DUNE

DUNE
di Denis Villeneuve


Dune è un celebre romanzo di Frank Herbert, un film mancato di Alejandro Jodorowsky, uno non riuscito di David Lynch. E adesso la prima di due parti a firma Denis Villeneuve. La storia di Paul Atreides, della Spezia, del pianeta Arrakis. Imperialismo, attesa messianica, violenza un po’ prevedibile e un look magniloquente, non era facile portare sullo schermo un romanzo “non filmabile” per via della sua densità strutturale. Ma Villeneuve ce la fa, al netto di qualche imperfezione. Passato a Venezia 2021, con Timothée Chalamet, Zendaya, Oscar Isaac, Rebecca Ferguson e mille altri.

Jodorowsky no. Lynch nì. Villeneuve… sì

Per capire bene come stanno le cose con Dune, il romanzo di Frank Herbert pubblicato nel 1965 che tra le altre cose è anche il primo di una serie, basterebbe ricordare che su questo scalino sono inciampati contemporaneamente Alejandro Jodorowsky e David Lynch. Ne bastava uno. Il primo fallisce per non aver commesso il fatto, il suo adattamento si spegne prima del traguardo ma trova il modo di sopravvivere comunque, dal momento che sono passati quasi cinquant’anni ma il progetto resta talmente influente e leggendario che ci girano documentari (Jodorowsky’s Dune). Lynch invece il film lo realizza nel 1984 ma una serie di problemi, tra cui interferenze del produttore Dino De Laurentiis, partoriranno un lavoro inespresso e confusionario.

Ora, tutto questo per sottolineare l’attesa spaziale (pardon) per questa decisiva, ennesima proposta, passata a Venezia 2021. La firma è di Denis Villeneuve (Blade Runner 2049), che negli anni ha conquistato un meritato plauso critico e la solida fiducia dei botteghini di mezzo mondo. E dunque? La densità del materiale di partenza è il primo e più grande ostacolo per chi tenta la scalata. Va detto che, nel complesso, l’operazione riesce in gran parte, Villeneuve imbriglia Dune e il suo gioco di specchi, costruendo un film magniloquente e totalmente dedicato alla sala cinematografica. Il grande schermo aiuta a cogliere lo spettacolo nella sua dimensione più imponente. E ad afferrare alcuni difettucci.

Come si filma un romanzo complesso come Dune, partendo dall’esperienza di David Lynch
Dune (2021) recensione

In realtà, il giudizio non può che presentarsi come parziale perché un altro Dune arriverà, chissà quando, esaurendo un discorso che questo film tronca in maniera un po’ sbrigativa e non proprio appagante. La prima e sostanziale differenza tra questa versione e quella di Lynch sta nella durata; Villeneuve lavora sui dolori del collega illustre e sceglie la via più ovvia per aggirare il problema. Dilata le dimensioni della tela per posarci sopra quanto più contenuto possibile, nel segno di una cura formale e di un senso dello stile notevoli. La cosa migliore del film è il look del film.

Il fascino del romanzo di Herbert sta nella sovrapposizione di piani di lettura: critica anti-imperialista, afflato misticheggiante, esotismo, riflessione sul destino e libero arbitrio, azione. La confezione succulenta deve accompagnare e smussare le asprezze dei contenuti, e far scorrere veloce la trama. Già, la trama.

La storia di Arrakis, della Spezia e di Paul Atreides
Dune (2021) recensione

Chani (Zendaya) ci racconta una storia. Bella o no, lo decide lo spettatore. È la storia del pianeta Arrakis e dei suoi abitanti, i Fremen. Chani è una Fremen. Arrakis è ricco di Spezia, una preziosa materia dalle proprietà miracolose e dalla meccanica allucinogena. Trip fantastici, certo, ma anche il combustibile necessario per far muovere una nave nello spazio. Lo sanno gli Harkonnen, dinastia di aguzzini spaziali che sfrutta il pianeta, stile Congo Belga, per conto dell’Imperium. Un bel giorno gli Harkonnen se ne vanno. Qui entra in scena Paul Atreides (Timothée Chalamet).

Paul Atreides è il promettente rampollo dell’omonima Casa. Scelta azzeccata: il fascino delicato, gentile e al tempo stesso vagamente insinuante di Chalamet rende bene l’aura di promessa e minaccia che circonda il protagonista, aspirante messia. Niente di meno. Dune lavora sul senso dell’esperienza umana, sul rapporto tra destino e libertà. Siamo il frutto dei capricci di un dio misterioso, ciò che una madre ambiziosa desidera per il proprio tornaconto, siamo il modo in cui giochiamo le carte a nostra disposizione o tutto quanto insieme?

Paul è sensibile agli intrighi spaziali per parte di padre, Leto (Oscar Isaac), nuovo signore di Arrakis. Ma è figlio di sua madre, la concubina Lady Jessica (Rebecca Ferguson), membro di una sorellanza che si muove nell’ombra e da secoli cerca, accoppiando uomini e donne di valore, di arrivare all’unione perfetta, quella che partorirà l’Eletto. È previsto che doni all’Imperium pace e serenità. Tutti pensano che Paul sia il messia tanto atteso. Lui si schernisce. Fine della storia, per il resto si va in sala.

Cosa va, cosa non va
Dune (2021) recensione

Il voto è più che buono ma non strabiliante, 6 e mezzo. Sarebbe più alto per un regista meno capace di combinare spettacolo e intelligenza come Denis Villeneuve. La sfida era impari proprio per la complessità a ogni livello: di trama, estetica, di contenuto. La prima parte del film gronda ansia esplicativa, ma è inevitabile e la cosa si scusa tranquillamente. L’estetica, calda e raggelante a un tempo, molto moderna nell’impostazione. Razionalità e un pizzico di esotismo. La lettura politica, la retorica anti coloniale, non prende mai il sopravvento ma dallo sfondo preme sempre, felicemente, sulla ribalta. Forse proprio l’analisi del carattere e del percorso del protagonista, pure se le verità esposte sono succulente, è resa dal film in maniera un po’ freddina. Il calore lo porta Chalamet, al momento è il ruolo della sua carriera.

Il resto del cast, oltre ai già citati, comprende Jason Momoa, Javier Bardem, Stellan Skarsgård, Dave Bautista, un’inquietante Charlotte Rampling e Josh Brolin. Messi in fila per dare un’idea dell’affollamento. Densità su densità. La prima parte della storia è risolta in modo perfettamente imperfetto, con il chiaro retaggio delle esperienze passate e una cifra stilistica ben precisa. Alla seconda, che all’occhio sembra più desertica della prima, spetterà l’arduo compito di tirare le tante, tante fila che fanno la trama di Dune.

Dune (2021) poster locandina

Titolo originale: Dune
Regia: Denis Villeneuve
Paese/anno: Canada, Stati Uniti / 2021
Durata: 135’
Genere: Drammatico, Fantascienza
Cast: Babs Olusanmokun, Charlotte Rampling, Chen Chang, Dave Bautista, David Dastmalchian, Jason Momoa, Javier Bardem, Josh Brolin, Michael Nardone, Oscar Isaac, Rebecca Ferguson, Sharon Duncan-Brewster, Souad Faress, Stellan Skarsgård, Stephen McKinley Henderson, Timothée Chalamet, Zendaya
Sceneggiatura: Denis Villeneuve, Eric Roth, Jon Spaihts
Fotografia: Greig Fraser
Montaggio: Joe Walker
Musiche: Hans Zimmer
Produttore: Amanda Confavreux, Cale Boyter, Denis Villeneuve, Joseph M. Caracciolo Jr., Robbie McAree
Casa di Produzione: Legendary Entertainment, Villeneuve Films, Warner Bros.
Distribuzione: Warner Bros.

Data di uscita: 16/09/2021

Francesco Costantini

Nato a Roma a un certo punto degli anni '80 del secolo scorso. Laurea in Scienze Politiche. Amo il cinema, la musica, la letteratura. Aspirante maratoneta.

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