecchi televisori: tracce, frammenti di vero che – anche negli eventi di maggiore risonanza mondiale come la morte di Lady Diana – servono solo a fare da innesco agli eventi della vita della protagonista. Già dal surreale prologo, con una voce fuori campo che dà subito alla storia la sua dimensione fiabesca, la vicenda di Amélie vuole collocarsi in una dimensione altra, con le proprie regole e i propri personaggi sopra le righe; a cominciare dai genitori di Amélie, portatori di idiosincrasie e ossessioni tutte personali, capaci di vivere e di morire in modo parimenti grottesco. Il film di Jeunet usciva nelle sale francesi il 25 aprile 2001, solo pochi mesi prima che il mondo sprofondasse nell’incubo del terrorismo e della successiva avventura militare americana, innescati dagli attentati alle Twin Towers. È legittimo chiedersi se un film come Il favoloso mondo di Amélie, con la sua carica favolistica, all’insegna di un ottimismo quasi spudorato, sarebbe stato realizzabile, o addirittura solo pensabile, dopo quell’evento-spartiacque. Forse, in questo caso, la pesantezza del reale avrebbe avuto la meglio sull’ottimismo metastorico della fiaba di Jeunet.

Felicità condivisa

Il favoloso mondo di Amélie recensione

Sia quel che sia, col mondo che sta lentamente tentando di emergere da un altro incubo – quello di una pandemia di cui si intravede la conclusione solo molto lontanamente – tornare a un film come Il favoloso mondo di Amélie è più che mai salutare. Facendo un ragionamento che sicuramente esula dalle strette categorie della critica, si può dire che il film di Jean-Pierre Jeunet è una sorta di antidoto a quelle esistenze atomizzate, inevitabilmente chiuse e autoriferite, che il Covid-19 ci ha costretti a condurre. L’eccentrica eroina interpretata da Audrey Tatou – lei stessa “autistica”, e non per forza in senso negativo, per moltissimi versi – è spinta dal suo interesse romantico a rompere le barriere che la separano dagli altri, a “entrare nel quadro” e farsi presenza concreta, visibile e tangibile: non più (solo) etereo fantasma che come un deus ex machina interviene nelle vite altrui – vestendo a seconda dei casi i panni dell’angelo o del giustiziere. Amélie, nel momento in cui decide di sfidare alle sue regole la realtà, trova un corpo (quello del giovane interpretato da Mathieu Kassovitz) in cui incappa alla fine della sua peregrinazione, quasi suo malgrado. Analogamente, possiamo dire che l’amore per il cinema porta inevitabilmente, prima o poi, al buio di una sala cinematografica, e alla condivisione dell’esperienza della visione con altri corpi. La felicità è autentica solo se condivisa, era stato detto qualche anno prima da un altro solitario, in un libro di viaggio che sarebbe presto diventato un film altrettanto popolare. Altre storie, certamente, altri percorsi, per un altro outsider; ma con un legame con quella di Jeunet tanto invisibile quanto importante da tenere a mente.

Il favoloso mondo di Amélie poster locandina
Pubblicità

Scheda

Titolo originale: Le fabuleux destin d’Amélie Poulain
Regia: Jean-Pierre Jeunet
Paese/anno: Francia, Germania / 2001
Durata: 117’
Genere: Commedia, Sentimentale
Cast: Andrée Damant, Artus de Penguern, Audrey Tautou, Claire Maurier, Claude Perron, Clotilde Mollet, Dominique Pinon, Isabelle Nanty, Jamel Debbouze, Lorella Cravotta, Mathieu Kassovitz, Maurice Bénichou, Michel Robin, Rufus, Serge Merlin, Urbain Cancelier, Yolande Moreau
Sceneggiatura: Jean-Pierre Jeunet, Guillaume Laurant
Fotografia: Bruno Delbonnel
Montaggio: Hervé Schneid
Musiche: Yann Tiersen
Produttore: Bastian Griese, Helmut Breuer, Arne Meerkamp van Embden, Claudie Ossard
Casa di Produzione: France 3 Cinéma, Tapioca Films, MMC Independent, Claudie Ossard Productions, Union Générale Cinématographique (UGC), Victoires Productions
Distribuzione: BiM Distribuzione

Data di uscita: 11/05/2021

Trailer

Pubblicità
Marco Minniti
Giornalista pubblicista e critico cinematografico. Collaboro, o ho collaborato, con varie testate web e cartacee, tra cui (in ordine di tempo) L'Acchiappafilm, Movieplayer.it e Quinlan.it. Dal 2018 sono consulente per le rassegne psico-educative "Stelle Diverse" e "Aspie Saturday Film", organizzate dal centro di Roma CuoreMenteLab. Nel 2019 ho fondato il sito Asbury Movies, di cui sono editore e direttore responsabile.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.