ANNETTE

ANNETTE
di Leos Carax


Perché Henry ha deciso di diventare proprio un comico? Questo è ciò che il pubblico gli chiede durante uno spettacolo all’inizio di Annette. E anche se la risposta non ci viene fornita immediatamente, ben presto ciò diventa lampante. Leos Carax non ha paura di prendersi i suoi tempi né di giocare con la sua macchina da presa per comunicarci ciò che ha in mente. E, alla fine del lungometraggio, i suoi intenti si palesano in modo chiaro.

Umani non umani

Un regista che non passa assolutamente inosservato, Leos Carax. Già, perché, di fatto, il celebre cineasta di Suresnes fin dal suo esordio dietro la macchina da presa nel 1984 con Boy Meets Girl ha avuto modo di dare sfogo alla sua fervida fantasia e al suo del tutto personale e singolare approccio alla settima arte, catturando l’attenzione di spettatori e critici di tutto il mondo. Non stupisce, dunque, il fatto che Annette – la sua ultima fatica – sia stato premiato al Festival Di Cannes 2021 per la Miglior Regia. Una regia coraggiosa, ma mai sopra le righe, che denota innanzitutto una forte, fortissima voglia di sperimentare, di cercare costantemente nuovi linguaggi.

Una coppia da sogno?
Annette (2021) recensione

La storia messa in scena, dunque, è quella del comico Henry (impersonato da Adam Driver) e del soprano Ann (Marion Cotillard). Entrambi sono belli, giovani, hanno molto successo. La loro (inaspettata) storia d’amore ha fatto sognare migliaia di spettatori. Diventati genitori della piccola Annette, tuttavia, le cose inizieranno lentamente a cambiare, assumendo ben presto risvolti a dir poco inaspettati.

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La parola alle immagini

Tutto è perfetto, inizialmente, in Annette. Troppo perfetto? Indubbiamente. Eppure, il regista ci fa capire immediatamente che “non sempre è oro ciò che luccica”. A dispetto di ciò che vediamo sul grande schermo. Già, perché, di fatto, proprio come a suo tempo il maestro Alfred Hitchcock ci ha insegnato, le immagini dicono molto più di quanto non facciano i gesti o i dialoghi. Cosa vorranno dire, dunque, tutte quelle accecanti luci virate fortemente al verde, nel momento in cui Henry si esibisce sul palco, quando la giovane e innamorata coppia passeggia al parco o quando cammina di notte per le strade della città? Il verde – grande protagonista in Annette – parla da sé e, purtroppo, non lascia presagire nulla di buono.

Nuovi linguaggi
Annette (2021) recensione

Leos Carax, dal canto suo, si è sentito particolarmente libero nel mettere in scena la storia di Henry e Ann optando per la forma del musical, che se, da un lato, può risultare a tratti “ostica” e indubbiamente rischiosa, dall’altro si rivela la soluzione vincente al fine di accentuare un disturbante effetto di straniamento necessario allo scopo ultimo del racconto in sé. Tutto, dunque, è portato all’estremo. Il regista non ha paura di osare, tratta (ma soltanto sfiorandoli) temi estremamente attuali, per poi concentrarsi su qualcosa di totalmente diverso, su qualcosa a cui in pochi sembrano inizialmente far caso; su qualcosa di mai scontato o banale.

Ciò che è e ciò che sembra

E così, dunque, ci chiediamo subito come mai la piccola Annette abbia le sembianze di una marionetta, nonostante sia l’unica a mostrare qualche barlume di umanità, malgrado si percepisca poco dai suoi movimenti quasi meccanici e dal suo faccino di legno. Nessuno è del tutto colpevole, né completamente innocente, in Annette. Il successo dà alla testa e fa sì che le cose realmente importanti vengano perse pericolosamente di vista. L’ego, il morboso culto di sé, il desiderio di fama e di successo divengono, così, perfetti coprotagonisti in questa controversa opera di Carax. Perché Henry ha deciso di diventare proprio un comico? Questo è ciò che il pubblico gli chiede durante uno spettacolo all’inizio del film. E anche se la risposta non ci viene fornita immediatamente, ben presto ciò diventa lampante. Leos Carax non ha paura di prendersi i suoi tempi né di giocare con la sua macchina da presa per comunicarci ciò che ha in mente. E, alla fine del lungometraggio, il suo messaggio ci arriva forte e chiaro. E fa male come un pugno allo stomaco.

Annette (2021) poster locandina

Titolo originale: Annette
Regia: Leos Carax
Paese/anno: Belgio, Francia, Germania, Giappone, Messico, Stati Uniti, Svizzera / 2021
Durata: 141’
Genere: Drammatico, Musical, Sentimentale
Cast: Adam Driver, Angèle, Christiane Tchouhan, Cindy Almouzni, Claron McFadden, Danielle Withers, Devyn McDowell, Franziska Grohmann, Iman Europe, Kiko Mizuhara, Lauren Evans, Marion Cotillard, Natalia Lafourcade, Natalie Mendoza, Noémie Schellens, Rachel Mulowayi, Simon Helberg, Sinay Bavurhe
Sceneggiatura: Ron Mael, Russell Mael
Fotografia: Caroline Champetier
Montaggio: Nelly Quettier
Musiche: Ron Mael, Russell Mael
Produttore: Adam Driver, Alejandro Mares, Benoit Roland, Charles Gillibert, Consuelo Frauenfelder, Denisse Chapa, Fabian Gasmia, Genevieve Lemal, Grégoire Melin, Julio Chavezmontes, Kenzô Horikoshi, Lawrence Davin, Lorena Villarreal, Michel Merkt, Olivier Père, Paul-Dominique Win Vacharasinthu, Philippe Logie, Regina Solórzano
Casa di Produzione: ARTE, BE TV, Canal+, CG Cinéma, UGC, VOO, Wallimage, Wrong Men North, ZDF/Arte
Distribuzione: I Wonder Pictures

Data di uscita: 18/11/2021

Marina Pavido

Dopo la laurea in Lingue Moderne, Letterature e Scienze della Traduzione presso l’Università La Sapienza di Roma, mi sono diplomata in regia e sceneggiatura presso l’Accademia di Cinema e Televisione Griffith di Roma, con un workshop di critica cinematografica presso il Centro Sperimentale di Cinematografia. Dal 2013 scrivo di cinema con il blog Entr’Acte, con il quotidiano Roma e con le testate CineClandestino.it, Mondospettacolo, Raccontardicinema, Cabiria Magazine, e, ovviamente, Asbury Movies. Presidente del Circolo del Cinema "La Carrozza d'Oro", nel 2019 ho fondato la rivista Cinema Austriaco.

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