PENGUIN BLOOM

PENGUIN BLOOM
di Glendyn Ivin


Penguin Bloom si regge quasi esclusivamente sulle spalle di Naomi Watts, la quale, senza mai andare sopra le righe, non fa che confermare ulteriormente il suo talento. Ma può un unico personaggio far sì che un intero lungometraggio funzioni a dovere? In questo caso, purtroppo, no.

Tornare a volare

La dicitura nei titoli di testa “tratto da una storia vera”, secondo produttori e distributori è spesso sinonimo di ottima qualità o, perlomeno, dovrebbe in qualche modo invogliare il pubblico a vedere un film. Ma sarà davvero così? Purtroppo, non sempre. Già, perché, di fatto, per quanto una storia in sé possa essere originale e intrigante, spesso è la sua stessa messa in scena a rivelarsi banale e piena di cliché. Questo, ad esempio, è anche il caso del lungometraggio Penguin Bloom, diretto da Glandyn Ivin, tratto dall’omonimo romanzo di Bradley Trevor Greive e Cameron Bloom che racconta le vicende dell’ex surfista Sam Bloom, moglie, appunto, dell’autore Cameron.

Incidenti inaspettati
Penguin Bloom recensione

Durante una vacanza in Thailandia con la sua famiglia, dunque, Sam Bloom (impersonata da un’ottima Naomi Watts) cade accidentalmente da una terrazza e rimane paralizzata. In seguito all’incidente inizia a soffrire di depressione, finché un giorno suo figlio maggiore Noah trova per caso un pulcino di gazza caduto da un nido e decide di portarlo a casa al fine di curarlo. A causa dei suoi colori – bianco e nero – che ricordano quasi un pinguino, il pulcino viene chiamato Penguin ed entrerà a tutti gli effetti a far parte della famiglia Bloom. Grazie a lui, Sam troverà finalmente il coraggio di riprendere in mano la sua vita e di ritrovare la serenità perduta.

Realtà e finzione

Una storia indubbiamente interessante, quella vissuta da Sam e dalla sua famiglia. Eppure, trasposta al cinema, tale storia risulta pericolosamente banale e priva di guizzi o spunti interessanti. “Colpa” di una sceneggiatura eccessivamente piatta e prevedibile, che malgrado le potenzialità dei personaggi (e, nello specifico, del personaggio di Sam) non indaga a dovere sull’interiorità, sul dramma, sull’inconscio e sull’onirico, che, a loro volta, vengono qui solamente abbozzati.

Questione di punti di vista
Penguin Bloom recensione

Penguin Bloom, dunque, si regge quasi esclusivamente sulle spalle di Naomi Watts, la quale, senza mai andare sopra le righe, non fa che confermare ulteriormente il suo talento. Ma può un unico personaggio far sì che un intero lungometraggio funzioni a dovere? In questo caso, purtroppo no. Tutto ci viene qui mostrato attraverso il punto di vista ora di Sam, ora del figlioletto Noah, ora anche dello stesso Penguin, protagonista di scene sì toccanti, ma a volte anche eccessivamente posticce ed esageratamente melense. Tutto si svolge secondo un copione già più e più volte adoperato. E il pubblico, dal canto suo, cosa fa? A volte si commuove, di quando in quando vive qualche debole emozione, ma, purtroppo, per la maggior parte del tempo segue stancamente le vicende dei protagonisti vivendo una strana sensazione di déjà vu.

Tentativi

A poco, dunque, servono immagini dall’estetica pressoché perfetta, suggestive panoramiche sulla città in cui vive la famiglia Bloom o anche le onde del mare che si infrangono sulla scogliera. Penguin Bloom, purtroppo, non decolla. E malgrado il potenziale, malgrado intenti iniziali indubbiamente buoni, questo ultimo lungometraggio di Glandyn Ivin finisce inevitabilmente per confondersi con numerose altre storie vere tanto interessanti quanto, sullo schermo, prive di mordente.

Penguin Bloom poster locandina

Titolo originale: Penguin Bloom
Regia: Glendyn Ivin
Paese/anno: Australia, Stati Uniti / 2020
Durata: 95’
Genere: Drammatico
Cast: Abe Clifford-Barr, Andrew Lincoln, Clipper, Essi Murray-Johnston, Eugene, Felix Cameron, Gerry, Gia Carides, Griffin Murray-Johnston, Hollywood, Jacki Weaver, Leeanna Walsman, Lisa Hensley, Maggie May, Mavis, Naomi Watts, Pew, Pip, Rachel House, Swoop, Wendell
Sceneggiatura: Harry Cripps, Samantha Strauss, Shaun Grant
Fotografia: Sam Chiplin
Montaggio: Maria Papoutsis
Musiche: Marcelo Zarvos
Produttore: Barbara Gibbs, Bruna Papandrea, Emma Cooper, Jason De Beer, Jodi Matterson, Naomi Watts, Steve Hutensky
Casa di Produzione: Broadtalk, Create NSW, Endeavor Content, JamTart Productions, Made Up Stories, Roadshow Films, Screen Australia
Distribuzione: Lucky Red

Data di uscita: 15/07/2021

Marina Pavido

Dopo la laurea in Lingue Moderne, Letterature e Scienze della Traduzione presso l’Università La Sapienza di Roma, mi sono diplomata in regia e sceneggiatura presso l’Accademia di Cinema e Televisione Griffith di Roma, con un workshop di critica cinematografica presso il Centro Sperimentale di Cinematografia. Dal 2013 scrivo di cinema con il blog Entr’Acte, con il quotidiano Roma e con le testate CineClandestino.it, Mondospettacolo, Raccontardicinema, Cabiria Magazine, e, ovviamente, Asbury Movies. Presidente del Circolo del Cinema "La Carrozza d'Oro", nel 2019 ho fondato la rivista Cinema Austriaco.

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