IL RITRATTO DEL DUCA

IL RITRATTO DEL DUCA

Jim Broadbent e Helen Mirren conferiscono carattere a Il ritratto del duca, ultima prova del regista Roger Michell, e con le loro sempre ottime prove attoriali fanno sì che l’intero lungometraggio si faccia “perdonare” alcune sue piccole lacune. Già, perché, di fatto, il presente lungometraggio, pur vantando una scrittura complessivamente pulita, tocca determinate tematiche senza andare a fondo come dovrebbe.

Imprese memorabili

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Il compianto regista Roger Michell si è fatto notare da pubblico e critica, nel corso della sua carriera, perlopiù attraverso la realizzazione di commedie leggere, dalla forte componente sentimentale. Impossibile non pensare, giusto per fare un esempio, a Notting Hill (realizzato nel 1999 e con protagonisti Julia Roberts e Hugh Grant), probabilmente il suo più celebre lungometraggio. Eppure, per quanto riguarda l’ultimo film da lui realizzato – Il ritratto del duca, appunto, già presentato fuori concorso alla Mostra d’Arte Cinematografica di Venezia 2020 – sembra che il regista sudafricano abbia voluto (almeno un po’) avvicinarsi a tematiche sociali di ben più grande rilevanza, quali, su tutte, l’eterna lotta di classe e la mancanza di attenzione, da parte del governo, nei confronti dei cittadini più bisognosi.

Abbasso il canone tv!

Il ritratto del duca recensione

Con queste premesse, dunque, Il ritratto del duca mette in scena una storia realmente accaduta a Londra nel 1961. Kempton Bunton (impersonato da Jim Broadbent) è un tassista sessantenne con il sogno di diventare drammaturgo (i suoi script, tuttavia, vengono costantemente rifiutati dalle varie emittenti televisive a cui li manda). L’uomo è sposato da molti anni con Dorothy (Helen Mirren) e con la donna condivide un passato doloroso, a causa della morte prematura della loro figlia.

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La sua vita, tuttavia, ha bisogno di una svolta e, dal momento che ogni cittadino – compresi i più anziani – è costretto, ogni anno, a pagare il canone per la televisione, Kempton deciderà di rubare il ritratto del Duca di Wellington – realizzato da Francisco Goya, e che si trova presso la National Gallery di Londra – al fine di chiedere come riscatto proprio l’abolizione del suddetto canone.

Due mostri sacri

Il ritratto del duca recensione

Già a una prima, sommaria lettura della sinossi notiamo immediatamente due nomi, che – senza paura alcuna di esagerare – sono sempre una vera e propria garanzia (come spesso vuole la scuola inglese): Jim Broadbent e Helen Mirren. Ed è proprio a loro (e, in particolare, al personaggio impersonato da Broadbent) che Roger Michell affida l’intero suo lungometraggio. Particolarmente degno di nota, a tal proposito, è il rapporto tra i due coniugi: un rapporto solido, che va avanti da molti anni, nonostante le numerose avversità, in cui alcune bugie “a fin di bene” danno adito a divertenti siparietti e a situazioni esilaranti al limite del paradossale. Broadbent e la Mirren conferiscono carattere a Il ritratto del duca e con le loro sempre ottime prove attoriali fanno sì che l’intero lungometraggio si faccia “perdonare” alcune sue piccole lacune.

Discorsi lasciati in sospeso

Il ritratto del duca recensione

Già, perché, di fatto, il presente Il ritratto del duca, pur vantando una scrittura complessivamente pulita, tocca determinate tematiche senza andare a fondo come dovrebbe. Ciò riguarda, appunto, proprio il discorso riguardante le condizioni di vita delle classi meno abbienti e come le stesse vengano “ignorate” dal governo. La storia di Kempton sta a sancire un’importante svolta per quanto riguarda i diritti dei cittadini più anziani. Michell, dal canto suo, non indaga a fondo determinate situazioni, ma si limita a far ruotare la storia quasi unicamente intorno al suo protagonista, scansando un ben più complesso discorso sociale, che – non dimentichiamolo – ha dato adito alla storia stessa. E così, “viziati” dal cinema di Ken Loach, non possiamo non notare determinate mancanze, avendo, al contempo, la sensazione che questo Il ritratto del duca – pur gradevole, indubbiamente divertente ed elegante nella sua messa in scena – sia quasi “incompleto”. Peccato.

Il ritratto del duca poster
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Scheda

Titolo originale: The Duke
Regia: Roger Michell
Paese/anno: Regno Unito / 2020
Durata: 96’
Genere: Commedia, Drammatico, Biografico
Cast: Alice Stokoe, Andrew Havill, Charlie Richmond, Cliff Burnett, Fionn Whitehead, Heather Craney, Helen Mirren, Jack Bandeira, James Wilby, Jim Broadbent, John Heffernan, Matthew Goode, Michael Hodgson, Richard McCabe, Sarah Annett, Sarah Beck Mather, Stephen Rashbrook, Val McLane, Will Graham
Sceneggiatura: Richard Bean, Clive Coleman
Fotografia: Mike Eley
Montaggio: Kristina Hetherington
Musiche: George Fenton
Produttore: Nicky Bentham, Michael S. Constable
Casa di Produzione: Screen Yorkshire, Neon Films, Great Bison Productions, Ingenious Media, Pathe UK
Distribuzione: BiM Distribuzione

Data di uscita: 03/03/2022

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Marina Pavido
Dopo la laurea in Lingue Moderne, Letterature e Scienze della Traduzione presso l’Università La Sapienza di Roma, mi sono diplomata in regia e sceneggiatura presso l’Accademia di Cinema e Televisione Griffith di Roma, con un workshop di critica cinematografica presso il Centro Sperimentale di Cinematografia. Dal 2013 scrivo di cinema con il blog Entr’Acte, con il quotidiano Roma e con le testate CineClandestino.it, Mondospettacolo, Raccontardicinema, Cabiria Magazine, e, ovviamente, Asbury Movies. Presidente del Circolo del Cinema "La Carrozza d'Oro", nel 2019 ho fondato la rivista Cinema Austriaco.

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