HIVE

HIVE
di Blerta Basholli


La regista Blerta Basholli porta sul grande schermo la vicenda di Fahrije e delle altre donne del suo villaggio che, rimaste vedove dopo gli stermini della guerra contro la Serbia, provano a dare un significato nuovo alla vita. Hive regala loro una fotografia del reale che non lascia spazio a finzioni e mistificazioni. Ogni immagine, infatti, parla di una vita concreta profondamente legata al dolore di un conflitto fratricida e a uno stile di vita che sembra fermo nel tempo. Alla Festa del Cinema di Roma 2021.

Le donne alla guerra

Non importa l’epoca o i luoghi dove siano state combattute, le guerre hanno tutte un elemento sociale in comune: una popolazione femminile lasciata a dover fare i conti, spesso, con delle assenze ancora non certe e l’esigenza di dover andare comunque avanti. Sempre e comunque. È stato così, ad esempio, durante il secondo conflitto mondiale, in cui le donne hanno preso fisicamente il posto degli uomini in fabbrica, mandando avanti l’economia. A cavallo tra la fine del ‘900 e l’inizio degli anni 2000, però, il conflitto in Kosovo si è espresso con una violenza deflagrante, cancellando villaggi interi e lasciando dietro di se una comunità di vedove a confronto con la solitudine e le ostilità di una società patriarcale. Fahrije, protagonista di questo Hive, è una di loro.

A differenza delle altre, però, sente la necessità di reagire al destino che le è stato assegnato, cercando di affrontare il dolore e pensando alla sopravvivenza della sua famiglia. Come riuscire, però, a superare questa desolazione nonostante tutto? La risposta è nella nascita di un business. Crea, così, una piccola azienda autogestita con altre donne per produrre l’ajvar, ossia la tipica salsa di peperoni dei Balcani, per poi rivenderla nella grande distribuzione. In questo modo offre a se stessa e alle altre la possibilità di non essere solo una vedova.

Dalla realtà al grande schermo
Hive (2021) recensione

Spesso per trovare una storia che valga la pena di essere raccontata non serve affidarsi a particolari spunti creativi. Il più delle volte, infatti, è sufficiente mettersi in ascolto. La realtà, il mondo, provvede a far arrivare alle nostre orecchie le vicende più incredibili. La regista Blerta Basholli, ad esempio, ha scovato per Hive una storia tanto semplice quanto intensa, dotata di una forza straordinaria per i tempi e i luoghi che hanno contribuito a scriverla. Si tratta degli eventi di guerra che hanno portato al massacro avvenuto nel villaggio di Krushe, durante il conflitto contro la Serbia, e del modo in cui le sue donne hanno saputo reagire attraverso la forza pratica e morale di Fahrije.

Dare uno spessore cinematografico a un personaggio tanto concreto quanto poco adatto all’occhio della macchina da presa, però, ha richiesto una comprensione particolare, una sorta d’immersione nel suo mondo per comprendere le motivazioni nascoste dietro ogni più piccolo gesto, ogni esitazione. Spesso si dice che per comprendere qualcuno bisogna camminare nelle sue scarpe. Ed è esattamente quello che la Basholli ha cercato di fare con la sua protagonista. Per evitare di trasformarla in un feticcio puramente cinematografico o in un simbolo con poca tridimensionalità, ha iniziato a porsi una serie di domande pratiche ed emotive cercando di capire come avrebbe reagito e cosa avrebbe provato se fosse al posto di Fahirje. Un’immedesimazione molto personale, la sua, che si avverte fin dalla prima inquadratura. In questo modo, infatti, la Basholli è riuscita a presentare e regalare al pubblico una persona e non un personaggio.

Descrivere l’attesa
Hive (2021) recensione

Il modo in cui scorre il tempo all’interno di una costruzione cinematografica è importante. Si tratta dell’elemento essenziale con cui viene scandito il ritmo stesso della narrazione e delle emozioni. Hive, però, segue una cadenza particolare, una sorta di metrica dell’attesa in cui i personaggi sembrano muoversi senza artificiosità scenica ma con la fluida lentezza che appartiene al loro mondo. Le donne attendono che i mariti ritornino o che vengano dichiarati morti. Aspettano un sussidio o qualcuno che dia loro un ruolo da vestire. Solo Fahirje non lo fa. Il suo agire, però, non si traduce in movimenti scomposti e accelerati.

Tutto intorno e dentro di lei accade attraverso una naturalezza priva di accenti eccezionali. Allo stesso modo si comporta la regia che, inseguendo sempre una narrazione legata al reale, si esprime con uno stile asciutto, quasi basico, affidandosi completamente al volto e alle intenzioni della protagonista Yllka Gashi. Lei è un’ape operosa destinata a produrre per se e per gli altri ma, al tempo stesso, prende consapevolezza della sua forza. Semplicemente, senza grandi epifanie condivise. Perché questo accade nella vita. Non ci sono colonne sonore o effetti pronti a enfatizzare il momento. E la cosa straordinaria è che la realtà può essere raccontata così anche al cinema.

Hive (2021) poster locandina

Titolo originale: Zgjoi
Regia: Blerta Basholli
Paese/anno: Albania, Kosovo, Macedonia del Nord, Svizzera / 2021
Durata: 84’
Genere: Drammatico
Cast: Adem Karaga, Adriana Matoshi, Astrit Kabashi, Aurita Agushi, Bislim Muçaj, Blerta Ismaili, Blin Sylejmani, Çun Lajçi, Ilir Prapashtica, Kaona Sylejmani, Kumrije Hoxha, Mal Noah Safqiu, Molikë Maxhuni, Shkelqim Islami, Xhejlane Terbunja, Yllka Gashi, Zarije Jonuzi Çeliku
Sceneggiatura: Blerta Basholli
Fotografia: Alex Bloom
Montaggio: Enis Saraçi, Félix Sandri
Musiche: Julien Painot
Produttore: Agon Uka, Britta Rindelaub, Kristijan Burovski, Paskal Semini, Tomi Salkovski, Valon Bajgora, Yll Uka
Casa di Produzione: AlbaSky Film, Alva Film, Black Cat Production, Ikone Studio, Industria Film

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