MADRES PARALELAS

MADRES PARALELAS

Pedro Almodóvar torna in Madres Paralelas a riflettere sul concetto di maternità, dando al termine un significato più ampio. Grazie alla vicenda personale di Janis e Ana, infatti, il regista non solo riflette sul valore dei legami biologici rispetto a quelli d’amore, ma offre alla sua “madre patria” la possibilità di riscattare i figli desaparecidos, affidandoli alla memoria delle donne.

Le madri di Almodóvar

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Nei film di Pedro Almodóvar l’archetipo della figura materna ha rappresentato sempre un cardine importante della sua narrazione. Intorno a lei sono state costruite storie d’amore, di conflitti e di femminilità fotografata spesso all’interno di un mondo in assenza di uomini. Nel corso degli anni, poi, le sue donne hanno continuato a essere sull’orlo di una crisi di nervi ma, al tempo stesso, sono diventate sempre più autonome, continuando a rappresentare un mondo d’amore intenso e assoluto. In quest’universo s’inseriscono alla perfezione con Madres Paralelas Janis e Ana, che, pur rappresentando età e scelte diverse, si ritrovano legate dalla condivisione della maternità e da un errore tanto possibile quanto assurdo e disumano.

Così, utilizzando l’escamotage narrativo di uno scambio di neonati, Almodóvar tenta e riesce nella conduzione di una narrazione binaria su cui sviluppare il concetto di maternità inteso come appartenenza e riconoscibilità. Paralelas, infatti, non sono solamente le due madri ma anche una storia universale e globale, che esce dai luoghi più nascosti del sottotesto per diventare protagonista e filo conduttore. A quale famiglia apparteniamo? In che tipo di paese siamo cresciuti e affidiamo i nostri figli? Questi sono solo alcuni degli interrogativi che, attraverso lo sguardo adulto di Janis, abituata a guardare la realtà protetta dall’obiettivo di una macchina fotografica, il regista rivolge a se stesso e al suo pubblico. Il fine ultimo è quello di trovare il coraggio per affrontare sempre la verità, quella personale e quella storica.

Spagna, madre ingrata e sofferente

Madres paralelas recensione

Come già accaduto in Tutto su mia madre e Volver, anche questa volta la forza poetica di Almodóvar si esprime in modo naturale attraverso la partecipazione di Penelope Cruz, che si mette completamente a disposizione per realizzare la visione e gli intenti narrativi del regista. I due sono legati da una grande amicizia e da una cieca fiducia, che ha sempre spinto l’attrice a diventare strumento e veicolo di emozioni. Nel caso di Madres Paralelas, però, Almodóvar le affida, forse, il ruolo più intimamente complesso, nonostante l’apparente semplicità dell’intreccio narrativo. Il personaggio di Janis, infatti, non solo ha il compito di rappresentare la figura di una maternità d’amore contrapposta a quella biologica, ma ha, soprattutto, lo scopo di dialogare con un altro tipo di legame viscerale; quello con il proprio paese.

Non a caso, infatti, la patria spesso viene definita madre, mettendo in evidenza un rapporto diretto che, però, non sempre si traduce in amore e protezione. In questo caso, dunque, Almodóvar rompe il silenzio su una delle pagine più drammatiche del proprio paese, che ha assistito inerme a un conflitto tra “fratelli”. La guerra civile spagnola e la dittatura di Franco, dunque, sono percepiti come una sorta di tradimento da parte della “madre patria”, che ha privilegiato dei figli, lasciando andare alla deriva gli altri. Ma è arrivato il tempo di lasciare le menzogne al passato e di riconsegnare la prole desaparecidas alla luce del mondo. Perché non può esserci futuro senza lo svelamento e il ritrovamento di un passato. Non c’è possibilità di perdono senza l’ammissione della verità. Perché questo accada Almodóvar mette a confronto la “maternità” discussa e spesso ingrata della Spagna, con quella delle sue donne. E in questo confronto, onesto, dove la perfezione non è contemplata, si ottiene l’unica possibilità per generare nuova vita.

Rosso, il colore del sangue

Madres paralelas recensione

Nel mondo visivo di Almodóvar il colore è sempre stato presente, diventando un segno riconoscibile, una nota stilistica. Rispetto ai film del passato, però, ha smesso di essere un accento acuto nella metrica della narrazione per trasformarsi in veicolo di emozioni, co-protagonista e sottotesto. In Madres Paralelas, in particolare, assume un ruolo primario guadagnando la scena con un potere evocativo ben preciso e caratterizzando l’universo di Janis. Così, sempre più sofisticato nelle sue scelte estetiche, Almodóvar decide di affidare al rosso un ruolo simbolico all’interno del quale viene riassunto il concetto stesso di appartenenza. Rosso, infatti, è il colore del sangue e dell’amore. Dei legami e della violenza. Della vita e della morte. Grazie a questo forte elemento visivo, dunque, Almodóvar riesce a unire in modo indissolubile la grande Storia con le piccole vicende personali, parlando di un’appartenenza che va altre il corpo, che esula la consanguineità, che definisce un popolo e unisce gli “sconfitti” in una memoria unica. Quella delle donne.

Madres paralelas poster locandina

Scheda

Titolo originale: Madres paralelas
Regia: Pedro Almodóvar
Paese/anno: Francia, Spagna / 2021
Durata: 120’
Genere: Drammatico
Cast: Adelfa Calvo, Ainhoa Santamaría, Aitana Sánchez-Gijón, Ana Peleteiro, Arantxa Aranguren, Carmen Flores, Chema Adeva, Daniela Santiago, Inma Ochoa, Israel Elejalde, José Javier Domínguez, Julieta Serrano, Julio Manrique, Mar Vidal, Milena Smit, Pedro Casablanc, Penélope Cruz, Rossy de Palma, Trinidad Iglesias
Sceneggiatura: Pedro Almodóvar
Fotografia: José Luis Alcaine
Montaggio: Teresa Font
Musiche: Alberto Iglesias
Produttore: Agustín Almodóvar, Esther García
Casa di Produzione: Pathé, El Deseo, Radio Televisión Española (RTVE), Sony Pictures Entertainment (SPE), Remotamente Films
Distribuzione: Oe9J_fNLLhM

Data di uscita: 28/10/2021

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Tiziana Morganti
Fin da bambina, ho sempre desiderato raccontare storie. Ed eccomi qui, dopo un po’ di tempo, a fare proprio quello che desideravo, narrando o reinterpretando il mondo immaginato da altri. Da quando ho iniziato a occuparmi di giornalismo, ho capito che la lieve profondità del cinema era il mio luogo naturale. E non poteva essere altrimenti, visto che, grazie a mia madre, sono cresciuta a pane, musical, suspense di Hitchcock, animazioni Disney e le galassie lontane lontane di Star Wars; e un ruolo importante l’ha avuto anche il romanticismo di Truffaut. Nel tempo sono diventata giornalista pubblicista; da Radio Incontro e il giornale locale La voce di Roma, passando per altri magazine cinematografici come Movieplayer e il blog al femminile Smackonline, ho capito che ciò che conta è avere una struggente passione per questo lavoro. D’altronde, viste le difficoltà e le frustrazioni che spesso s’incontrano, serve un grande amore per continuare.

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