UNCHARTED

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Arriva nelle sale italiane con Uncharted l’adattamento live action dell’omonima serie per console Playstion che, dopo quattro capitoli (e due spin-off), aggiunge ai fumetti e al libro già realizzati anche una pellicola. La regia di Ruben Fleisher (Benvenuti a Zombieland e relativo seguito, Gangster Squad, Venom), l’ironia e le acrobazie (senza ragnatele) di Tom Holland, non bastano però a realizzare una trasposizione all’altezza dell’originale.

Sulla rotta di Magellano

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Il giovane Nathan Drake (Tom Holland), discendente del pirata inglese sir Francis Drake, viene reclutato da Victor Sullivan (Mark Wahlberg) per localizzare il leggendario tesoro della spedizione di Magellano, ma i due non saranno soli. Da New York fino alle Filippine, passando per Barcellona, dovranno infatti vedersela contro Santiago Moncada (Antonio Banderas) e Jo Braddock (Tati Gabrielle) in una vera e propria caccia al tesoro in cui tornano alla ribalta legami familiari sbiaditi e nessuno è realmente quel che sembra.

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La sceneggiatura di Uncharted, scritta a sei mani da Rafe Judkins (tra le altre cose, la serie televisiva La ruota del tempo) e dal duo Art Marcum/Matt Halloway (soprattutto al servizio di script per la Marvel con Iron Man, Il Punitore – Zone di guerra e il non troppo futuro Morbius), adatta l’omonima serie di videogiochi sviluppati da Naughty Dog per Playstation, creando una origin story che trae elementi dai diversi capitoli della serie, in particolare dal quarto (Uncharted 4: Fine di un ladro).

Trasposizioni rischiose

Uncharted recensione

Due sono gli stati d’animo con i quali entrare in sala e vedere Uncharted: con la speranza di assistere a una trasposizione degna dell’opera originale (e questo ovviamente vale per qualsiasi opera che possa essere tratta da un libro, una graphic novel e via dicendo) oppure con l’auspicio di assistere a un film d’azione e avventura con la “A” maiuscola, capace, se non di equiparare i mostri sacri del genere, quantomeno di divertire lo spettatore per un paio d’ore. Le trasposizioni da videogiochi, inoltre, presentano ben più di una buccia di banana sul quale si rischia di scivolare (basti pensare a titolo esemplificativo ai vari Silent Hill, Resident Evil e alle regie di Uwe Boll): ciò che l’esperienza videoludica può rendere divertente e accattivante, è più difficile da centrare nella controparte cinematografica.

Already (Un)charted

Uncharted recensione

Accettabili altre opzioni di lettura, che molto probabilmente però convergeranno tutte verso l’impressione di trovarsi di fronte a un divertimento da luna park iterato e che, perciò, spinge a dirigersi verso altri più elettrizzanti lidi. La trama sembra non avere guizzi capaci di suscitare l’attesa spasmodica di vedere come procederà la “caccia al tesoro”, vero marchio di fabbrica di Uncharted: il ritmo del film non è particolarmente tirato ed è portato avanti da tante situazioni, o meglio quest, che però di accattivante hanno ben poco, anche se le sequenze d’azione tentano di rimandare inevitabilmente all’universo videoludico (a proposito: per chi scrive, i cinque minuti finali del tutt’altro che imprescindibile Doom del 2005 sono forse gli unici che siano realmente riusciti in questo intento tra le varie trasposizioni attuate fino ad oggi). Ed è un peccato, perché se all’inizio della pellicola la regia di Fleischer riesce a proiettare lo spettatore in medias res degli eventi, il ricorso al flashback per raccontarci la vicenda dall’inizio infiacchisce una trama che fa fatica ad andare avanti. Ci si potrebbe dunque divertire a scovare le citazioni o gli elementi riconducibili ad altre opere (dove abbiamo già visto la mappa con gli spostamenti in aereo tracciati da una linea?), magari facilitati dal fatto che si è riusciti a stabilire una forma di empatia con i personaggi, sentimento che però si ignora abbastanza agilmente. Non bastano l’ironia di Holland o un cast comunque “ricco” condito dalla presenza di Mark Wahlberg e Antonio Banderas, e poiché lo spessore dell’antagonista risulta essere abbastanza nullo, è inevitabile che il film si infiacchisca nella convenzionale resa dei conti finale.

Valigie da non disfare

Uncharted recensione

Dalla visione di Uncharted si esce dunque con una certa sensazione di deja vù (perché scadere nell’ovvio citando anche solo Il mistero dei templari? Non lo faremo!) e l’impressione più generale che Fleischer dia il meglio di sé quando si cimenta con la componente horrorifica parodiata e condita di citazioni ben incastrate tra loro (come ci testimonia quel piccolo cult nel suo genere che è Benvenuti a Zombieland, replicata nel suo non necessario ma godibile seguito Zombieland – Doppio colpo) o comunque quando ha la possibilità di mettere mano su certi toni cupi (Venom). Meglio dunque tenersi stretta un’epidemia zombie e andare a ripassare le regole della sopravvivenza. Ma, se proprio si vogliono preparare i bagagli e iniziare la caccia al tesoro, il consiglio è allora di restare dopo i titoli di coda e gustarsi il lancio promozionale per il successivo capitolo della serie.

Uncharted poster locandina
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Scheda

Titolo originale: Uncharted
Regia: Ruben Fleischer
Paese/anno: Stati Uniti / 2022
Durata: 116’
Genere: Avventura, Azione
Cast: Alana Boden, Anthony Thomas, Antonio Banderas, Diarmaid Murtagh, Georgia Goodman, Jesús Evita, Jonathan Failla, Joseph Balderrama, Mark Wahlberg, Peter Seaton-Clark, Pingi Moli, Robert Maaser, Rudy Pankow, Serena Posadino, Sophia Ali, Steven Waddington, Tati Gabrielle, Tiernan Jones, Tom Holland
Sceneggiatura: Rafe Judkins, Art Marcum, Matt Holloway
Fotografia: Chung Chung-hoon
Montaggio: Richard Pearson, Chris Lebenzon
Musiche: Ramin Djawadi
Produttore: Charles Roven, Ari Arad, Alex Gartner, Christoph Fisser, Henning Molfenter, Charlie Woebcken
Casa di Produzione: Atlas Entertainment, Naughty Dog (Made game story), Sony Computer Entertainment America, Columbia Pictures, Arad Productions, PlayStation Productions, Ayuntamiento de Madrid
Distribuzione: Warner Bros.

Data di uscita: 17/02/2022

Trailer

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Jacopo Russo
Laureato in archeologia ma sempre con pericolose deviazioni cinematografiche, tali da farmi frequentare dei corsi di regia e sceneggiatura presso il Centro Sperimentale di Cinematografia. Ho partecipato per alcuni anni allo staff organizzativo dell’Irish Film Festival presso la Casa del Cinema. Da qua, il passo per dedicarmi a dei cortometraggi, alcuni dei quali per il concorso “Mamma Roma e i suoi quartieri”, è stato breve, condito anche dalla curatela di un incontro intitolato “La donna nel cinema giapponese”, focalizzato sul cinema di Mizoguchi, presso il cineclub Alphaville. Pur amando ovviamente il cinema nelle sue diverse sfaccettature, sono un appassionato di pellicole orientali, in particolare coreane, che credo occuperanno un posto rilevante nei futuri manuali di storia del cinema.

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