DRIVE MY CAR

DRIVE MY CAR
di Ryûsuke Hamaguchi


Il cinema di Ryūsuke Hamaguchi usa le parole come chiave di volta per raccontare qualcosa di veramente profondo e toccante sull’animo umano, e sui sentimenti che lo percorrono. Con Drive My Car, premio alla sceneggiatura a Cannes 2021, Hamaguchi adatta l’omonimo racconto di Murakami dilatando il tempo, lavorando sulla forma e stando bene attento a dosare le parole. C’è tanto, dentro il film. La vita, la morte, la separazione, il confine sottile che separa l’arte dal quotidiano. Un capolavoro, proprio così, francamente imperdibile.

Cinema di parole, incredibilmente intenso

C’è sempre questa logica balorda dietro l’offerta del cinema in Italia, con i suoi immancabili e assassini black-out estivi, e l’emergenza ha peggiorato le cose. Quindi gli ingorghi e le relative atrocità distributive uno se le aspetta sempre. Ma una cosa del genere no; che dal caos venga fuori una cosa bella, è quasi oltraggioso. Stavolta si ritrovano in sala a braccetto, a pochi metri (giorni) di distanza, e vanno scoperti entrambi, due lavori dello stesso, preziosissimo, autore. È giapponese, si chiama Ryūsuke Hamaguchi. Drive My Car è il film di cui si parla qui, esce il 23 settembre per Tucker Film dopo aver vinto il Prix du scénario (sceneggiatura)a Cannes 2021. L’altro si chiama Il gioco del destino e della fantasia, ha vinto l’Orso d’Argento a Berlino 2021, ed è uscito già da un po’. Quello di Hamaguchi è un cinema parlato ma non verboso. Statico in superficie, ma intensamente dinamico nello spirito e nella costruzione narrativa. Lucido nel pensiero, di una sobria eleganza formale. Ecco, bisogna cominciare a parlare di Drive My Car.

Hamaguchi guarda a Murakami che a sua volta guarda a Čechov
Drive My Car (2021) recensione

Ryūsuke Hamaguchi sa bene come si fa. Colleziona tutte le parentesi innocue che nella cronaca quotidiana di ognuno di noi passerebbero quasi sicuramente inosservate, trasforma un secondo in un minuto e lo riempie di parole e di umanissima verità. L’arte di dilatare il tempo qui è messa alla prova con notevole profitto, e una buona dose di ironia. Drive My Car, quasi tre ore di durata, è la trasposizione dell’omonimo e breve racconto di Murakami Haruki, contenuto nella raccolta Uomini senza donne.

È la storia di Hidetoshi Nishjima, regista e attore teatrale che mette in scena a Hiroshima lo Zio Vanja di Anton Čechov per dimenticare la morte improvvisa della moglie sceneggiatrice, Reika Kirishima. Un amore tenero ma triste, venato da un dolore antico e da qualche infedeltà da parte di lei. Sceglie come protagonista l’ultimo amante della donna, mentre lega in maniera fortissima e inaspettata con l’autista Toko Miura, che lo porta dovunque voglia andare; all’inizio lui è riluttante, non può guidare per via di un glaucoma. Parla molto, e crede di saper ascoltare. Non è così, avrà bisogno di imparare. Di questo parla Drive My Car.

Parole, e ciò che significano
Drive My Car (2021) recensione

C’è sempre uno scarto che separa la superficie delle parole dal loro senso più profondo. E ci sono molti tipi di parole. Le parole che ci appartengono, le parole altrui, le parole dell’arte. L’arte guida, riassume, illumina, ma per poter operare la sua magia ha bisogno di tempo e di orecchie che abbiano voglia di ascoltare. Drive My Car, riassunto, sta tutto qui. Il nodo, esistenziale più che fisico, che lega la banalità esteriore della parola all’emozione che sta acquattata proprio sul fondo, e per una volta li fa aderire in (più o meno) perfetta armonia. L’empatia e la comprensione che accosta le parole di uno alle parole di tutti. Il ruolo consolatore e salvifico dell’arte, nel limite del possibile. Solo così si trova il senso delle cose. Dell’amore, del rimpianto, della bellezza e della felicità. Solo così si può realmente elaborare il lutto, sanare la perdita e andare avanti. Questa la sfida dei personaggi del film.

La regia di Hamaguchi ha una forza calma, per questo la sua aggressione è più efficace. Il film funziona, da qualunque parte si guardi. Lavora bene sulla contraddizione tra apparenza e significato, usa la forma, la geometria dell’inquadratura, per accompagnare le sue verità senza mai travalicarle. Tre ore sono tante, è vero, ma soltanto se si valuta il tempo in maniera superficiale. Perché c’è il tempo, e ciò che il tempo contiene. È meglio soffermarsi su questo.

Drive My Car (2021) poster locandina

Titolo originale: Doraibu mai kâ
Regia: Ryûsuke Hamaguchi
Paese/anno: Giappone / 2021
Durata: 179’
Genere: Drammatico
Cast: Ann Fite, Hidetoshi Nishijima, Jin Dae-Young, Masaki Okada, Park Yoo-rim, Perry Dizon, Reika Kirishima, Satoko Abe, Sonia Yuan, Tôko Miura
Sceneggiatura: Ryûsuke Hamaguchi, Takamasa Oe
Fotografia: Hidetoshi Shinomiya
Montaggio: Azusa Yamazaki
Musiche: Eiko Ishibashi
Produttore: Jin Suzuki, Keiji Okumura, Misaki Kawamura, Osamu Kubota, Sachio Matsushita, Tamon Kondô, Teruhisa Yamamoto, Tsuyoshi Gorô, Yoshito Nakabe
Casa di Produzione: Bitters End, C&I Entertainment, Culture Entertainment, Drive My Car Production Committee
Distribuzione: Tucker Film

Data di uscita: 23/09/2021

Francesco Costantini

Nato a Roma a un certo punto degli anni '80 del secolo scorso. Laurea in Scienze Politiche. Amo il cinema, la musica, la letteratura. Aspirante maratoneta.

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