7 DONNE E UN MISTERO

7 DONNE E UN MISTERO

Con 7 donne e un mistero, Alessandro Genovesi cerca di portare il cinema italiano al femminile verso i poco praticati territori di una commedia noir, ma si scontra contro una certa superficialità e leggerezza dei toni che tutto edulcora rispetto alla versione di François Ozon.

Remake ma non troppo

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Se il titolo 7 donne e un mistero vi evoca il ricordo di un film di qualche anno fa la vostra mente non vi sta giocando brutti scherzi. Inutile dire che il pensiero di molti cinefili corra senza esitazione alla messa in scena realizzata da François Ozon. Una commedia noir che, nonostante la forma cinematografica, mostrava una natura fortemente teatrale, utilizzando le inquadrature e la scenografia come un palcoscenico dove far muovere i suoi personaggi. Il riferimento, ovviamente, è a 8 donne e un mistero, tratto dall’omonima pièce di Robert Thomas in cui, un gruppo di donne, tutte unite da legami famigliari o dal rapporto con la vittima Marcel, sono costrette a condividere una breve convivenza bloccate da una tormenta di neve e da un misterioso delitto. Un intreccio che anche il regista Alessandro Genovesi ha preso in prestito per costruire la sua personale versione di questa vicenda, senza, però riuscire a creare un’esperienza visiva e narrativa autonoma.

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In realtà non si dovrebbe mai cedere alla tentazione di paragonare un’esperienza cinematografica a un’altra ma, in questo caso, la vicenda e le soluzioni estetiche sono così riconoscibili da non poter evitare un confronto. Il problema, infatti, non è certo la scelta di voler presentare la propria versione di un’opera teatrale, quanto riuscire a definirla attraverso uno sguardo così personale da renderla parte fondamentale di una narrazione più ampia. Uno scopo che 7 donne e un mistero non è riuscito a raggiungere pienamente. Nella volontà di costruire, infatti, una commedia dal retrogusto natalizio, sono state apportati solo dei cambiamenti puramente formali che, però, nulla aggiungono alle versioni precedenti. Anzi, nel tentativo di seguire un’atmosfera più morbida e riappacificante, molti elementi caratteriali e meno rassicuranti vengono eliminati o edulcorati in favore di una sottintesa collaborazione femminile che, in questi ultimi anni, sembra essere particolarmente di moda.

Otto donne meno una

7 donne e un mistero (2021) recensione

Nelle intenzioni di Genovesi c’è l’idea di portare il cinema italiano verso un terreno narrativo e interpretativo poco battuto come il noir raccontato con delle evidenti punte d’ironia. Allo stesso tempo, poter dimostrare che anche le attrici italiane più impegnate possono vestire panni insoliti riuscendo a far ridere con intelligenza. Dei presupposti assolutamente validi che però, in questo caso, hanno trovato un’applicazione solamente parziale. Il problema effettivo è che i cambiamenti più consistenti o, se vogilamo, le personalizzazioni, hanno interessato solamente l’aspetto formale. Modificare l’ambientazione temporale, spostandola dagli anni cinquanta ai trenta, in effetti non apporta nessun tipo di innovazione al racconto o alla descrizione psicologica delle donne in scena. A venir modificato è solamente l’arredo che, nella visione di Genovesi, è un tripudio di art deco. Allo stesso tempo, poi, una delle protagoniste, come si evince dal titolo, scompare dalla scena, venendo inglobata nel personaggio univoco della cameriera. Per finire, Pierrette, la discussa e scandalosa sorella di Marcel, è sostituita con un ombroso amore di gioventù.

In nessun caso questi cambiamenti contribuiscono ad aggiungere un tono definito e innovativo all’intera vicenda che, rispetto all’interpretazione data da François Ozon, vive di una diffusa superficialità, soprattutto nei rapporti stretti tra le diverse protagoniste. In effetti, il film francese indaga in modo più cinico ma realistico all’interno delle diverse sfaccettature dell’animo umano, non avendo timore di mettere in evidenza lati negativi e positivi della natura femminile. Oltre a questo, poi, non rifugge nemmeno dall’ombra e dal dubbio dell’incesto, ponendo di fronte agli occhi dello spettatore la possibilità di un rapporto tra padre e figlia. Considerati tutti questi elementi e l’evidente assenza dal film di Genovesi, si ha la sensazione che la sua versione della pièce teatrale sia stata realizzata con una certa cautela, cercando scientemente di evitare alcune atmosfere più ambigue ma funzionali alla narrazione. Meglio non rischiare, andare sul sicuro e offrire uno spettacolo d’intrattenimento privo di chiaroscuri. In realtà si tratta di un’occasione persa proprio per portare il cinema italiano verso territori poco esplorati, e per dare a un film dalla buona fattura un’anima e, soprattutto, una personalità.

Ornella, la comicità naturale che ti aspetti

7 donne e un mistero (2021) recensione

Tra le sette donne in scena Ornella Vanoni rappresenta decisamente una ricchezza, un’ironia naturale ben nota ma che non ci si aspetta di vedere applicata con tanta puntualità ai tempi comici. Così seduta su di una sedia a rotelle e completamente immersa nei panni dell’anziana madre avara e con una chiara propensione per gli alcolici, crea delle situazioni realmente comiche senza cadere mai nelle insidie della macchietta. Anzi, dotata di tempi eccezionali, spesso offre alle sue colleghe l’entrata perfetta per una battuta o una chiusura cui è impossibile e non necessario aggiungere qualcosa. Peccato che, a un certo, punto, venga momentaneamente messa a tacere per motivazioni narrative all’interno di uno sgabuzzino, per poi essere riportata in scena verso il finale. La sua assenza, infatti, si fa sentire all’interno della gestione globale della commedia, evidenziando un rallentamento dei ritmi e un’assenza di quella nota caustica e senza filtri che caratterizza la Vanoni nella sua quotidianità.

7 donne e un mistero (2021) poster locandina

Scheda

Titolo originale: 7 donne e un mistero
Regia: Alessandro Genovesi
Paese/anno: Italia / 2021
Durata: 90’
Genere: Commedia, Giallo
Cast: Micaela Ramazzotti, Margherita Buy, Benedetta Porcaroli, Luisa Ranieri, Ornella Vanoni, Diana Del Bufalo, Sabrina Impacciatore
Sceneggiatura: Lisa Nur Sultan, Alessandro Genovesi
Fotografia: Federico Masiero
Montaggio: Claudio Di Mauro
Musiche: Andrea Farri
Produttore: Mario Gianani, Lorenzo Mieli, Lorenzo Gangarossa
Casa di Produzione: Wildside
Distribuzione: Warner Bros.

Data di uscita: 25/12/2021

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Fin da bambina, ho sempre desiderato raccontare storie. Ed eccomi qui, dopo un po’ di tempo, a fare proprio quello che desideravo, narrando o reinterpretando il mondo immaginato da altri. Da quando ho iniziato a occuparmi di giornalismo, ho capito che la lieve profondità del cinema era il mio luogo naturale. E non poteva essere altrimenti, visto che, grazie a mia madre, sono cresciuta a pane, musical, suspense di Hitchcock, animazioni Disney e le galassie lontane lontane di Star Wars; e un ruolo importante l’ha avuto anche il romanticismo di Truffaut. Nel tempo sono diventata giornalista pubblicista; da Radio Incontro e il giornale locale La voce di Roma, passando per altri magazine cinematografici come Movieplayer e il blog al femminile Smackonline, ho capito che ciò che conta è avere una struggente passione per questo lavoro. D’altronde, viste le difficoltà e le frustrazioni che spesso s’incontrano, serve un grande amore per continuare.

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