CLIFFORD: IL GRANDE CANE ROSSO

CLIFFORD: IL GRANDE CANE ROSSO

Tratto dai romanzi per bambini di Norman Bridwell, Clifford – Il grande cane rosso porta sullo schermo un avventura in cui lo stupore infantile e il sentimento dell’amicizia riescono a coinvolgere i più giovani e tutti coloro che desiderano ancora farsi stupire da una favola prenatalizia dal sapore newyorkese.

Quando l'amore ti fa grande

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Quando un cucciolo entra nelle nostre vite è un evento di una gioia incommensurabile. Il nuovo membro peloso della famiglia, infatti, porta calore e tenerezza, tanto che non si vorrebbe mai vederlo crescere. Questo, però, non è possibile. Il nostro cucciolo, infatti, è destinato a diventare un giovane e frenetico quadrupede pronto a qualsiasi avventura in nostra compagnia. Un processo che avviene, più o meno, in un anno. Come reagireste, però, se il vostro cane, ad esempio, crescesse a dismisura in una sola notte grazie a tutto l’affetto di cui l’avete letteralmente sommerso? Certamente rimarreste stupiti. Questo è quanto accade alla piccola Emily Elizabeth che, per il suo compleanno, riceve in dono un cucciolo dal pelo rosso da un misterioso anziano signore. Clifford, questo è il suo nome, però è un cane eccezionale, destinato a diventare sempre più grande in proporzione all’amore ricevuto. Ed è così che, grazie all’entusiasmo e alle amorevoli cure della sua nuova compagna di giochi, si trova a dover fare i conti con una altezza di oltre tre metri. Ma credete che lui se ne renda conto? Ovviamente no. Un atteggiamento destinato a creare non pochi problemi all’interno di un piccolo appartamento newyorkese a cui dovranno fare fronte la piccola Emily e lo zio Casey.

Una favola natalizia nel cuore di New York

Clifford: Il grande cane rosso recensione

Secondo voi, quale città può fare da sfondo a una nuova favola prenatalizia? Senza ombra di dubbio New York che, con i suoi grandi spazi trafficati, sembra non fare poi molto caso alla presenza di un cane dal pelo rosso e dalle proporzioni gigantesche. E, in effetti, non sarebbe nemmeno lo spettacolo più bizzarro avvistato lungo le avenue dagli abitanti della grande mela. A parte questa naturale propensione alle stranezze, la vicenda raccontata da Clifford: Il grande cane rosso è ambientata tra le strade di New York fin dagli esordi nei libri scolastici per bambini scritti da Norman Bridwell che, grazie all’atmosfera sognante e metropolitana delle sue avventure, ha conquistato prima la televisione e ora anche il cinema. Così, attraverso un lungo viaggio iniziato negli anni sessanta, il rapporto d’amore e comprensione tra Emily e il suo cane è arrivato fino a noi per coinvolgerci con tutti gli elementi classici di una storia in cui tenerezza, comprensione e amicizia sono la base dell’intera struttura narrativa.

Caratteristiche che, fin dal primo fotogramma, definiscono anche il film diretto da Walt Backer. In effetti, Clifford: Il grande cane rosso non nasconde assolutamente la sua natura favolistica e il desiderio di rivolgersi a un pubblico dichiaratamente famigliare o che, comunque, abbia ancora voglia di lasciarsi attraversare da un po’ di sano stupore infantile. Per questo i temi che rappresentano l’architettura del film sono quelli legati alla crescita personale, e non solo fisica, al superamento della solitudine e alla necessità di lasciarsi guidare da un amico per trovare la forza di esprimere se stessi. Certo, si potrebbe obiettare che si tratti di elementi dalla natura naive, ma questo non incide assolutamente sulla qualità del film. Anzi, il linguaggio e il modo di utilizzarlo vestono armoniosamente gli intenti di una vicenda rivolta ai più piccoli e ai problemi del loro universo, spesso ignorato dagli adulti.

Amici diversi come noi

Clifford: Il grande cane rosso recensione

Senza dimenticare la natura didattica dei libri da cui è tratta, quest’avventura cinematografica sceglie di mettere in evidenza l’elemento della diversità attraverso le proporzioni eccezionali di Clifford e l’estraneità di Emily alla sua nuova scuola. L’impianto narrativo di Clifford: Il grande cane rosso, infatti, è costruito essenzialmente sull’unione tra due anime affini che devono fare i conti con una non completa appartenenza al mondo che li circonda. Entrambi, in particolare, si confrontano con l’interpretazione che l’esterno e la struttura sociale ha di loro. A differenza di Emily, però, che sembra soffrire profondamente la sua disconnessione con i compagni di classe e con una città che non le appartiene, Clifford padroneggia il mondo completamente indifferente alle reazioni altrui. La sua gioia naturale, infatti, nasce dall’essere amato da Emily e dal dimostrarle come diventare grande, moralmente e caratterialmente. E in questo dialogo d’amore, di cui beneficia chiunque li avvicini, il cucciolo rosso regala alla sua piccola amica l’emozione di viaggiare in modo dinamico tra le vie di New York, coprendo senza sosta ogni angolo della città sulla sua groppa. Un momento che, per noi ragazzini degli anni ottanta, riporta alla mente e al cuore il volo magico de La storia infinita e ci avvicina irrimediabilmente a questo film.

Clifford: Il grande cane rosso poster locandina

Scheda

Titolo originale: Clifford the Big Red Dog
Regia: Walt Becker
Paese/anno: Regno Unito, Stati Uniti, Canada / 2021
Durata: 106’
Genere: Commedia, Avventura, Fantastico
Cast: Bear Allen-Blaine, Darby Camp, David Alan Grier, Esau Pritchett, Horatio Sanz, Izaac Wang, Jack Whitehall, Jessica Keenan Wynn, John Cleese, Keith Ewell, Madison Morris, Madison Smith, Mia Ronn, Paul Rodriguez, Russell Peters, Russell Wong, Sienna Guillory, Siobhan Fallon Hogan, Tony Hale, Tovah Feldshuh, Ty Jones
Sceneggiatura: David Ronn, Blaise Hemingway, Jay Scherick
Fotografia: Peter Lyons Collister
Montaggio: Sabrina Plisco
Musiche: John Debney
Produttore: Jordan Kerner, Iole Lucchese
Casa di Produzione: Scholastic Entertainment, Entertainment One, Paramount Pictures, New Republic Pictures, Walden Media, Kerner Entertainment Company
Distribuzione: Eagle Pictures

Data di uscita: 02/12/2021

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Tiziana Morganti
Fin da bambina, ho sempre desiderato raccontare storie. Ed eccomi qui, dopo un po’ di tempo, a fare proprio quello che desideravo, narrando o reinterpretando il mondo immaginato da altri. Da quando ho iniziato a occuparmi di giornalismo, ho capito che la lieve profondità del cinema era il mio luogo naturale. E non poteva essere altrimenti, visto che, grazie a mia madre, sono cresciuta a pane, musical, suspense di Hitchcock, animazioni Disney e le galassie lontane lontane di Star Wars; e un ruolo importante l’ha avuto anche il romanticismo di Truffaut. Nel tempo sono diventata giornalista pubblicista; da Radio Incontro e il giornale locale La voce di Roma, passando per altri magazine cinematografici come Movieplayer e il blog al femminile Smackonline, ho capito che ciò che conta è avere una struggente passione per questo lavoro. D’altronde, viste le difficoltà e le frustrazioni che spesso s’incontrano, serve un grande amore per continuare.

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