THE NEW GIRL

THE NEW GIRL

Presentato in concorso al Torino Film Festival 2021, The New Girl di Micaela Gonzalo regala la possibilità di una riflessione personale e generazionale, attraverso un percorso umano in cui l’individualità lascia spazio al concetto di socialità.

L'insostenibilità della solitudine

Nessuno si trasforma senza cambiare anche il suo contesto. Questa è una delle certezze attraverso le quali la regista Micaela Gonzalo ha scritto il suo The New Girl, La Chica Nueva, presentato in concorso al Torino Film Festival. Un concetto che assume un valore ancora più grande se collocato all’interno di una narrazione che assume anche un valore sociale e politico. Attraverso il percorso personale di Jimena, infatti, la regista argentina mette in evidenza le difficoltà economiche del proprio paese e, in modo particolare, la drammatica chiusura di alcune fabbriche, nonostante le lotte sostenute dai lavoratori. Il film, però, non può essere considerato come un prodotto con finalità esclusive di denuncia o di ricostruzione contemporanea. In realtà, il contesto sociale è finalizzato all’evoluzione di una protagonista che, immersa in un totale individualismo, alla fine scopre cosa vuol dire far parte di una comunità di persone fino ad abbracciare le sue battaglie. Dunque, ha più valore il bene del singolo o quello comune? Tutto è finalizzato al raggiungimento dei propri interessi o contano anche le necessità del gruppo cui si appartiene? E, soprattutto, cosa vuol dire famiglia? Tutti questi interrogativi passano nel cuore e nella mente di Jimena, anche se non ne vediamo nessun segno tangibile. Il suo volto e l’espressione che l’accompagna per gran parte del film è impassibile, quasi impermeabile a ciò che le accade intorno. Una condizione che, lentamente, muta solo quando comprende che nel “noi” risiede una forza maggiore rispetto alla solitudine di qualsiasi “io”.

L’unione fa l’uomo

The New Girl (2021) recensione

Si dice che l’essere umano non sia nato per rimanere da solo. A dimostrare questa tesi ci sono secoli di relazioni sociali all’interno delle quali si sono formati movimenti politici, culturali e artistici. Micaela Gonzalo deve saperlo molto bene, visto che ha costruito con The New Girl un film basato essenzialmente sul binomio tra solitudine e partecipazione, egoismo e condivisione, sopravvivenza e vita. Il tutto riassunto nelle esperienze di un’unica ragazza alle prese con un’individualità nutrita dalla disperazione della solitudine. Quando incontriamo per la prima volta Jimena, infatti, la vediamo allo sbando, senza una casa, disposta a rubare e con l’unica necessità di sopravvivere. Mettersi in viaggio verso la terra del fuoco per andare dal fratello non deve certo essere interpretato come un atto di amore famigliare quanto, piuttosto, la scelta estrema per salvare se stessa.

Durante i primi fotogrammi, la protagonista appare come un animale selvaggio in fuga, braccato, guardingo. Un atteggiamento che la Gonzalo non tende a stemperare o rendere comprensibile e accettabile in nessun modo. Anzi, la sua Jimena dal volto glaciale e inespressivo, è la creatura meno empatica mai apparsa sul grande schermo. Dopo pochi minuti, però, si comprende alla perfezione quanto quest’aspetto sia essenziale per riuscire a raccontare il suo vissuto senza parole e per seguire il successivo cambiamento. Torniamo a quanto già detto. Nessuno muta senza mutare anche il contesto in cui vive. E l’evoluzione di Jimena come essere umano inizia proprio nel momento in cui scopre un mondo cui appartenere, umanamente e idealmente. Lentamente, ma con costanza, la sua traiettoria cambia e il passo si fa più sicuro perché individua una strada da percorrere. E, per la prima volta, non è sola.

Raccontare il sociale

The New Girl (2021) recensione

Attraverso il primo sorriso di Jimena, la regista inizia a seguire una doppia narrazione in cui quella sociale si affianca a quella intima. Come riuscire, però, a fuggire dai canoni prestabiliti di un film di denuncia? La Gonzalo si affida ancora una volta alla sua protagonista e alla scoperta di una vita fatta di sogni e aspettative condivise. In questo senso, dunque, le sue e quelle dei compagni di lavoro diventano il riflesso delle speranze spezzate di molti giovani lavoratori argentini. Di una generazione che, prima illusa dalla prospettiva di poter avere accesso a un mondo di desideri materiali e concreti, si è svegliata disillusa e abbandonata. Cosa fare, come reagire? Lungi dal voler dare risposte, il cinema spesso può riuscire a ispirare. E The New Girl non fa eccezioni. Attraverso le immagini asciutte e spesso grezze come la terra che viene fotografata, il film invita ad un risveglio e ad una lotta non come singoli ma come società. Perché trovare un luogo cui si appartiene, probabilmente, è la vera carta vincente.

The New Girl (2021) poster locandina

Scheda

Titolo originale: La chica nueva
Regia: Micaela Gonzalo
Paese/anno: Argentina / 2021
Durata: 80’
Genere: Drammatico
Cast: Mora Arenillas, Rafael Federman
Sceneggiatura: Lucía Tebaldi, Micaela Gonzalo
Fotografia: Federico Lastra
Montaggio: Valeria Racioppi
Produttore: Eva Lauria
Casa di Produzione: El Ojo Extraviado

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