STORIA DI MIA MOGLIE

STORIA DI MIA MOGLIE

Adattando l’omonimo romanzo di Milán Füst, Ildikó Enyedi costruisce con Storia di mia moglie un melodramma sontuoso quanto atipico, dilatato nelle dimensioni e slabbrato nei tempi. Il fascino non manca, tanto nelle immagini della regista quanto nel volto obliquo di Léa Seydoux, ma il racconto va troppo sovente fuori fuoco.

Tra mare, terra e anima

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Dopo l’exploit di Corpo e anima, dramma giocato sul confine tra realtà e sogno che nel 2017 le portò l’Orso d’Oro a Berlino, con Storia di mia moglie la regista ungherese Ildikó Enyedi fa il suo esordio nel cinema in lingua inglese. Un esordio che in realtà coinvolge professionalità provenienti da ben quattro paesi (Francia, Germania, Italia e Ungheria) e che adatta per il grande schermo il romanzo omonimo del 1942, opera dello scrittore ungherese Milán Füst. Ancora una storia romantica, per la Enyedi, anche se di ambientazione storica (siamo infatti negli anni ‘20 del Novecento); ancora una vicenda in cui l’amore unisce mondi diversi e apparentemente distanti, e in cui la dimensione del sogno, già esplorata a fondo dal precedente film (lì declinata in senso positivo, in un territorio onirico che facilitava l’incontro tra i due personaggi) diviene qui l’incubo del possibile; l’ossessiva ricerca, cioè, dei segni (reali o immaginari) di un tradimento forse – paradossalmente – auspicato, con la paura conseguente dell’abbandono. Un film, questo nuovo della regista ungherese, che approda in sala a quasi un anno dalla sua presentazione nel concorso del Festival di Cannes 2021.

Scommesse pericolose

Storia di mia moglie, Gijs Naber e Léa Seydoux in una sequenza del film
Storia di mia moglie, Gijs Naber e Léa Seydoux in una sequenza del film di Ildikó Enyedi

Al centro di Storia di mia moglie c’è il personaggio di Jacob Störr (interpretato da Gijs Naber), capitano di una nave mercantile che conduce una vita dettata dai tempi e dai ritmi del suo lavoro in mare, stimato e rispettato sia dai colleghi che dai subordinati. Durante una sosta a Parigi, in un caffè, l’uomo fa una scommessa con un amico: dichiarata la sua intenzione di sposarsi, afferma che prenderà in moglie la prima donna che varcherà la soglia del locale.

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Quello che era nato come un proposito scherzoso diviene realtà quando Jacob vede entrare nel caffè l’affascinante Lizzy (Léa Seydoux), un’enigmatica e bellissima ragazza francese. Senza sapere molto della giovane donna, Jacob la corteggia e riesce a conquistarla, facendone in breve tempo sua moglie. Da allora, i viaggi dell’uomo in mare saranno accompagnati da ritorni in cui i due personaggi si troveranno in bilico tra vertigine amorosa e frequenti incomprensioni reciproche, risultato della collisione prematura tra due mondi separati: parallelamente a ciò, crescerà sempre più in Jacob l’ossessione del tradimento, specie quando la donna farà amicizia con lo scrittore Dedin (Louis Garrel).

Il cacciatore inconsapevole

Storia di mia moglie, un dialogo tra Gijs Naber e Léa Seydoux nel film
Storia di mia moglie, un dialogo tra Gijs Naber e Léa Seydoux nel film di Ildikó Enyedi

Ciò che colpisce di più di Storia di mia moglie è la sontuosità della sua ricostruzione scenografica, l’attenzione precipua mostrata dalla regista al palcoscenico (definizione più che calzante, dato il carattere intimamente “teatrale” del mondo abitato dal personaggio di Léa Seydoux) sul quale si muovono i due protagonisti. In questo aspetto, questo nuovo lavoro di Ildikó Enyedi non potrebbe essere più lontano dal precedente, che raccontava al contrario una storia d’amore stretta nel contesto autosufficiente (e un po’ opprimente) di una macelleria, favorita dalle solitudini dei due protagonisti e capace di esprimersi solo nella dimensione fantastica e “animalesca” del sogno. Qui, siamo invece di fronte a un personaggio – il marinaio Jacob col volto di Gijs Naber – che ha fatto di una solitudine de facto (quella dell’uomo di mare privo di legami) la scelta fondante della sua vita, e che viene catapultato improvvisamente in una realtà di cui non padroneggia i codici. Codici sfidati apertamente da una volontà maschile che, in una scommessa impossibile, radicalizza il suo ruolo predatorio, senza preoccuparsi di valutare la presunta preda. Un ruolo rapidamente abbandonato dal personaggio di Jacob, frustrato dalla personalità sfuggente e inafferrabile della donna che ha sposato.

Diluizione e frammentazione

Storia di mia moglie, Léa Seydoux e Louis Garrel a passeggio in una scena del film
Storia di mia moglie, Léa Seydoux e Louis Garrel a passeggio in una scena del film di Ildikó Enyedi

Dal minutaggio notevole (169 minuti, un tempo importante per raccontare una storia che si svolge nell’arco di pochi anni), suddiviso in sette capitoli che segnano le tappe del matrimonio tra Jacob e Lizzy, Storia di mia moglie si presenta a tutti gli effetti come un melodramma, mettendo tuttavia da parte i toni espliciti del genere. La ricercatezza – a volte ai limiti del formalismo – delle inquadrature, lo sfarzo insistito di scenografie e costumi, la ricchezza cromatica della fotografia, fanno in realtà da sfondo e contrasto a una vicenda dai toni aspri, persino cupi, che giustappone un personaggio irrisolto a un altro (volutamente) indecifrabile. Nel tentare di gestire una storia insieme così “piccola” (perché costantemente puntata con l’obiettivo sui due protagonisti) e così attenta al contesto, la sceneggiatura smarrisce sovente il focus della narrazione, perdendosi in inutili lungaggini: in particolare, la frazione che vede i due protagonisti trasferirsi ad Amburgo si caratterizza per una ridondanza di eventi, unita ad alcuni subplot velleitari (la love story dell’ormai ex capitano con la giovane interpretata da Jasmine Trinca) e al ruolo incerto – più che volutamente ambiguo – di alcuni personaggi (e pensiamo soprattutto al Kodor col volto di Sergio Rubini).

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Perle nell’imperfezione

Storia di mia moglie, Léa Seydoux in un primo piano dal film
Storia di mia moglie, Léa Seydoux in un primo piano dal film di Ildikó Enyedi

A tratti faticoso da seguire, più che volutamente spigoloso, Storia di mia moglie finisce paradossalmente per allontanarsi dai suoi due personaggi (comunque ottimamente resi dai due interpreti) proprio quando la trama, nella seconda parte, ne propone invece un’indagine più ravvicinata. Il film di Ildikó Enyedi ha dalla sua il fascino obliquo del personaggio interpretato da Léa Seydoux, una sfuggevolezza programmatica che, filtrata com’è attraverso lo sguardo del protagonista maschile, carica la sua figura di affascinanti ambiguità e non detti. Un’ambiguità derivata in primis dall’ottica adottata, che tuttavia viene diluita proprio quando la storia dovrebbe costruire un climax che prepari alla risoluzione della vicenda, e che mostri il risultato ultimo di questa singolare (e pluriennale) collisione tra mondi. A soffrirne è proprio la dimensione più melò della storia, nonché la particolare lettura del genere, abilmente preparata dalla regista durante la frazione iniziale del film. Un film si riprende in parte con un finale che non ci si aspetta, e che restituisce ai due personaggi un po’ di quella dimensione onirica (per il resto sacrificata) che la regista dimostra di saper maneggiare così bene. Un frammento di bellezza (non l’unico) in un film imperfetto e irrisolto.

Storia di mia moglie, la locandina italiana del film

Scheda

Titolo originale: A feleségem története
Regia: Ildikó Enyedi
Paese/anno: Francia, Italia, Ungheria, Germania / 2021
Durata: 169’
Genere: Drammatico, Sentimentale
Cast: Jasmine Trinca, Léa Seydoux, Louis Garrel, Nayef Rashed, Romane Bohringer, Sergio Rubini, Ambrus Evva, Arpad Antolik, Beniamino Brogi, Gijs Naber, Josef Hader, Károly Hajduk, Luna Wedler, Paula Donner, Ralph Berkin, Sandor Funtek, Simon Kerrison, Simone Coppo, Udo Samel, Ulrich Matthes, Vivien Rujder
Sceneggiatura: Ildikó Enyedi
Fotografia: Marcell Rév
Montaggio: Károly Szalai
Musiche: Ádám Balázs
Produttore: Janine Jackowski, Flaminio Zadra, Peggy Hall, Ernö Mesterházy, Olivier Père, András Muhi, Mónika Mécs, Maren Ade, Pilar Saavedra Perrotta, Jonas Dornbach, Ildikó Szücs
Casa di Produzione: Paloalto Films, Komplizen Film, Pyramide Productions, Rai Cinema, WDR/Arte, Arte France Cinéma, Dorje Film, Inforg-M&M Film Kft., Moliwood Films srl
Distribuzione: Altre Storie

Data di uscita: 14/04/2022

Trailer

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Marco Minniti
Giornalista pubblicista e critico cinematografico. Collaboro, o ho collaborato, con varie testate web e cartacee, tra cui (in ordine di tempo) L'Acchiappafilm, Movieplayer.it e Quinlan.it. Dal 2018 sono consulente per le rassegne psico-educative "Stelle Diverse" e "Aspie Saturday Film", organizzate dal centro di Roma CuoreMenteLab. Nel 2019 ho fondato il sito Asbury Movies, di cui sono editore e direttore responsabile.

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