ASSASSINIO SUL NILO

ASSASSINIO SUL NILO

Agili carrellate e piani sequenza ci accompagnano ora per le stanze di alberghi di lusso, ora in locali alla moda, ora, naturalmente, attraverso i ponti della nave. I personaggi fanno la loro apparizione in scena con movimenti ben studiati e – tutti insieme – sembrano quasi voler creare delle piccole coreografie atte a conferire armonia e una perfetta simmetria alle inquadrature. La mano di Kenneth Branagh c’è e si fa sentire fin dai primi minuti e, pur risultando a tratti eccessivamente leziosa e autocompiaciuta, rende il suo Assassinio sul Nilo un lungometraggio dall’estetica impeccabile.

Il ritorno di Poirot

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Tra i romanzi più celebri e amati della grande giallista Agatha Christie v’è indubbiamente Poirot sul Nilo (1937). Non è un caso, dunque, che anche la settima arte abbia voluto “dire la sua” in merito (già nel 1978, infatti, il regista John Guillermin aveva diretto Assassinio sul Nilo, con Peter Ustinov nei panni di Hercules Poirot). A distanza di ben quarantaquattro anni, dunque, anche il regista Kenneth Branagh, che già da tempo ha mostrato uno spiccato interesse nei confronti dei gialli della Christie (del 2017, infatti, è il suo Assassinio sull’Orient Express) ha pensato di realizzarne una propria versione (Assassinio sul Nilo, appunto). Una versione riadattata, “attualizzata” e dall’estetica inconfondibile. Ma andiamo per gradi.

Una neo sposa in pericolo

Assassinio sul Nilo (2022) recensione

Ascolta “Tra Assassinio sul Nilo e Marry me, il nostro colpo di fulmine è Il discorso perfetto” su Spreaker.

La storia è quella che conosciamo tutti. La giovane e affascinante ereditiera Linnet Doyle (impersonata da Gal Gadot) si è appena sposata con Simon (Armie Hammer) e, durante la luna di miele in Egitto, viene perseguitata dalla sua ex amica (nonché ex fidanzata di suo marito) Jacqueline (Emma Mackey). Decisa a mettersi in salvo insieme al marito e ad alcuni amici e parenti, la donna si imbarcherà su una piccola nave da crociera. Insieme al gruppo, anche il celebre investigatore Hercules Poirot (impersonato dallo stesso Branagh), incaricato dalla coppia di assicurarsi che non accada nulla di brutto, ma che, già poco tempo dopo l’imbarco, si troverà a dover indagare proprio sull’assassinio di Linnet.

La storia ai giorni nostri

Assassinio sul Nilo (2022) recensione

I recenti dettami dell’Academy, si sa, impongono che ogni lungometraggio che aspiri ad aggiudicarsi la tanto ambita statuetta tratti – anche soltanto di sfuggita – determinate tematiche. E anche Kenneth Branagh, dunque, si è adattato a tali dettami “attualizzando” e – a tratti – anche riscrivendo il giallo della Christie, senza che la cosa risulti forzata. Ed ecco che alcuni personaggi del libro originale sono stati sostituiti da altri, in modo che ognuno dei protagonisti risultasse fin dai primi minuti legato – ora tramite vincoli di parentela, ora da semplice amicizia o conoscenza – alla vittima. Un cast eterogeneo e multirazziale, dunque, fa in modo che razzismo e intolleranza verso chi è considerato “diverso” (comprese due donne segretamente innamorate) possano costituire possibili moventi per l’omicidio della giovane Linnet.

Sei tu, Hercules?

Assassinio sul Nilo (2022) recensione

Lo spirito del romanzo di Agatha Christie, tuttavia, c’è. E se pensiamo al precedente lungometraggio di Branagh – ossia Assassinio sull’Orient Express – ci rendiamo conto di come anche la figura di Hercules Poirot risulti, in questa seconda opera, perfettamente in linea con il suo modello originale. Cosa, questa, che non era stata nel film del 2017, in cui il celebre investigatore ci era sembrato troppo “cupo”, troppo preso dai suoi tormenti interiori per somigliare all’Hercules Poirot a cui ci siamo affezionati leggendo i gialli a lui dedicati.

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Uno stile inconfondibile

Poi, ovviamente, c’è la cifra stilistica di Kenneth Branagh. Agili carrellate e piani sequenza ci accompagnano ora per le stanze di alberghi di lusso, ora nei pressi delle piramidi, ora, naturalmente, attraverso i ponti della nave. I personaggi fanno la loro apparizione in scena con movimenti ben studiati e – tutti insieme – sembrano quasi voler creare delle piccole coreografie atte a conferire armonia e una perfetta simmetria alle inquadrature. La mano di Kenneth Branagh c’è e si fa sentire fin dai primi minuti e, pur risultando, a tratti, eccessivamente leziosa e autocompiaciuta, rende il presente Assassinio sul Nilo un lungometraggio dall’estetica impeccabile. Nonostante risulti eccessivamente patinata per un grande classico di cui avremmo apprezzato anche un eventuale retrogusto “rétro”.

Assassinio sul Nilo (2022) recensione

Scheda

Titolo originale: Death on the Nile
Regia: Kenneth Branagh
Paese/anno: Regno Unito, Stati Uniti / 2022
Durata: 127’
Genere: Drammatico, Giallo, Poliziesco
Cast: Ali Fazal, Annette Bening, Armie Hammer, Dawn French, Emma Mackey, Gal Gadot, Hayat Kamille, Jennifer Saunders, Kenneth Branagh, Letitia Wright, Rose Leslie, Russell Brand, Sophie Okonedo, Tom Bateman
Sceneggiatura: Michael Green
Fotografia: Haris Zambarloukos
Montaggio: Úna Ní Dhonghaíle
Musiche: Patrick Doyle
Produttore: Simon Kinberg, Mark Gordon, Ridley Scott, Kenneth Branagh, Judy Hofflund, Kevin J. Walsh
Casa di Produzione: 20th Century Studios, Scott Free Productions, The Mark Gordon Company, The Estate of Agatha Christie, TSG Entertainment, Kinberg Genre
Distribuzione: Walt Disney Studios Motion Pictures Italia

Data di uscita: 10/02/2022

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Marina Pavido
Dopo la laurea in Lingue Moderne, Letterature e Scienze della Traduzione presso l’Università La Sapienza di Roma, mi sono diplomata in regia e sceneggiatura presso l’Accademia di Cinema e Televisione Griffith di Roma, con un workshop di critica cinematografica presso il Centro Sperimentale di Cinematografia. Dal 2013 scrivo di cinema con il blog Entr’Acte, con il quotidiano Roma e con le testate CineClandestino.it, Mondospettacolo, Raccontardicinema, Cabiria Magazine, e, ovviamente, Asbury Movies. Presidente del Circolo del Cinema "La Carrozza d'Oro", nel 2019 ho fondato la rivista Cinema Austriaco.

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