MORRISON

MORRISON

Primo esperimento di Federico Zampaglione al di fuori del cinema di genere, Morrison ha molto di personale – se non di autobiografico – per il regista e cantautore romano; i percorsi paralleli dei due protagonisti sono raccontati con sufficienti realismo e pregnanza, anche se la parte finale della storia perde un po’ in mordente.

Toni diversi

Nove anni dopo la sua ultima regia, quella del giallo Tulpa – Perdizioni mortali, Federico Zampaglione abbandona (momentaneamente?) il cinema di genere per (re)immergersi nell’ambiente musicale romano. Un ambiente che il leader dei Tiromancino conosce bene, sia nella variante incarnata dal protagonista Lodo (Lorenzo Zurzolo), giovane cantante della band locale dei MOB, sia in quella rappresentata dall’ex rockstar Libero Ferri (Giovanni Calcagno), stella in declino in cerca di riscatto. Di fatto Morrison (dal nome dell’immaginario locale capitolino al centro della storia) ha molto di personale, se non proprio di autobiografico; l’ispirazione è infatti il primo romanzo scritto dallo stesso Zampaglione, insieme a Giacomo Gensini, Dove tutto è a metà. Il plot segue le vicende parallele di Lodo e Libero, il primo innamorato (non ricambiato) della sua coinquilina Giulia, con un rapporto complesso col padre e una passione divorante per la musica; il secondo che vive di rendita sul suo successo passato, chiusosi progressivamente in se stesso e ormai estraneo anche a sua moglie Luna. L’incontro casuale tra i due sarà l’inizio di un’amicizia, ma anche un punto di svolta per i rispettivi percorsi.

Due mondi in collisione

Morrison (2021) recensione

Si coglie una descrizione abbastanza vibrante del mondo della musica pop-rock giovanile, in Morrison, i contrasti e le riappacificazioni del protagonista con gli altri membri del gruppo, il furore giovanile e le insicurezze, le nebbie di un futuro incerto tutto basato su una scommessa (l’amore per la musica) che può apparire perdente in partenza. Contrapposto a ciò, l’universo fin dall’inizio presentato come chiuso e autoreferenziale, malinconico nella sua incapacità di confrontarsi con la realtà, del Libero Ferri interpretato da Giovanni Calcagno, inaridito nella creatività e sempre più estraneo al mondo, capace solo di vivere di riflesso di una notorietà esauritasi da tempo. A rappresentare plasticamente i due mondi apparentemente così lontani (ma in realtà pericolosamente confinanti) le rispettive dimore dei due, opposte anche nel mood trasmesso dagli interni: creativamente caotici quelli che Lodo condivide con i suoi due coinquilini, tappezzati di poster di musica e cinema; lussuosi ma asettici quelli della villa di Libero, nome quasi beffardo per un personaggio fin da subito presentato come prigioniero della sua immagine. Due mondi che si scontreranno e porteranno entrambi sull’orlo dell’abisso, salvo indicar poi loro un’altra strada possibile.

La delineazione del contesto

Morrison (2021) recensione

È sufficientemente controllata, la regia di Federico Zampaglione in Morrison; se si eccettua il lungo piano sequenza iniziale, che dal campo lunghissimo della città notturna stringe progressivamente sull’interno del locale – con la sua intensa e palpitante vita – il regista evita uno stile troppo appariscente, affidandosi soprattutto alla recitazione del cast e alle efficaci canzoni. Funziona bene in tutta la sua prima parte, il nuovo film di Zampaglione, specie laddove delinea con pochi ed efficaci tocchi il quotidiano dei due protagonisti: l’amore sottaciuto di Lodo per Giulia, il singolare insieme di esaltazioni e cadute tipico dell’età post-adolescenziale, l’incertezza di un’esistenza precaria per definizione; e, parallelamente, la vita all’insegna del cinismo di Libero, la paura del vuoto creativo, il conseguente vuoto affettivo e la vertigine del nulla incombente. Un contrasto che deflagra nella riuscita scena della festa nella villa del musicista più anziano, nell’ascolto della sua ultima creazione e nella certificazione definitiva di una crisi che è umana oltre che artistica.

Tirare le fila

Morrison (2021) recensione

Così efficace nel delineare gli universi dei due, anche sufficientemente realistico nella descrizione di un mondo presentato come rapace e capace di irretire e rubare l’anima, Morrison perde mordente nel momento in cui deve tirare le fila del racconto, e descrivere la risoluzione delle rispettive crisi. Qui, il film indugia in alcuni momenti di enfasi forse eccessiva (il rogo degli strumenti musicali), e in certi passaggi un po’ meccanici (l’evoluzione della storia di Lodo e gli sviluppi della sua vicenda artistica con la band). La ricomposizione, sulle note del pop-rock suonato dalla band del giovane, fine ultimo di un romanzo di formazione passato anche per l’educazione sentimentale (il ruolo della Giulia interpretata da Giglia Marra non è secondario) arriva troppo presto e senza un’adeguata preparazione del terreno. Se da un lato si apprezza la natura “aperta” della conclusione (non aggiungiamo ovviamente di più) dall’altra lascia perplessi il modo in cui la sceneggiatura ci arriva, con uno strappo e un’accelerazione che tolgono molto alla credibilità. Resta, il film di Zampaglione, un esempio interessante di dramma (inter)generazionale, abbastanza convincente nella descrizione dei percorsi dei suoi protagonisti, seppur incompiuto nel suo approdo finale.

Morrison (2021) poster locandina

Scheda

Titolo originale: Morrison
Regia: Federico Zampaglione
Paese/anno: Italia / 2021
Durata: 98’
Genere: Drammatico
Cast: Alessandra Amoroso, Andrea Renzi, Carlotta Antonelli, Daniele Rienzo, Emanuele Bosi, Ermal Meta, Gabriele Sorrentino, Giglia Marra, Giovanni Calcagno, Lorenzo Zurzolo, Valentino Campitelli
Sceneggiatura: Federico Zampaglione, Giacomo Gensini
Fotografia: Andrea Arnone
Montaggio: Francesco Galli
Musiche: Federico Zampaglione
Produttore: Martha Capello, Ilaria Dello Iacono
Casa di Produzione: Vision Distribution, QMI, Pegasus, Sky
Distribuzione: Vision Distribution

Data di uscita: 20/05/2021

Trailer

Marco Minniti
Giornalista pubblicista e critico cinematografico. Collaboro, o ho collaborato, con varie testate web e cartacee, tra cui (in ordine di tempo) L'Acchiappafilm, Movieplayer.it e Quinlan.it. Dal 2018 sono consulente per le rassegne psico-educative "Stelle Diverse" e "Aspie Saturday Film", organizzate dal centro di Roma CuoreMenteLab. Nel 2019 ho fondato il sito Asbury Movies, di cui sono editore e direttore responsabile.

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