THE FRENCH DISPATCH OF THE LIBERTY, KANSAS EVENING SUN

THE FRENCH DISPATCH OF THE LIBERTY, KANSAS EVENING SUN

Wes Anderson costruisce forme, lavorando ossessivamente sulle parole e le infinite possibilità offerte dall’immagine. The French Dispatch, in sala dall’11 novembre 2021 dopo il passaggio a Cannes 2020 & 2021, è un capolavoro di stile piuttosto esile sul piano narrativo, ma per scelta. Film antologico su un supplemento domenicale da sogno, e non solo perché lo dirige Bill Murray, modellato sul New Yorker e attivo in Francia nel secondo dopoguerra. La forma è sostanza, se sia il principio della deriva verso lo stile tanto per, o l’inizio del Wes Anderson più radicale di sempre, ce lo dirà solo il tempo. Un cast mostruoso. Oltre a Murray, Tilda Swinton, Timothée Chalamet e il 95% della popolazione mondiale.

Parole e immagini di Wes Anderson

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Tanto per cominciare The French Dispatch non si chiama così. Il titolo autentico è lunghetto e sarebbe The French Dispatch of the Liberty, Kansas Evening Sun. Le parole sono importanti; questa precisazione non va presa alla leggera ma, perdonate se potete, alla lettera. Omaggio in chiave antologica congegnato, intessuto, pittoricamente plasmato da Wes Anderson (Grand Budapest Hotel) in onore (memoria?) della professione giornalistica. Quella fatta bene, si capisce, raccontata con un senso per la forma e un lavoro sull’immagine ancora più ossessivi del solito. Ereditato, è proprio il caso dirlo, da Cannes 2021, perché in realtà il film faceva parte della pattuglia di lavori dell’edizione precedente ma il seguito lo conoscete già. Stiamo ancora smaltendo il carico d’arretrati, ma va bene così. Nelle sale italiane arriva l’11 novembre 2021, in America è uscito già da un po’ con buoni risultati. Un momento decisivo per la carriera di Wes Anderson.

Ascolta “Il ritorno di Wes Anderson e Silvio Soldini nei film del fine settimana” su Spreaker.

Comprereste un supplemento domenicale diretto da Bill Murray?

The French Dispatch recensione

Nell’immaginaria cittadina francese di Ennui-sur-Blasé, il direttore e fondatore Bill Murray ha installato la sede del French Dispatch, supplemento domenicale dell’Evening Sun di Liberty, Kansas. Il periodico, che in forma e ideologia si ispira al prestigioso The New Yorker (si dice così) a cui tra l’altro strizza l’occhio in più di un modo, di base s’ingegna a coprire tutto ciò che di interessante c’è sulla vita degli uomini. In tutte le sfaccettature immaginabili, si intende, poetiche – politiche – romantiche – criminali, con un gusto per la bella parola, la costruzione elegante, lo sguardo arguto e finto annoiato. Poi il capo muore, e come i faraoni decide di portare la rivista con sé nella tomba. Allo staff superstite resta il poco tempo per raccogliere le idee e, un attimo prima dell’oblio, congedarsi dal pubblico lettore con numero antologico che collezioni il meglio di quanto è stato scritto negli anni. Qualunque sia l’obiettivo che il film ha in mente, la vita, l’arte, la bellezza, il giornalismo, The French Dispatch lo disegna come un canto post-mortem.

I pezzi, il cast oceanico

The French Dispatch recensione

Inaugura Owen Wilson e il suo tour veloce di Ennui ieri e oggi. Tilda Swinton per la serie amore e malavita, suo il pezzo più riuscito, l’incredibile vicenda pittorico/galeotta del carcerato psicotico Benicio del Toro, arte sublime e il rapporto con la musa e carceriera Léa Seydoux. Frances McDormand, nella sempre godibile replica della sua caratterizzazione standard, con un reportage politico barra sentimentale di un maggio, marzo, francese un po’ incendiario e tendente al romantico. Con il Che Guevara di giornata Timothée Chalamet e la brava Lyna Khoudri. Jeffrey Wright, la voce più bella del cinema, il doppiaggio è inevitabile in un film tanto parlato ma varrebbe la pena scoprirlo in originale, sulle tracce di un gendarme chef e di un rapimento. La sua penna è amalgama di firme e stili diversi, una delle quali appartiene al geniale, meraviglioso e giustamente sempre incazzato James Baldwin.

Questo solo a scalfire la superficie stilistica di un congegno a orologeria denso al limite dell’indigestione. Legioni di fantasmi cinefili, da Jacques Tati alla bruma polar (noir francese). Un film affamato di parole, immagini, suoni, tempi, facce. Solo il cast monumentale e oceanico meriterebbe un’analisi a parte, istantanee di celebrità presenti e passate che vengono a patti con il minutaggio ridottissimo, giusto per fare capolino e raccontare ai nipoti di esserci stati. Mathieu Amalric, Liev Schreiber, Edward Norton, Cécile de France, Christoph Waltz, Saoirse Ronan, Elisabeth Moss, Henry Winkler…

Questione di stile

The French Dispatch recensione

Quindi Wes Anderson è finalmente arrivato al momento della verità. The French Dispatch è la storia di un padre che muore, Bill Murray, dei figli scrittori che ricamano sul tempo passato, famiglie che si spezzano e si ricompongono, poesia di baci e di pistole. Stavolta però l’autore texano, temprato ai tempi e ai modi del Vecchio Continente, il più novecentesco tra i registi del XXI secolo, ha deciso di saltare il fosso. E di guardare in faccia lo stereotipo. Stavolta la forma sovrasta tutto, ma sul serio. Wes Anderson prende l’immagine e la scava ai limiti del possibile, puntando forte sulla profondità di campo e la disposizione di cose e persone nello spazio dell’inquadratura. Coniugando live action e animazione, giocando con i formati e concedendosi il lusso di scegliere dove il colore, dove il bianco e nero.

Da un cinema di composizioni simmetriche e linearità emotiva e narrativa alla struttura quanto basta, il collage di episodi, e a una provocazione formale. I soggetti più nobili e triviali sono il colpo a salve che scatena la flessibilità delle parole e permette alla densità delle immagini di illuminare il ruolo che arte e bellezza possiedono nel riscrivere, migliorare, perfezionare il mondo. Specialmente quando tutto il bello e il giusto sembrano appartenere a un passato ormai sepolto. The French Dispatch è orgia di immagini e monumento di parole, convincente ma fino a un certo punto. Gustoso film di mezzo, appesantito dalla sua chiara impronta formale. Cosa sarà da qui in poi, deriva stilistica e radicalismo d’approccio, ne condizionerà il giudizio postumo.

The French Dispatch poster locandina
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Scheda

Titolo originale: The French Dispatch of the Liberty, Kansas Evening Sun
Regia: Wes Anderson
Paese/anno: Stati Uniti, Germania / 2021
Durata: 108’
Genere: Commedia, Drammatico, Sentimentale
Cast: Adrien Brody, Anjelica Huston, Benicio del Toro, Bill Murray, Bob Balaban, Christoph Waltz, Denis Ménochet, Edward Norton, Elisabeth Moss, Félix Moati, Frances McDormand, Henry Winkler, Jason Schwartzman, Jeffrey Wright, Larry Pine, Léa Seydoux, Liev Schreiber, Lois Smith, Lyna Khoudri, Mathieu Amalric, Morgane Polanski, Owen Wilson, Saoirse Ronan, Steve Park, Tilda Swinton, Timothée Chalamet, Tony Revolori, Willem Dafoe
Sceneggiatura: Wes Anderson
Fotografia: Robert D. Yeoman
Montaggio: Andrew Weisblum
Musiche: Alexandre Desplat
Produttore: Wes Anderson, Ben Adler, Jeremy Dawson, Octavia Peissel, Steven Rales
Casa di Produzione: American Empirical Pictures, Indian Paintbrush, Studio Babelsberg
Distribuzione: Walt Disney Pictures

Data di uscita: 11/11/2021

Trailer

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Francesco Costantini
Nato a Roma a un certo punto degli anni '80 del secolo scorso. Laurea in Scienze Politiche. Amo il cinema, la musica, la letteratura. Aspirante maratoneta.

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