THE NOISE OF ENGINES

THE NOISE OF ENGINES

Facente parte del concorso del Torino Film Festival 2021, l’esordio di Philippe Grégoire The Noise of Engines affascina nella confezione e nelle premesse, ma carica il suo racconto di simbolismi talmente oscuri ed ermetici (e di un appesantimento della premessa di base) da sfiorare a più riprese il velleitarismo.

Incubi di confine

Atipica produzione canadese, opera prima di un regista (l’ex autore di corti Philippe Grégoire) che potrebbe sembrare una via di mezzo tra il David Croneberg di Crash e l’ultimo Quentin Dupieux, The Noise of Engines inizia con una scena che in qualche modo riassume l’intero film. Quell’automobile (supponiamo guidata dal protagonista) che gira e rigira su se stessa, su sfondi sempre diversi, rappresenta abbastanza bene il percorso circolare del film, un suo voluto avvitarsi su stesso che rappresenta, al contempo, il suo motivo di fascino e il suo limite principale. Nella vicenda del giovane protagonista Alexandre, istruttore doganale in congedo (forzato) ci sono chiari echi kafkiani, qualche suggestione lynchiana – specie quelle di provincia che hanno fatto la fortuna di una serie come Twin Peaks -, rimandi alla fascinazione per il disfacimento corporale di David Cronenberg e ai drammi dell’assurdo del già citato Dupieux. Un approccio che vuole essere libero, in primis dalle convenzioni narrative e cinematografiche, per raccontare una storia quotidiana che deraglia presto in territorio surreale e fantastico.

Il richiamo dei motori

The Noise of Engines recensione

Protagonista di The Noise of Engines è Alexandre, agente doganale e istruttore all’uso delle armi, che viene congedato forzatamente dal suo posto di lavoro quando viene scoperta una sua relazione sessuale con una delle sue allieve. Il giovane fa così ritorno a casa di sua madre, che gestisce un autodromo nel villaggio canadese a pochi chilometri di distanza, ma la sua tranquillità dura poco: presto, infatti, due agenti di polizia vengono a fargli visita, comunicando che nella chiesa del paese sono stati trovati dei disegni a tema sessuale che lo ritraggono. Da allora, per il giovane, ha inizio una sorta di incubo, con gli occhi dei compaesani che subito si puntano su di lui, la polizia che continua a stargli addosso, e un’enigmatica ragazza presentatasi nell’autodromo di famiglia, che sembra sapere molto di lui e del suo passato. Mentre, grazie al nuovo contatto con le auto e la pista, Alexandre riscopre il suo vecchio amore per i motori, la sua vita attuale sembra volerlo incatenare a se, e rifiutarsi di lasciarlo andare.

Suggestioni del (sur)reale

The Noise of Engines recensione

Dare un giudizio compiuto su The Noise of Engines, presentato in concorso al Torino Film Festival 2021, è piuttosto complicato in virtù della confezione dell’opera: il film di Philippe Grégoire, infatti, sembra mettere insieme una serie di suggestioni tra loro slegate, unite più da un’ambientazione e un canovaccio di base (il ritorno di un giovane nel suo paesino canadese vicino al confine con gli Stati Uniti) che da reale continuità narrativa. Se l’avvio, realistico, sembra indagare sulla dimensione microsociale della realtà delle guardie di confine (con un accenno agli attentati dell’11 settembre 2001, che colloca la storia in un preciso setting temporale), il prosieguo si sposta sul dramma personale di un individuo discriminato per le sue abitudini private, che gli provocano l’espulsione dal contesto lavorativo e un pesante stigma. È durante il ritorno a casa di Alexandre, col viaggio in pulman e il primo, enigmatico incontro con la giovane che poi lo seguirà fino a casa, che la componente surreale inizia a gettare i suoi semi nella storia, preparandosi gradualmente a fagocitare tutto il resto. Anche la coerenza narrativa e la chiarezza, invero, sacrificate in nome di un ermetismo che sfiora pericolosamente l’autocompiacimento.

Ermetici simbolismi

The Noise of Engines recensione

Dal dramma sociale ad ambientazione lavorativa che poteva apparire al suo avvio, The Noise of Engines diventa, quando entra nel vivo della sua storia, racconto fantastico a tema comunitario, esplorazione dello stigma che genera ossessione e psicopatia, teatro dell’assurdo nutrito di personaggi che perdono gradualmente qualsiasi connotazione realistica, per acquisire un’equivoca valenza simbolica. Simbolica, sulla carta, ma non così chiara nei riferimenti: il film di Grégoire appare infatti ermetico nei suoi rimandi, semplice (forse) nelle basi ma volutamente – inutilmente? – complicato nelle simbologie che adotta, costellato da personaggi privi di reale utilità narrativa. Personaggi, come quello della responsabile della dogana apparsa all’inizio e poi, enigmaticamente, ricomparsa più avanti nella trama, apparentemente funzionali solo a precipitare il protagonista in un inferno di cui non si avverte reale giustificazione.

Allucinazioni effimere

Di questo oscuro e un po’ velleitario esordio di Philippe Grégoire, dunque, si salva un’accattivante confezione indie, incorniciata da titoli di testa e di coda vagamente seventies, una fotografia densa e dalla consistenza della grana tale da simulare la pellicola, l’intuizione derivata dall’allucinato ritratto di provincia (e qui l’influenza di David Lynch si fa sentire più forte) che si fa paranoia e odissea personale in bilico tra realtà e incubo. Il problema, forse, è che la sceneggiatura sceglie di presentare il tutto con un taglio realistico e prettamente narrativo, per poi deviare dalle sue premesse senza far avvertire a questo scarto una vera giustificazione. Così, The Noise of Engines resta affascinante da vedere quanto velleitario nelle conclusioni, oscuro nell’esito quanto (paradossalmente) dimenticabile nel post-visione. Non si è granché stimolati a penetrare il senso delle sue simbologie, una volta terminata la sua visione: e questo, per un’opera palesemente volta a shockare e provocare spiazzamento, resta un limite abbastanza importante.

The Noise of Engines poster locandina

Scheda

Titolo originale: Le bruit des moteurs
Regia: Philippe Grégoire
Paese/anno: Canada / 2021
Durata: 79’
Genere: Drammatico
Cast: Alexandrine Agostini, Arnmundur Ernst Björnsson, Charles Voyer, Gabrielle Lessard, Huguette Chevalier, Ingi Hrafn Hilmarsson, Marc Beaupré, Marc Larrivée, Marie-Thérèse Fortin, Maxime Genois, Nadia Kessiby, Naïla Rabel, Patrice Dussault, Robert Naylor, Tanja Björk, Vial Grégoire, Virginie Ouellet
Sceneggiatura: Philippe Grégoire
Fotografia: Shawn Pavlin
Montaggio: Kyril Dubé
Musiche: Joël-Aimé Beauchamp
Produttore: Andrew Przybytkowski, Gabriel Savaria, Philippe Grégoire
Casa di Produzione: G11C

Trailer

Marco Minniti
Giornalista pubblicista e critico cinematografico. Collaboro, o ho collaborato, con varie testate web e cartacee, tra cui (in ordine di tempo) L'Acchiappafilm, Movieplayer.it e Quinlan.it. Dal 2018 sono consulente per le rassegne psico-educative "Stelle Diverse" e "Aspie Saturday Film", organizzate dal centro di Roma CuoreMenteLab. Nel 2019 ho fondato il sito Asbury Movies, di cui sono editore e direttore responsabile.

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