OCCHIALI NERI

OCCHIALI NERI

L’atteso ritorno dietro la macchina da presa di Dario Argento è un prodotto più che dignitoso, che cita i classici del regista senza tentare di replicarli tout court, memore di una carriera che negli anni si è trasformata arrivando a perdere il suo centro. Occhiali neri, nella sua dichiarata esilità narrativa, funziona come pura macchina da tensione, riuscendo anche, un po’ a sorpresa, a emozionare.

Il buio oltre lo schermo

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Se è vero che il cinema di Dario Argento, negli ultimi decenni, ha indubbiamente subito un’involuzione creativa e stilistica – involuzione che data circa all’inizio degli anni ‘90 – è pur vero che gran parte dei problemi del cineasta romano nei suoi rapporti col suo pubblico storico (e ancor più con una critica che non l’ha mai capito del tutto) nascono probabilmente da un fatto di aspettative. Dopo la fine definitiva dei fasti di un genere – il giallo all’italiana – che ha proiettato le sue propaggini fin dentro gli anni ‘80, si è spesso chiesto al suo più noto rappresentante di continuare a replicarne, tout court, gli stilemi. E questo è di fatto un errore, data la diversa situazione produttiva che il cinema italiano ha vissuto a partire da trent’anni fa, e data la certificazione di una crisi, nel senso più ampio, del “genere”, su cui già si è molto ragionato: ed è un errore che appare in tutta la sua plastica evidenza con la visione di questo Occhiali neri. Il ritorno al cinema del regista a dieci anni di distanza dall’ultimo Dracula 3D, che di nuovo dispone di un palcoscenico internazionale per la sua presentazione (lì Cannes, qui Berlino) ci consegna un Dario Argento sicuramente più “libero” che in passato, capace di omaggiare il suo cinema migliore in un gioco di rimandi organici al racconto, senza bisogno di riprodurlo tal quale. Un Argento che forse ha definitivamente fatto pace con le sue visioni, in una storia che – un po’ malinconicamente – nega alla sua protagonista l’atto stesso del vedere. Quasi una celebrazione del ricordo – quello della luce come quello del buio – e del potere dell’immagine di stamparsi nella memoria (impossibilitata a farlo nella retina, come succedeva in Quattro mosche di velluto grigio) nelle forme del sogno o dell’incubo.

Fuga dalla visione

Occhiali neri recensione

Protagonista della vicenda è Diana (Ilenia Pastorelli), una prostituta che viene presa di mira da un serial killer, all’indomani di un’eclissi totale di sole che aveva temporaneamente gettato la città nel buio. Quasi un presagio della sorte che toccherà a Diana, inseguita dall’assassino in auto e infine gravemente ferita agli occhi nello scontro provocato dal killer, resa cieca in modo forse perenne. La donna finisce per legarsi a Chin (Zhang Xinyu), bambino cinese la cui famiglia è rimasta coinvolta nell’incidente, ospite di una casa d’accoglienza dopo la perdita dei suoi genitori; ma la vicinanza tra i due finirà col mettere in pericolo anche il bambino, specie dopo la sua fuga dalla struttura di accoglienza. L’assassino, che ha già ucciso altre prostitute, continua a minacciare la vita di Diana, e ora anche di Chin; ma ad aiutarli ci sarà l’assistente Rita (Asia Argento), che regala alla donna Nerea, pastore tedesco che diventerà presto la sua inseparabile compagna.

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Il plot di Occhiali neri, com’è facile intuire da questa breve sinossi, è quanto di più essenziale si possa immaginare: sicuramente un passo di lato, da parte di Argento, rispetto alle trame più articolate e ricche di personaggi dei suoi film più noti, ma anche agli intrecci thriller di lavori dimenticabili più recenti come Il cartaio o Giallo. Il nuovo film di Argento – nato da una sceneggiatura scritta insieme a Franco Ferrini nel 2002 – ha pochissimi personaggi, con un cuore narrativo tutto basato su un singolo inseguimento; una scelta nel segno dell’essenzialità (e, se si vuole, di una dichiarata esilità) proprio da parte di un cineasta che per tutta la sua carriera è stato tacciato di essere carente nella costruzione di storie.

Alleanza di loser

Occhiali neri recensione

Una “carenza”, quella appena citata, che il regista sfrutta qui a suo vantaggio, riducendo all’osso gli eventi che fanno progredire il racconto, e riuscendo a dare una definizione organica, funzionale alla trama, ai due protagonisti principali della storia. In questo, torna lo sguardo privilegiato di Argento sulle categorie marginalizzate, già in passato spesso protagoniste delle sue storie: si pensi non solo al paragone più ovvio, ovvero quello con l’enigmista cieco interpretato da Karl Malden ne Il gatto a nove code, ma anche al Carlo alcolizzato e omosessuale (in un periodo in cui l’omosessualità era ancora vista con ostilità) di Profondo rosso, col volto di Gabriele Lavia, o all’inedita alleanza contro l’assassino, in Phenomena, della coppia composta dall’adolescente “stramba” Jennifer Connelly e dal disabile interpretato da Donald Pleasence. In Occhiali neri, di fatto, a fronteggiare il killer c’è un’altra coppia di outsider: è outsider due volte la Diana col volto di Ilenia Pastorelli, prostituta e cieca – e, come prostituta, impossibilitata persino a godere di quel pietismo abilista che spesso circonda i disabili – e lo è il piccolo Chin, orfano e bullizzato dai coetanei per la sua nazionalità. Una coppia il cui rapporto è descritto con pochi ed efficaci tratti, grazie anche alla buona recitazione della Pastorelli e dell’esordiente Zhang Xinyu, che si somma a quell’afflato animalista (anch’esso memore di Phenomena) portato dalla presenza in scena del cane Nerea.

Due commiati?

Occhiali neri recensione

Occhiali neri dà subito in pasto allo spettatore un prologo di estrema suggestione (la rappresentazione dell’eclissi, con le strade di Roma trasfigurate, e un tempo sociale sospeso) per poi incastonare la sua narrazione tra due sequenze ugualmente cruente: l’omicidio della prima prostituta – memore di Profondo rosso – e la crudele resa dei conti col killer (che fa un’altra citazione, che tuttavia evitiamo volutamente di rivelare). Sequenze entrambe girate molto bene, che provano che la capacità di Argento di essere, parimenti, elegante nella messa in scena, e grafico nella rappresentazione degli omicidi (uno dei pochi, veri esteti della morte del nostro cinema, insomma) è tutt’altro che compromessa. In mezzo, un lungo inseguimento, una fuga contrappuntata dall’ottimo commento musicale di Arnaud Rebotini – che cita in modo esplicito i primi Goblin –; una fuga che si snoda tra le strade di una capitale minacciosa – che forse dell’eclissi ha assorbito in sé un po’ dell’impenetrabile buio, facendolo proprio – e una campagna che di nuovo rimanda a Phenomena e alla sua dimensione da horror rurale. Quasi a irridere le aspettative del fan devoto (quello che citavamo in apertura) il regista a metà film sbeffeggia il meccanismo del whodunit, che in fondo nel suo cinema è stato sempre mezzo, più che fine; nella fuga si registrano anche alcune incongruenze, che tuttavia si accettano senza grandissimi sforzi. La conclusione, malinconica e persino struggente (elemento insolito per il cinema del regista) segna un commiato che potrebbe forse essere, per Argento, quello al cinema: è una supposizione, che ovviamente non ci sentiamo di auspicare, ma che pare trapelare in controluce dal tono dolceamaro di questo lavoro. Saranno solo i prossimi anni, eventualmente, a darci conferma o smentita di questa ipotesi.

Occhiali neri poster locandina
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Scheda

Titolo originale: Occhiali neri
Regia: Dario Argento
Paese/anno: Francia, Italia / 2022
Durata: 90’
Genere: Horror, Thriller
Cast: Andrea Gherpelli, Asia Argento, Cristiano Simone Iannone, Fabrizio Eleuteri, Gianluca Gugliarelli, Gladys Robles, Guglielmo Favilla, Ilienia Pastorelli, Ivan Alovisio, Maria Rosaria Russo, Mario Pirrello, Mario Scerbo, Paola Sambo, Tiffany Zhou, Viktorie Ignoto, Zhang Xinyu
Sceneggiatura: Dario Argento, Franco Ferrini
Fotografia: Matteo Cocco
Montaggio: Flora Volpelière
Musiche: Arnaud Rebotini
Produttore: Conchita Airoldi, Asia Argento, Laurentina Guidotti, Brahim Chioua, Vincent Maraval, Noémie Devide
Casa di Produzione: Rai Cinema, Vision Distribution, Urania Pictures S.r.l., Canal+, Getaway Films, Ciné+, Sky
Distribuzione: Vision Distribution

Data di uscita: 24/02/2022

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Marco Minniti
Giornalista pubblicista e critico cinematografico. Collaboro, o ho collaborato, con varie testate web e cartacee, tra cui (in ordine di tempo) L'Acchiappafilm, Movieplayer.it e Quinlan.it. Dal 2018 sono consulente per le rassegne psico-educative "Stelle Diverse" e "Aspie Saturday Film", organizzate dal centro di Roma CuoreMenteLab. Nel 2019 ho fondato il sito Asbury Movies, di cui sono editore e direttore responsabile.

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