SOTTO LE STELLE DI PARIGI

SOTTO LE STELLE DI PARIGI
di Claus Drexel


Uscito con un anno di ritardo, Sotto le stelle di Parigi è una favola metropolitana intrisa di buoni sentimenti che non diventano mai sentimentalismo: non mancano i limiti (fisiologici e di sviluppo) ma il film di Claus Drexel si fa apprezzare per il tono sognante, e per i due ottimi, affiatati protagonisti.

La vita è meravigliosa

Si avvicina il Natale, e si vede. La distribuzione italiana ha infatti scelto opportunamente il periodo pre-natalizio per recuperare questo Sotto le stelle di Parigi, favola metropolitana datata 2020 che tratta di emarginazione urbana e buoni sentimenti: un film attraverso il quale il regista francese Claus Drexel riprende, in una diversa chiave, il tema degli homeless già trattato nel suo precedente documentario Au bord du monde. Un titolo che occhieggia al film del 1951 di Julien Duvivier Sotto il cielo di Parigi, citato nel prologo (con la protagonista che dà da mangiare a una torma di gatti randagi) e in uno dei suoi personaggi, che qui diventa protagonista assoluto – lì una vecchietta che riceve la ricompensa da una madre che aveva smarrito sua figlia, qui una donna senza fissa dimora che aiuta un bambino immigrato a ritrovare sua madre. Non sappiamo, nel film di Drexel, cosa abbia provocato la condizione di homeless di Christine: la conosciamo proprio quando, durante una notte nevosa, la sua solitaria routine viene scossa dall’arrivo di Suli, bambino di otto anni che ha perduto sua madre, destinataria di un foglio di via. L’iniziale fastidio della donna si trasforma rapidamente in empatia e affetto: i due inizieranno così un viaggio per le vie della capitale francese, in una ricerca solo apparentemente impossibile.

La parola è sopravvalutata
Sotto le stelle di Parigi recensione

Per raccontare la sua storia, sospesa tra realismo e trasfigurazione sognante, il regista sceglie di affidarsi soprattutto alle immagini, e all’espressività facciale dei due protagonisti (l’ottima Catherine Frot e il piccolo esordiente Mahamadou Yaffa). Non c’è molto spazio in Sotto le stelle di Parigi per dialoghi di cui, in fondo, viene annullata l’utilità: la barriera linguistica genera da un lato buffi fraintendimenti (l’esortazione a Suli ad andarsene – “Toi là” – diventa subito, per il ragazzino, il nome d’elezione della donna), dall’altro una simpatica, benaugurante filastrocca (“on va trouver maman”) cantata e ballata dai due. Tutto è affidato al naturale senso di solidarietà tra ultimi, che scalfisce facilmente l’iniziale, dura scorza della donna – sorta di strega votata al bene, dal viso gentile e dalla voce ruvida. Una solidarietà che non ha bisogno di parole esplicite né di motivazioni: non sappiamo nulla del passato di Christine (intuiamo che era una scienziata, e scorgiamo brevemente una foto di un ipotetico figlio perduto) né conosciamo la storia del piccolo Suli, o il modo in cui sia stato separato da sua madre. Li conosciamo per come entrano in contatto e riescono a capirsi, quasi magicamente, e tanto ci basta.

Bassifondi e come viverli
Sotto le stelle di Parigi recensione

Non ha velleità di spaccato sociale, Sotto le stelle di Parigi, né di esplorazione precisa di un sottobosco come quello dei bassifondi della capitale francese: un sottobosco di cui ci vengono presentati solo scorci (senzatetto che condividono col resto del paese il “rito” di una partita di calcio, col segnale scroccato da una tv rimediata chissà dove) e che vive di un’elemosina a volte pelosa e razzista (il guardiano che consente a Christine di soggiornare nella residenza pubblica abbandonata di cui è custode, salvo poi cacciarla quando scopre che sta dando ospitalità a un bambino immigrato). Bassifondi che convivono fianco a fianco con la borghesia parigina, guardata in fondo con occhio benevolo, capace anche di gesti di solidarietà: senza edulcorare troppo il messaggio, la sceneggiatura sembra attenta a non calcare troppo la mano su un ragionamento “di classe” che, di fatto, non le appartiene. Solo nell’ultima parte, quando il viaggio dei due si avvicina alla sua conclusione, la dura realtà dell’immigrazione (e l’indifferenza di coloro che, nel riaccompagnare gli espulsi alla frontiera, svolgono senza umanità un compito già di per sé disumano) emerge con più forza, e il film si fa a suo modo più politico. Senza strafare, ma con apprezzabile chiarezza.

La magia del reale
Sotto le stelle di Parigi recensione

Il limite principale di questo Sotto le stelle di Parigi, oggetto cinematografico che ispira simpatia, sta nel non distaccarsi, in fondo, da un canovaccio prevedibile, non solo nell’esito ma anche nei principali snodi di trama: le cose, per tutta la durata del film, vanno più o meno come ci si aspetta che vadano. Se qualche apertura esplicitamente “onirica” del film risulta un po’ azzardata, il regista Claus Drexel riesce meglio laddove ricerca il mood sognante nel tono e nell’andamento della storia, più che in immagini esplicite. Al finale si arriva, obiettivamente, con qualche affanno, e con una svolta che appare oltremodo forzata: se, nel suo tono fiabesco, il film aveva fino ad allora gestito abbastanza bene la sospensione dell’incredulità, si fatica molto di più a dar credito alla conclusione, leggermente forzata. Tuttavia, il regista si riprende bene nella poetica inquadratura finale, in fondo in linea col genuino ottimismo che serpeggia nella storia. Un ottimismo che, nella semplicità del messaggio veicolato, non diventa mai sentimentalismo d’accatto.

Sotto le stelle di Parigi poster locandina

Titolo originale: Sous les étoiles de Paris
Regia: Claus Drexel
Paese/anno: Belgio, Francia / 2020
Durata: 86’
Genere: Commedia, Drammatico
Cast: Anna Tournaire, Antonio Lubaki, Baptiste Amann, Barthélémy Bakouan, Catherine Frot, Chiew Lin, Dominique Frot, Esthèle Dumand, Farida Rahouadj, Jean-Henri Compère, Jérémy Coraud, Mahamadou Yaffa, Marlène Veyriras, Paul Granier, Raphaël Thiéry, Richna Louvet, Suzanne Couvelard, Xavier Gojo, Yves Krähenbühl
Sceneggiatura: Claus Drexel, Olivier Brunhes
Fotografia: Philippe Guilbert
Montaggio: Anne Souriau
Musiche: Valentin Hadjadj
Produttore: Didar Domehri, Etienne Comar, Joseph Rouschop, Philippe Logie
Casa di Produzione: Arches Films, Cofinova 16, Gapbusters, Maneki Films, Shelter Prod, Sofica Manon 10
Distribuzione: Officine UBU

Data di uscita: 25/11/2021

Marco Minniti

Giornalista pubblicista e critico cinematografico. Collaboro, o ho collaborato, con varie testate web e cartacee, tra cui (in ordine di tempo) L'Acchiappafilm, Movieplayer.it e Quinlan.it. Dal 2018 sono consulente per le rassegne psico-educative "Stelle Diverse" e "Aspie Saturday Film", organizzate dal centro di Roma CuoreMenteLab. Nel 2019 ho fondato il sito Asbury Movies, di cui sono editore e direttore responsabile.

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