FREAKS OUT

FREAKS OUT
di Gabriele Mainetti


Arrivato a un secondo lavoro atteso e sospirato, Gabriele Mainetti con Freaks Out non tradisce le aspettative: forse il racconto non è sempre solidissimo, ma la quantità del materiale e l’inventiva con cui viene assemblato e rimescolato sono merce rara nel cinema italiano. La conferma di un autore, insomma.

Di bombe e mostri

Pochi film italiani, negli ultimi anni, hanno generato un hype pari a quello di Freaks Out. I motivi sono facilmente intuibili: si tratta innanzitutto del secondo lungometraggio di Gabriele Mainetti, dopo un esordio (Lo chiamavano Jeeg Robot, del 2015) che aveva messo d’accordo pubblico e critica, ponendosi come apripista di una supposta, laboriosa – e ancora tutta in itinere – “rinascita” del nostrano cinema di genere. Da un lato quindi l’atteso, secondo lavoro di un regista già eletto, pressoché universalmente, ad autore; dall’altro la lunghissima post-produzione del film, iniziata nel 2018 e snodatasi attraverso quasi tre anni, interrotta anche dalla pandemia e dal successivo lockdown. In più, una produzione decisamente più corposa di quella del film precedente, effetti speciali annunciati come insolitamente elaborati per un prodotto italiano, un tema (i freak e la Seconda Guerra Mondiale) apparentemente molto distante da quello del film d’esordio. Poi, la proiezione alla Mostra del Cinema di Venezia a settembre, i consensi e anche qualche perplessità da parte della critica presente, e ora l’uscita in sala, finalmente.

Freak d’antan
Freaks Out recensione

Freaks Out è ambientato nel 1943, in una capitale squassata dalla guerra e dall’occupazione tedesca. In questo scenario si muove il circo Mezzapiotta, gestito dal saggio artista Israel (Giorgio Tirabassi), e composto dai freak Matilde (Aurora Giovinazzo), Fulvio (Claudio Santamaria), Mario (Giancarlo Martini) e Cencio (Pietro Castellitto): rispettivamente una ragazza col potere di rilasciare scosse elettriche e accendere lampadine, un uomo ricoperto di peli che somiglia a un licantropo, un nano col potere del magnetismo, e un giovane capace di richiamare a suo piacimento gli insetti. Quatto reietti legati da un forte sentimento di amicizia, ma anche di gratitudine verso il vecchio capo carismatico. Quando Israel scompare misteriosamente, forse rapito dagli stessi occupanti, i quattro decidono di mettersi alla sua ricerca; ma sulle loro stesse tracce, nel frattempo, si è posto Franz, folle musicista tedesco animatore del Zirkus Berlin, dedito all’assunzione di etere e preda di divoranti visioni del futuro. Franz, che ha visto con chiarezza la fine della guerra e la sconfitta di Hitler, vuole impadronirsi dei freak per sfruttare i loro poteri e volgere così le sorti del conflitto a favore del Terzo Reich.

Supereroi sui generis
Freaks Out recensione

Si diceva che solo apparentemente Freaks Out è lontano da Lo chiamavano Jeeg Robot, in quanto le due opere, in realtà, condividono molto del substrato tematico e anche dell’impeto “ruspante” della resa. Al di là del tema comune della romanità e del dialetto – e del pescare i propri personaggi più riusciti nelle classi popolari, così come in declinazioni del potere eccentriche e malate (lì il personaggio dello Zingaro di Luca Marinelli, qui il nazista col volto di Franz Rogowski) – il nuovo film di Mainetti mostra anch’esso, in definitiva, un particolare gruppo di “supereroi”: supereroi sui generis, senz’altro, come solo dei freak sanno essere, imparentati con gli X-Men di marveliana memoria in una versione ancor più povera e deviante, figli da un lato dei fenomeni da circo di Todd Browning, dall’altro della solitudine irriducibile dei migliori personaggi burtoniani. Come questi ultimi, però. i quattro (super)eroi di Mainetti trovano nella loro missione, e nella nebulosa consapevolezza di porsi dalla parte giusta della storia, il loro riscatto e il loro posto nel mondo; inoltre, la dimensione di gruppo e il legame rappresentato dalla solidarietà (come nelle migliori storie supereroiche corali) rappresentano un punto di forza irrinunciabile per l’improbabile squadra, oltre che un potente strumento di empatia da offrire allo spettatore.

Ruoli fluidi
Freaks Out recensione

Scritto dal regista insieme a Nicola Guaglianone, Freaks Out, oltre a portare avanti la riflessione e decostruzione da parte di Mainetti della figura del supereroe – avviata dal film precedente – offre anche una problematizzazione dei ruoli e un insolito parallelismo (almeno per il cinema di genere italiano) tra protagonisti e antagonista principale: parallelismo che si esprime qui in una diversità esibita e usata come arma nel caso di Matilde, Fulvio, Mario e Cencio; repressa e nascosta, e poi agita in modo violento e (auto)distruttivo, nel caso del personaggio interpretato da Rogowski. Siamo insomma dalle parti dei due Batman burtoniani, e delle maschere da reietti e scarti di fabbrica – qui di guerra – dell’indimenticato Joker di Jack Nicholson e del Pinguino di Danny De Vito. La paradossale analogia tra i due poli, che agisce anche a livello di un’inconfessabile, “mostruosa” attrazione reciproca, si esprime soprattutto nel personaggio di Rogowski e in quello di Aurora Giovinazzo, “respingente” per definizione ma attraente proprio per colui che ne coglie inconsapevolmente il potenziale. Un incontro, quello tra i due, che non potrà che risultare distruttivo e catartico.

La ricchezza del materiale
Freaks Out recensione

Storia molto classica nell’andamento, ma rappresentata con la fantasia di un artista completo, che pesca a piene mani nel calderone del pop di ieri e di oggi – mescolando western, commedia, neorealismo italiano e thriller anglosassone, Tarantino e New Hollywood – Freaks Out è visivamente sontuoso, prevedibilmente più del film precedente; i milioni spesi si fanno sentire, specie nello sfarzo della ricostruzione scenografica – tra il realismo d’epoca e lampi di astrazione – e nell’uso spinto del digitale, comunque sempre funzionale alle esigenze di trama. In fondo, non era facile piazzare una colonna sonora tra Morricone e il country sullo scenario dell’Italia sotto le bombe e in mezzo all’occupazione, senza risultare stonati o al meglio gratuitamente pulp; e non era facile nemmeno ammiccare alle fordiane distese del West nei campi lunghi che ritraggono i territori incolti che circondano la capitale. In fondo, l’inventiva del cinema sta anche nel far collidere immaginari tra loro lontani provocando straniamento e meraviglia: in questo, Freaks Out mostra personalità, con un vigore e una forza immaginifica che restano un patrimonio raro nel cinema italiano. In parte sbilanciato, non solidissimo nell’andamento, forse troppo lungo: ma sicuramente, genuinamente tanto, un film abbondante come non se ne vedevano da tempo nel Belpaese.

Freaks Out poster locandina

Titolo originale: Freaks Out
Regia: Gabriele Mainetti
Paese/anno: Belgio, Italia / 2021
Durata: 141’
Genere: Azione, Commedia, Drammatico, Fantastico
Cast: Alessandro Arcodia, Anna Tenta, Astrid Meloni, Aurora Giovinazzo, Christoph Hülsen, Claudio Santamaria, Davide Balzanetti, Edoardo Hendrik, Elia Pietschmann, Emilio De Marchi, Eric Godon, Francesca Anna Bellucci, Franco Pistoni, Franz Rogowski, Giancarlo Martini, Massimiliano Ubaldi, Mauro Aversano, Max Mazzotta, Michelangelo Dalisi, Nikolai Selikovsky, Olivier Bony, Pietro Castellitto, Ricardo Angelini
Sceneggiatura: Gabriele Mainetti, Nicola Guaglianone
Fotografia: Michele D'Attanasio
Montaggio: Francesco Di Stefano
Musiche: Gabriele Mainetti, Michele Braga
Produttore: Andrea Occhipinti, Gabriele Mainetti, Isabella Orsini, Jean-Yves Roubin, Joseph Rouschop, Mattia Guerra, Stefano Massenzi
Casa di Produzione: BE TV, Gapbusters, Goon Films, Lucky Red, Rai Cinema, VOO
Distribuzione: 01 Distribution

Data di uscita: 28/10/2021

Marco Minniti

Giornalista pubblicista e critico cinematografico. Collaboro, o ho collaborato, con varie testate web e cartacee, tra cui (in ordine di tempo) L'Acchiappafilm, Movieplayer.it e Quinlan.it. Dal 2018 sono consulente per le rassegne psico-educative "Stelle Diverse" e "Aspie Saturday Film", organizzate dal centro di Roma CuoreMenteLab. Nel 2019 ho fondato il sito Asbury Movies, di cui sono editore e direttore responsabile.

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