IL CAPO PERFETTO

IL CAPO PERFETTO

La Spagna si affida al binomio de Aranoa/Bardem nella corsa all’Oscar. Focus della vicenda de Il capo perfetto è la fabbrica di bilance Blanco: una grande famiglia con le sue pecore nere e i suoi peccati. La settimana (e un giorno) che vi trascorreremo sarà sufficiente per far redimere i personaggi? Ma soprattutto, si riderà?

Lasciate ogni speranza o voi che entrate

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Una bilancia storta e non funzionante, posta all’ingresso della fabbrica che le produce, già esemplifica ciò che vi si cela all’interno, a tutti gli effetti un inferno dantesco con i suoi diversi gironi. Il Minosse di turno è Blanco (Javier Bardem), proprietario dell’azienda, nonché suo pater familias: le problematiche dei dipendenti appartengono anche al capo, pronto a farsi carico di quelle più disparate in nome del bene della fabbrica, soprattutto se a un passo dall’imminente assegnazione del premio per la migliore azienda.

Questo Il capo perfetto ci mostra dunque un affresco di umanità: c’è chi deve essere licenziato perché il dirigente è come “un chirurgo che deve amputare pure se non vuole”; chi non rende sul lavoro perché in crisi coniugale, chi assume il ruolo della giovane rampante. E poi c’è lui, il Blanco di Bardem, che arricchisce la galleria di personaggi interpretati per de Fernando León de Aranoa dopo l’operaio disoccupato de I lunedi al sole (2002) e Pablo Escobar nell’omonimo film (2017). Ma siamo davvero sicuri che il capo sia migliore dei suoi dipendenti?

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La pellicola ci accompagna mostrandoci a poco a poco il suo vero volto, fino a una catarsi finale che però… non c’è. Ed è forse questo uno dei problemi della pellicola: oltre alla coralità dei personaggi non del tutto approfondita (ad esempio l’ex dipendente che si accanisce manifestando contro il suo capo sulle note addirittura di El pueblo unido jamás será vencido), manca il chiarimento sull’ambiguità di fondo del protagonista in un finale dalle sfaccettature simboliche: esiste ancora la speranza per redimersi?

Trasparenza, gestione, crescita

Il capo perfetto recensione

Sono questi i requisiti richiesti per vincere l’ambito premio ma, come si sarà capito, non è tutto oro ciò che luccica. Così ad esempio, pur di trarsi d’impaccio da situazioni scomode, anche l’idea nobile di cambiare attività per non logorarsi nello stesso posto di lavoro viene sfruttata a proprio vantaggio. Da questo punto di vista, Il capo perfetto è un’ulteriore riflessione (che segue Familia del 1996 dello stesso regista) sul tema della rappresentazione e sui limiti tra realtà e apparenza. L’azienda è la “famiglia” e viene nuovamente delineata come fondata sulle finzioni e sulle bugie, dove ognuno è chiamato a interpretare ruoli predefiniti al fine di raggiungere l’obiettivo finale. Non ha importanza la “sostanza”, ma la “forma”, perché in fondo, tirando in ballo il principio di Heisenberg come nel film, cambiamo in base a chi ci guarda. In seconda battuta, l’azienda di Blanco può essere letta anche come una metafora del politically correct imperante oggigiorno, con l’innesto e l’esibizione della multiculturalità, del femminismo in ruoli di leadership che non sono frutto di scelte meritocratiche.

Per raccontarci tutto questo, de Aranoa opta per una regia piuttosto ordinaria, fatta eccezione per alcuni “lampi” (una soggettiva e una carrellata) non contestualizzati, con una sceneggiatura scritta di proprio pugno che regala qualche risata sparsa; si ride soprattutto durante la cena a casa Blanco (e non si dirà oltre) che sembra condensare tutto lo spirito di commedia della pellicola.

Il capo perfetto dunque ci mostra come i premi a volte siano specchietti per le allodole. Basterà tutto questo alla Spagna per gareggiare e mettere la sua quinta targa come Oscar al miglior film straniero? A giudicare dagli altri film potenzialmente in concorso, il rischio che possa crearsi un forte parallelismo con l’azienda di bilance Blanco, c’è.

Il capo perfetto poster locandina

Scheda

Titolo originale: El buen patrón
Regia: Fernando León de Aranoa
Paese/anno: Spagna / 2021
Durata: 120’
Genere: Commedia
Cast: Almudena Amor, Celso Bugallo, Dalit Streett Tejeda, Daniel Chamorro, Fernando Albizu, Font García, Francesc Orella, Javier Bardem, Manolo Solo, Mara Guil, María de Nati, Martín Páez, Nao Albet, Nicolas Ruiz, Óscar de la Fuente, Rafa Castejón, Sonia Almarcha, Tarik Rmili, Yaël Belicha
Sceneggiatura: Fernando León de Aranoa
Fotografia: Pau Esteve Birba
Montaggio: Vanessa Marimbert
Musiche: Zeltia Montes
Produttore: Jaume Roures, Fernando León de Aranoa
Casa di Produzione: Radio Televisión Española (RTVE), MK2 Films, Orange, Televisió de Catalunya (TV3), The MediaPro Studio, Reposado Producciones
Distribuzione: BiM Distribuzione

Data di uscita: 23/12/2021

Trailer

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Jacopo Russo
Laureato in archeologia ma sempre con pericolose deviazioni cinematografiche, tali da farmi frequentare dei corsi di regia e sceneggiatura presso il Centro Sperimentale di Cinematografia. Ho partecipato per alcuni anni allo staff organizzativo dell’Irish Film Festival presso la Casa del Cinema. Da qua, il passo per dedicarmi a dei cortometraggi, alcuni dei quali per il concorso “Mamma Roma e i suoi quartieri”, è stato breve, condito anche dalla curatela di un incontro intitolato “La donna nel cinema giapponese”, focalizzato sul cinema di Mizoguchi, presso il cineclub Alphaville. Pur amando ovviamente il cinema nelle sue diverse sfaccettature, sono un appassionato di pellicole orientali, in particolare coreane, che credo occuperanno un posto rilevante nei futuri manuali di storia del cinema.

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