THE GIRL IN THE FOUNTAIN

THE GIRL IN THE FOUNTAIN

Anita Ekberg e Monica Bellucci: due dive in parallelo, quelle presentate nel documentario di Antongiulio Panizzi The Girl in the Fountain, quasi a interrogarsi sulla sfortuna di essere un’icona. Al Torino Film Festival 2021, poi in sala il l’1 e 2 dicembre.

Dive umanizzate

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L’umanizzazione delle dive. Non solo Anita Ekberg ma anche Monica Bellucci nel film The Girl in the Fountain, che verrà proiettato in evento unico il 1° e 2 dicembre nei cinema italiani, si confrontano con la loro immagine pubblica che per entrambe significa essere un’icona di bellezza e popolarità. Non a caso il film, proiettato anche il 30 novembre alla 39^ edizione del Torino Film Festival, già dal titolo indica il suo focus, richiamando da subito una delle scene più famose de La dolce vita di Federico Fellini, quella del bagno nella fontana di notte.

Un immagine dirompente alla quale si accompagna nella memoria collettiva quel chiamare “Marcello”, Mastroianni, altro indimenticabile interprete di quella pellicola. È da lì che la vita di Anita Ekberg subisce una svolta. La sua immagine di donnona dalle forme prorompenti la inchioda a un ruolo che la perseguiterà fino alla fine dei suoi giorni. Se prima, partendo da semplice starlet, nella Hollywwod di allora, aveva interpretato ruoli di valenza, vestendo in alcuni casi i panni anche solo di se stessa, il personaggio in cui la relega l’Hollywood sul Tevere è quello ritratto nell’opera felliniana.

Uno spartiacque nella vita dell’attrice svedese

The Girl in the Fountain recensione

Nulla sarà per lei come prima. Anita non riuscirà, malgrado il suo grido accorato, a scrollarsi di dosso quel suo alter ego che l’accompagna come un’ombra. Il futuro della Ekberg, dopo La dolce vita, le riserva solo interpretazioni da donna in carne, pronta a mostrare floride cosce e seni straboccanti.

Il regista Antongiulio Panizzi sceglie una chiave narrativa che, in un dialogo impossibile, mette a confronto la diva di ieri, Anita Ekberg appunto, e la diva di oggi, Monica Bellucci. Il ruolo in Malena di Giuseppe Tornatore avrebbe potuto avere per Bellucci lo stesso effetto. Donna fatale e non più altro. Una condizione che è stata la croce della Ekberg.

Tra prove di costumi, di trucco e parrucco, Bellucci, in questo The Girl in the Fountain, cerca di entrare in Anita e quasi ci riesce. Ma il film, tra girati d’archivio, interviste e citazioni, scava senza risparmiarsi nel vissuto di Anita in una carrellata di immagini che partono dalla Svezia e approdano a Roma passando per Hollywood.

La giovane Anita, divenuta Miss Svezia, è ambiziosa, parte alla ventura con pochi mezzi senza sapere nemmeno la lingua, e in un anno riesce a entrare nel patinato mondo hollywoodiano che la forma e la plasma. La si vede accanto ai più grandi divi del momento. Ma la sua parabola, guardando il suo vissuto con gli occhi di oggi, inizia a calare inesorabilmente proprio nel momento in cui scende dalla scaletta dell’aereo all’aeroporto di Fiumicino sotto i flash battenti dei paparazzi che, in qualche modo, saranno i suoi carnefici.

La parabola discendente sotto i flash incrociati dei paparazzi

The Girl in the Fountain recensione

A Roma, Anita frequenta feste, locali notturni della mondana via Veneto. In Italia sposa il suo primo marito, l’attore inglese Anthony Steel, in una cerimonia a Palazzo Vecchio di Firenze, proprio quell’uomo che sarà oggetto in via Veneto degli scatti dei fotografi al rientro da una serata. Lui beve – Anita dirà “ho sposato una bottiglia” – e quando lo fa diventa irascibile. Steel piazza un sonoro schiaffo alla moglie davanti ai paparazzi.

Ma Roma ha ormai imprigionato Anita e non la lascia andare. Anzi, l’attrice se ne innamora come molti altri del jet set di allora. E quando Fellini la sceglie, anche Roma, come Anita, diventerà in qualche modo protagonista del capolavoro del regista riminese. La Roma della Fontana di Trevi ma anche quella razionalista dell’Eur.

La irrimediabile trasformazione di Anita in icona curvy, si direbbe oggi, è certificata da quella scena di Boccaccio 70, sempre di Fellini, che il regista Panizzi ripropone. Anita si trasfigura in una gigantessa che prorompe da un manifesto pubblicitario e incute timore in un Peppino De Filippo ammaliato. Non riuscirà a scrollarsi di dosso questa etichetta, malgrado reclami nuovi ruoli. Panizzi al riguardo ripropone una sua intervista nella quale Anita appare con il suo secondo marito Rik Van Nutter.

Monica Bellucci, nel film The Girl in the Fountain, è accompagnata piano piano ad entrare nel personaggio Anita. Cerca di capirne la personalità, appare quasi interrogarsi dell’effimero ruolo di diva che il mondo variopinto e scanzonato dello spettacolo assegna ad una donna, spogliandola della sua vera essenza.

Donne dive senza privacy, costrette a recitare un ruolo spesso – come nel caso di Anita – loro malgrado, fino allo sfinimento. Un film che scorre veloce, con grande ritmo, impreziosito dalla efficace colonna sonora originale di Max Casacci. Un’opera cinematografica, prodotta da Dugong Films, che entra nella quotidianità delle due dive, cercando di restituire allo spettatore, non senza ironia, il loro vero volto di donna.

The Girl in the Fountain poster locandina

Scheda

Titolo originale: The Girl in the Fountain
Regia: Antongiulio Panizzi
Paese/anno: Italia, Svezia / 2021
Durata: 80’
Genere: Documentario
Cast: Monica Bellucci
Sceneggiatura: Paola Jacobbi, Camilla Paternò
Fotografia: Alessandro Chiodo
Musiche: Max Casacci
Produttore: Marco Alessi, Camilla Paternò, Marta Tagliavia
Casa di Produzione: Dugong Films
Distribuzione: Eagle Pictures

Data di uscita: 01/12/2021

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Graziarosa Villani
Giornalista professionista, laureata in Scienze Politiche. Ha collaborato con Ansa e Il Tempo, passando poi alla collaborazione fissa con Il Messaggero. Ha scritto per L’Espresso, D La Repubblica delle Donne, Avvenimenti. Per le edizioni Media&Books ha pubblicato, con il luogotenente Francesco Leonardis, il libro Laureato in onestà (2017). Ha diretto il mensile ambientalista La Voce del Lago. Gestisce il sito www.ecolagodibracciano.it e dirige il mensile Gente di Bracciano. È presidente dal 1992 dell’Associazione Culturale Sabate - Museo Storico della Civiltà Contadina e della Cultura Popolare “Augusto Montori” a Anguillara e, dal 2017, del Comitato Difesa Bacino Lacuale Bracciano-Martignano.

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