UN EROE

UN EROE

Con Un eroe, Asghar Farhadi torna in patria raccontando una vicenda apparentemente semplice, che si problematizza nel corso del suo svolgimento, svelando molto della società iraniana moderna e del suo assorbimento di certi meccanismi mediatici tipici di quella occidentale. Vincitore di un meritato Grand Prix della Giuria al Festival di Cannes 2021.

Eroi e criminali

Dopo la trasferta spagnola di Tutti lo sanno, e le produzioni solo parzialmente autoctone dei precedenti Il cliente e Il passato, con Un eroe Asghar Farhadi torna a immergersi del tutto negli umori del suo paese. Lo fa con un film per cui la critica, meno entusiasta che in passato per il suo lavoro precedente, è tornata a tributargli un plauso pressoché unanime, e che lo ha visto tornare a conquistare un premio importante in un festival internazionale (stavolta il Grand Prix della Giuria a Cannes). Un eroe, per molti versi, è un film molto interno alle coordinate del cinema del regista, ma contemporaneamente sposta il suo sguardo esplorando una diversa declinazione della società iraniana moderna, trasferendosi dalla metropoli alla piccola città; dalla realtà caotica e atomizzata della capitale, cioè, a quella apparentemente più calda e accogliente (ma a doppio taglio nella sopravvivenza del senso comunitario) del più piccolo centro urbano di Shiraz. Una delle prime scene del film, che mostra il protagonista nella storica location, maestosa e “ariosa”, della tomba di Serse, contrasta con l’ambientazione successiva, che lo troverà stretto – fisicamente e metaforicamente – nella realtà di provincia e nell’altrettanto asfissiante gabbia della notorietà mediatica. Da un carcere all’altro.

La dicotomia dei media

Un eroe (2021) recensione

Il protagonista Rahim, qui, è un detenuto finito in carcere perché non è riuscito a ripagare un debito. L’uomo, fuori per un permesso premio, decide di risarcire parzialmente il suo creditore approfittando di un piccolo colpo di fortuna, una quantità d’oro rinvenuta casualmente per strada dalla sua compagna. Quando, tuttavia, il creditore rifiuta, l’uomo decide di restituire la somma al proprietario. Il gesto fa di lui, rapidamente e suo malgrado, un eroe mediatico. Ma l’attenzione dei media finisce presto per ritorcerglisi contro.

Ascolta “6 gennaio al cinema col ritorno di Asghar Farhardi” su Spreaker.

Un eroe, come da titolo, esplora la realtà dicotomica che porta una società mediatizzata – in cui l’opinione pubblica è facilmente portata a schierarsi attraverso parole d’ordine e simboli – a eleggere rapidamente a eroi, e altrettanto rapidamente a gettare nel fango, esseri umani comuni. Un meccanismo che si esaspera con internet e con i social, veri e propri “tribunali” popolari che possono decretare rapidamente la popolarità o la disgrazia di un essere umano. In questo senso, il protagonista (interpretato da un notevole Amir Jadidi) si trova ad affrontare quasi un doppio grado di giudizio: quello della sua piccola realtà parentale, amicale e di vicinato, pronta prima a sostenerlo e poi a ripudiarlo; e poi quella più grande del villaggio globale, che utilizza le stesse dinamiche moltiplicate in modo esponenziale.

Nemici per caso

Un eroe (2021) recensione

In questo senso si pone lo slittamento, a cui si accennava in apertura, dello sguardo del regista da una dimensione macro, quella della metropoli e dell’alienazione urbana, a una più intima, calorosa e tuttavia soffocante, capace di essere alternativamente accogliente e spietatamente giudicante per chi la vive. Un meccanismo che, in fondo, vale tanto per Rahim quanto per il suo antagonista Bahram, due figure che quasi si scambiano i ruoli nel favore dell’opinione pubblica nel corso della storia; due individui specularmente opposti nella presentazione che ne fa il film (mite e remissivo il primo, fortemente contrastante con un’immagine standard e stereotipata di detenuto; fiero e inflessibile il secondo) eppure uniti dalla loro realtà di persone comuni catapultate in una situazione straordinaria. Due nemici per caso più che per scelta, coinvolti loro malgrado in una contesa che li ha visti, in modi diversi, entrambi vittime, gettandone poi le storie nel calderone mediatico. Un calderone che non risparmia niente e nessuno, neanche le vicende familiari più dolorose: la grave forma di balbuzie del figlio del protagonista, a questo proposito, è parimenti data in pasto al giudizio dei media e al capriccio dei social, al punto che in una scena vengono esplicitamente richiamate le logiche di quella “tv del dolore” che ormai accomuna tutte le società moderne.

Un cinema particolare e universale

Un eroe (2021) recensione

Nell’articolare la sua storia, Farhadi non rinuncia all’approccio che lo ha caratterizzato fin dagli inizi della sua carriera, con uno spunto di partenza semplice che viene via via problematizzato, nonché svelato nei suoi diversi aspetti allo spettatore, come se si trattasse di un thriller. Resta, in questo senso, la fiducia del regista nelle immagini e nella recitazione, in una sceneggiatura articolata e nella costruzione attenta del ritmo narrativo e dell’intreccio, tale anche da prescindere dagli elementi spettacolari più espliciti (anche qui, come da tradizione, la colonna sonora è quasi del tutto assente). E torna anche anche in Un eroe, col ritorno del regista in patria, quello sguardo articolato, non esplicitamente politico ma certo con un occhio attento al sociale, sulla realtà moderna della società iraniana: una società che appare aver assorbito molto – purtroppo non il meglio – dei modelli occidentali, a iniziare proprio dalla pervasività dei social media, dalla diffusione incontrollata di (fake) news e “pezzi” di realtà che incorniciano spietatamente gli individui e i loro comportamenti (il video di una rissa); senza dimenticare però le specificità, quelle di una realtà in cui un’associazione di volontariato deve fare la drammatica scelta se salvare la vita a un condannato a morte, in un paese in cui gli omicidi di stato sono la norma, o aiutare un individuo in difficoltà finito in un gioco più grande di lui. La capacità di essere al contempo particolare e universale è forse il punto di forza principale del cinema di Asghar Farhadi, confermato in pieno da questo suo ultimo lavoro.

Un eroe (2021) poster locandina

Scheda

Titolo originale: Ghahreman
Regia: Asghar Farhadi
Paese/anno: Iran / 2021
Durata: 127’
Genere: Drammatico
Cast: Alireza Jahandideh, Amir Jadidi, Ehsan Goodarzi, Fereshteh Sadre Orafaiy, Maryam Shahdaei, Mohsen Tanabandeh, Sahar Goldust, Sarina Farhadi
Sceneggiatura: Asghar Farhadi
Fotografia: Ali Ghazi, Arash Ramezani
Montaggio: Hayedeh Safiyari
Produttore: Alexandre Mallet-Guy, Asghar Farhadi, Olivier Père
Casa di Produzione: Arte France Cinéma, Asghar Farhadi Productions, Memento Films International, Memento Films Production
Distribuzione: Lucky Red

Data di uscita: 03/01/2022

Trailer

Marco Minniti
Giornalista pubblicista e critico cinematografico. Collaboro, o ho collaborato, con varie testate web e cartacee, tra cui (in ordine di tempo) L'Acchiappafilm, Movieplayer.it e Quinlan.it. Dal 2018 sono consulente per le rassegne psico-educative "Stelle Diverse" e "Aspie Saturday Film", organizzate dal centro di Roma CuoreMenteLab. Nel 2019 ho fondato il sito Asbury Movies, di cui sono editore e direttore responsabile.

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