MATRIX RESURRECTIONS

MATRIX RESURRECTIONS

Giunto quasi 20 anni dopo i suoi predecessori, Matrix Resurrections è un sequel/reboot sorretto da una forte idea metatestuale, in cui Lana Wachowski dissemina suggestioni che poi non riesce a sfruttare compiutamente. Il materiale di partenza c’è, lo sviluppo non convince del tutto, ma il film resta a nostro avviso ben lontano dal disastro descritto da parte della critica statunitense.

Resurrezioni in carne e pixel

Resuscitare a distanza di quasi 20 anni una saga come quella di Matrix significa compiere un’operazione simile, in un certo senso, a quella che fece J.J. Abrams con Star Wars: Il risveglio della Forza, o lo stesso Steven Spielberg col suo discusso Indiana Jones e il regno del teschio di cristallo. Un’operazione analoga a quella dei più illustri colleghi, quindi, quella compiuta da Lana Wachowski in questo Matrix Resurrections, ma non propriamente uguale: questo in primis perché il marchio di Matrix si è impresso nell’immaginario collettivo più come film (il prototipo diretto nel 1999 dagli allora fratelli Wachowski) che come saga.

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I due sequel del 2003, infatti, intitolati Matrix Reloaded e Matrix Revolutions, avevano riscosso tra fans e critica più perplessità che consensi, in virtù di un tentativo di estendere il concept (in sé molto semplice) e l’universo di riferimento dell’originale con divagazioni ambiziose quanto spesso confuse e dispersive. Nel frattempo, Andy e Larry, diventati Lilly e Lana, hanno esplorato altri territori, dall’action urbano e di derivazione anime di Speed Racer, a una sci-fi dai diversi sapori con Cloud Atlas e Jupiter – Il destino dell’universo. Fino all’atteso ritorno alle origini, al franchise della grande popolarità, con un quarto episodio che tuttavia, nello specifico, porterà la firma della sola Lana.

La meta-Matrix

Matrix Resurrections recensione

Forse in quanto consapevole del poco amore dei fans verso i primi due sequel, forse perché influenzata da una recente tendenza dei franchise hollywoodiani (si pensi ad Halloween o Candyman) a ricollegarsi direttamente al primo episodio, Lana Wachowski sceglie in Matrix Resurrections una formula tra il sequel e il reboot. Dopo un prologo di cui si chiariranno i contorni solo in seguito, troviamo il Thomas Anderson col volto di Keanu Reeves trasportato in un universo diverso da quello che avevamo conosciuto: qui, l’uomo è lo sviluppatore della trilogia videoludica di Matrix, una saga di videogiochi di enorme successo, che ha cambiato l’universo videoludico e ha fatto di lui uno degli uomini più popolari d’America. Anderson tuttavia è vittima di incubi e visioni in cui si identifica col personaggio di Neo, protagonista della sua saga, da lui creato sulla base della sua personalità; inoltre, le sue strade si incrociano con quelle di Tiffany (Carrie-Anne Moss), una donna incredibilmente simile alla co-protagonista dei suoi videogiochi, Trinity. Quando un’espansione del suo codice, chiamata “modale”, sembra venir hackerata, il mondo virtuale di Matrix invade definitivamente la realtà: i due personaggi di Bugs (Jessica Henwick) e Morpheus (Yahya Abdul-Mateen II) sembrano fuoriuscire dal videogioco, per spiegare a un attonito Thomas che lui è davvero Neo, e che la realtà che sta vivendo è quella di una Matrix ricostruita.

Le storie non finiscono mai

Matrix Resurrections recensione

Tutta la prima parte di Matrix Resurrections si basa su uno spunto meta-testuale che pone questo sequel dalle parti del sottovalutato Nightmare – Nuovo incubo di Wes Craven (citato come termine di paragone da alcune recensioni d’oltreoceano), che a sua volta si rifaceva a uno dei prototipi del moderno meta-cinema, ovvero I protagonisti di Robert Altman. L’idea di racchiudere l’universo di Matrix in una trilogia di videogiochi, oltre a riflettere sugli ormai annullati confini tra i linguaggi cinematografico e videoludico (e il primo Matrix fu proprio una delle tappe fondamentali di questo processo) serve a imbastire un discorso sul moderno concetto di serialità, sulla sopravvivenza nell’immaginario popolare delle icone – che provengano dal cinema, dalla tv, dai videogiochi o da altri media -, sull’elevazione dei creatori (spesso loro malgrado) al ruolo di moderni demiurghi. Le parentesi comedy della prima mezz’ora che vedono protagonista il collega-nerd di Anderson, ex ragazzino rapito dal mondo di Matrix, esplicitano proprio il carattere pervasivo delle icone della cultura pop degli ultimi decenni, e la loro capacità di vivere e replicarsi di generazione in generazione. “Dicevi che la storia per te era finita, ma le storie non vedono mai davvero la parola fine”, spiega a Thomas/Neo il redivivo agente Smith di Jonathan Groff, qui “camuffatosi” nel personaggio del suo socio in affari. L’efficace montaggio delle scene ambientate nella realtà-contenitore di Thomas con quelle della trilogia originale sottolinea il concetto che, nell’universo del film, la vicenda di Matrix ha avuto un impatto del tutto analogo a quello che noi stessi, al di qua dello schermo, abbiamo sperimentato.

Comprimari e scelte

Matrix Resurrections recensione

Dopo l’ottima prima parte, che colloca le due “resurrezioni” del titolo in un contesto originale e a suo modo credibile, Matrix Resurrections è costretto a svelare le sue carte, facendo ripiombare i protagonisti in quel mondo delle macchine che avevamo già visto (soprattutto) nei due discutibili sequel del 2003. Accanto a loro, personaggi vecchi e nuovi, tra cui spiccano il già conosciuto generale Niobe col volto di Jada Pinkett Smith, l’esule Sati interpretata da Priyanka Chopra Jonas, e l’Analista col volto di Neil Patrick Harris, vero nuovo villain di questo sequel. Se nella parte centrale del film, quando il plot si precisa, la nuova incursione dei protagonisti appare tesa soprattutto a liberare da Matrix il personaggio di un’inconsapevole Trinity, qui il film inizia a mostrare i limiti che già avevano appesantito i due sequel: una certa macchinosità nella costruzione narrativa, una verbosità inutile nei dialoghi – peraltro non atta a definire davvero personaggi secondari che restano prevalentemente sullo sfondo –, la mancanza di quella tensione che trasmetta il senso “epico” della missione dei protagonisti. La narrazione si concentra soprattutto sull’auspicata, “vera” resurrezione della figura di Trinity, la cui apparente soddisfazione nella vita all’interno della Matrice approccia da un’ottica nuova quel concetto di scelta che era già tra i cardini della saga: ma proprio le basi di questo concetto, efficacemente poste nella prima parte del film, non trovano poi un sufficiente approfondimento nella sua prosecuzione.

All we need is love

Matrix Resurrections recensione

Il nuovo/vecchio tema che colpisce di più in Matrix Resurrections, e che appare invero tra i più centrati dell’intero film, è il rinnovato legame romantico tra i due protagonisti, reale motore della storia e chiave della sua evoluzione. Se è vero che la componente sentimentale, appena accennata nel film del 1999, era più presente e determinante nei primi due sequel, qui il rapporto tra Neo e Trinity supera la dimensione di elemento accessorio per farsi tema centrale del film, elemento motore di una vicenda che senza di esso (forse) avrebbe poca ragione di esistere. Le attempate figure di Reeves e Moss, che non fanno nulla per nascondere i loro anni, si cercano e trovano come adolescenti, in modo decisamente più urgente e “giovane” di quanto non avessero fatto nel pregresso della saga: eppure, la descrizione del loro rapporto, specie nelle fasi iniziali – ma anche nell’anticipato risveglio di Trinity – è tra gli elementi più felici del film. A condire il tutto ci sono sequenze d’azione abbastanza efficaci, probabilmente meglio gestite nei corpo a corpo (con un Reeves ben memore della saga di John Wick) che nelle sequenze collettive, a tratti riprese con scarsa fantasia (si pensi al lungo inseguimento automobilistico dell’ultima parte). Si resta perplessi, anche, dallo spreco di una figura reimmaginata (ma poi mal utilizzata) come quella di Smith, nonché dal non aver portato fino in fondo, dopo la prima parte, quel discorso meta-testuale che aveva reso così intrigante la premessa del film. Tutti elementi che impediscono al film di Lana Wachowski di avvicinarsi anche solo vagamente al prototipo del 1999, pur laddove questo resta in realtà (a nostro avviso) ben lontano dal disastro per il quale, da più parti, è stato fatto passare. L’amaro in bocca si sente, purtroppo, ma le suggestioni dell’universo targato Wachowski, pur involute e poco sfruttate, continuano senza dubbio a dispiegare la loro malìa.

Matrix Resurrections poster locandina

Scheda

Titolo originale: Matrix Resurrections
Regia: Lana Wachowski
Paese/anno: Australia, Regno Unito, Stati Uniti / 2021
Durata: 148’
Genere: Azione, Fantascienza
Cast: Andrew Lewis Caldwell, Brian J. Smith, Carrie-Anne Moss, Chad Stahelski, Christina Ricci, Eréndira Ibarra, Jada Pinkett Smith, Jessica Henwick, Jonathan Groff, Joshua Grothe, Keanu Reeves, L. Trey Wilson, Lambert Wilson, Max Riemelt, Michael X. Sommers, Mumbi Maina, Neil Patrick Harris, Priyanka Chopra Jonas, Toby Onwumere, Yahya Abdul-Mateen II
Sceneggiatura: Aleksandar Hemon, David Mitchell, Lana Wachowski
Fotografia: Daniele Massaccesi, John Toll
Montaggio: Joseph Jett Sally
Musiche: Johnny Klimek, Tom Tykwer
Produttore: Aimee Allegretti, Charlie Woebcken, Christoph Fisser, Grant Hill, Henning Molfenter, James McTeigue, Lana Wachowski, Loranne Turgeon, Matt Bilski, Miki Emmrich
Casa di Produzione: NPV Entertainment, Silver Pictures, Venus Castina Productions, Village Roadshow Pictures, Warner Bros.
Distribuzione: Warner Bros.

Data di uscita: 01/01/2022

Trailer

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Marco Minniti
Giornalista pubblicista e critico cinematografico. Collaboro, o ho collaborato, con varie testate web e cartacee, tra cui (in ordine di tempo) L'Acchiappafilm, Movieplayer.it e Quinlan.it. Dal 2018 sono consulente per le rassegne psico-educative "Stelle Diverse" e "Aspie Saturday Film", organizzate dal centro di Roma CuoreMenteLab. Nel 2019 ho fondato il sito Asbury Movies, di cui sono editore e direttore responsabile.

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