LUNANA: IL VILLAGGIO ALLA FINE DEL MONDO

LUNANA: IL VILLAGGIO ALLA FINE DEL MONDO

Distribuito tre anni dopo la sua uscita originaria, Lunana – Il villaggio alla fine del mondo è un piccolo, prezioso frammento di una cinematografia stimolante, che liricizza (in modo quasi invisibile) una storia semplice, all’insegna di una spontaneità che non diventa mai retorica o semplicismo.

Vita ad alt(r)a quota

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Con questo Lunana – Il villaggio alla fine del mondo, film bhutanese datato 2019, arriva nel nostro paese un frammento di una cinematografia lontana, pochissimo trattata anche dal circuito dei festival, almeno rispetto a quelle ormai ben poco esotiche della maggior parte dei paesi del sud-est asiatico. Il Bhutan, minuscolo stato himalayano retto da una monarchia, il cui indice di benessere è misurato dal FIL (indice di Felicità Interna Lorda) ha una tradizione cinematografica di una certa consistenza, di cui ci sono arrivati nel corso degli ultimi decenni pochissimi esempi (uno è l’interessante dramma Maghi e viaggiatori, diretto dal regista Khyentse Norbu, datato 2003). L’uscita tardiva di questo esordio dietro la macchina da presa di Pawo Choyning Dorji, una formazione da fotografo e una gavetta con lo stesso Norbu, può servire innanzitutto a gettare uno sguardo su una società e su una cinematografia colte nella loro interezza e complessità, entrambe dai tratti meno scontati di quanto non si possa immaginare. Uno sguardo che, nello specifico, ha interessato anche l’Academy, che due anni fa tributò al film la nomination nella categoria del miglior film internazionale.

L’Australia può attendere

Lunana: Il vilaggio alla fine del mondo: l'esterno della scuola con Sherab Dorji, i suoi piccoli alunni e lo yak
Lunana: Il vilaggio alla fine del mondo: l’esterno della scuola con Sherab Dorji, i suoi piccoli alunni e lo yak

Protagonista della trama è Ugyen, giovane insegnante di scuola elementare svogliato, che sogna di lasciare il Bhutan per andare in Australia e intraprendere lì la carriera di cantante. La sua scarsa motivazione per il lavoro gli provoca la riprovazione del personale scolastico, e infine una punizione: il giovane viene infatti trasferito per un anno nell’unica scuola di Lunana, un villaggio di 56 anime sito tra i monti, a 4.800 metri di altitudine.

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A Lunana manca qualsiasi comfort, l’energia elettrica non arriva che a tratti, e la scuola è una stanza spoglia e priva di lavagne. Per arrivarci, Ugyen è costretto a camminare per otto giorni in un’interminabile scarpinata tra le montagne. Una volta arrivato sul posto, tuttavia, nonostante i disagi iniziali, l’uomo resta prima incuriosito e poi conquistato dallo stile di vita degli abitanti, e soprattutto dai suoi piccoli allievi. L’Australia forse può attendere, almeno per il momento.

Sogni globalizzati

Lunana: Il vilaggio alla fine del mondo: Sherab Dorji e Kelden Lhamo Gurung in una suggestiva immagine del film di Pawo Choyning Dorji
Lunana: Il vilaggio alla fine del mondo: Sherab Dorji e Kelden Lhamo Gurung in una suggestiva immagine del film di Pawo Choyning Dorji

Ciò che colpisce della parte introduttiva di Lunana – Il villaggio alla fine del mondo, quella che descrive la quotidianità del protagonista, è la descrizione di un contesto sociale e di vita con più affinità con quello occidentale di quante non si potrebbero immaginare. Ugyen suona e canta musica occidentale, indossa costantemente cuffie in cui passano motivi pop di ispirazione anglosassone, frequenta i pub e vorrebbe fuggire, per inseguire un sogno forse modellato sulle immagini pubblicitarie arrivate dall’occidente. Una società dai tratti storici ed etnici del tutto peculiari (e propri) sembra aver assorbito, nella rappresentazione che ne viene proposta, non solo lo stile di vita occidentale nei suoi tratti più prosaici, ma anche gli stessi, preconfezionati sogni di emancipazione. Finito a fare l’insegnante per caso – e incurante dei valori tradizionali e familistici che lo vorrebbero accanto all’anziana nonna, unica familiare superstite – Ugyen aspira a una fuga che è più idea astratta (e generica) che reale esigenza. La globalizzazione occidentale pare aver contaminato anche le istanze di libertà e la stessa idea di (positivo) conflitto generazionale.

Il maestro che apprende

Lunana: Il vilaggio alla fine del mondo: Sherab Dorji legge nella sua dimora in una scena del film
Lunana: Il vilaggio alla fine del mondo: Sherab Dorji legge nella sua dimora in una scena del film

La lunga introduzione di Lunana – Il villaggio alla fine del mondo è separata dal cuore del film da una sorta di intermezzo, il lungo viaggio a piedi sulle montagne che segna il primo, traumatico contatto del giovane di città con una realtà tanto antica quanto per lui nuova e “rivoluzionaria”. Una traversata che serve a preparare il protagonista e lo spettatore per ciò che verrà, all’insegna di una bellezza contemplativa che (anche a livello di fotografia) contrasta in modo visibile coi colori artificiali della prima parte del film. Il contatto di Ugyen col nuovo ambiente sarà dapprima conflittuale e segnato (ovviamente) dal rifiuto, successivamente sempre più aperto e foriero di stimoli per l’uno e per l’altro. Un processo dunque bidirezionale, in cui non solo il protagonista si spoglia delle convenzioni della vita urbana, ma in cui egli stesso riesce a trasmettere in modo fecondo le sue competenze più utili (fedele in questo all’appellativo di “maestro”, rivoltogli non solo dai piccoli allievi). Una bidirezionalità simboleggiata dalla musica e dal canto, da un lato con l’apprendimento (dalla giovane cantrice del villaggio) di una canzone tradizionale per sola voce, e dall’altro col corrispondente insegnamento ai bambini di un noto brano infantile occidentale – che non riveliamo – suonato con la chitarra.

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Lirica spontaneità

Lunana: Il vilaggio alla fine del mondo: una sorridente Pem Zam in una scena del film
Lunana: Il vilaggio alla fine del mondo: una sorridente Pem Zam in una scena del film

Affidandosi a pochissimi attori, ma soprattutto alla reale popolazione del villaggio di Lunana (ivi compresi i bambini, che interpretano se stessi) il regista Pawo Choyning Dorji confeziona con Lunana – Il villaggio alla fine del mondo un film piccolo ma tutt’altro che inconsistente, che schiva anche quel rischio di retorica che, con un soggetto del genere, risulta sempre in agguato. Non c’è enfasi, nella descrizione del rapporto tra il protagonista e i suoi piccoli allievi, ma solo una naturalezza che aderisce efficacemente (pur liricizzata dal mezzo) a tempi e modi della vita reale. Una vita reale i cui contorni, tra i monti della catena himalayana, ci vengono restituiti in tutti i rituali, evitando sia le tentazioni puramente documentaristiche – il carattere narrativo del film non è mai in discussione – sia qualsiasi tendenza elegiaca. Il tutto è all’insegna di una spontaneità narrativa e recitativa, e di un’”invisibilità” di un mezzo che tuttavia, proprio laddove riesce a riportare con efficacia il contatto con l’alterità, ribadisce con forza la sua presenza. I paesaggi, utilizzati in modo funzionale e senza strafare dalla regia, fanno il resto, insieme alla presenza di un saggio yak, silenziosa presenza aggiuntiva nella classe: un curioso attore in più per il film, vecchio testimone di un modello di vita di cui il cinema ci ha restituito, con disarmante naturalezza, un significativo frammento.

Lunana: Il vilaggio alla fine del mondo: la locandina italiana del film di Pawo Choyning Dorji

Scheda

Titolo originale: Lunana: A Yak in the Classroom
Regia: Pawo Choyning Dorji
Paese/anno: Cina, Bhutan / 2019
Durata: 110’
Genere: Drammatico
Cast: Art Finch, Chimi Dem, Dophu, Dorji Om, Kelden Lhamo Gurung, Kunzang Wangdi, Oriana Chen, Pem Zam, Sangay Lham, Sherab Dorji, Sonam Tashi, Tandin Sonam, Tashi Dema, Tsheri Zom, Tshering Dorji, Tshering Zangmo, Ugyen Norbu Lhendup
Sceneggiatura: Pawo Choyning Dorji
Fotografia: Jigme Tenzing
Montaggio: Ku Hsiao-Yun
Produttore: Xiang Shaokun, Jia Honglin, Stephanie Lai, Li Yijing, Pawo Choyning Dorji, Tshering Dorji
Casa di Produzione: Huanxi Media Group, Dangphu Dingphu: A 3 Pigs Production
Distribuzione: Officine UBU

Data di uscita: 31/03/2022

Trailer

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Marco Minniti
Giornalista pubblicista e critico cinematografico. Collaboro, o ho collaborato, con varie testate web e cartacee, tra cui (in ordine di tempo) L'Acchiappafilm, Movieplayer.it e Quinlan.it. Dal 2018 sono consulente per le rassegne psico-educative "Stelle Diverse" e "Aspie Saturday Film", organizzate dal centro di Roma CuoreMenteLab. Nel 2019 ho fondato il sito Asbury Movies, di cui sono editore e direttore responsabile.

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