LOVE AFTER LOVE

LOVE AFTER LOVE

di Ann Hui

Voto: 5

Elegante melodramma storico, fine racconto psicologico, sfrontata parabola femminista: Love After Love vorrebbe essere tante cose diverse e affrontare questioni spinose, anche grazie a un gruppo di collaboratori tecnici di gran caratura, tuttavia le ambizioni del film della regista Ann Hui si sciolgono come neve al sole durante i faticosi 140 minuti di durata. Presentato all’Asian Film Festival 2022.

Uno sguardo al passato di Hong Kong

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Una vera e propria leggenda del cinema di Hong Kong, Ann Hui è probabilmente nota al pubblico cinefilo occidentale per lo smisurato capolavoro A Simple Life, che conquistò pubblico e critica al Festival di Venezia del 2011.

Due film dopo – lontani dagli onori della cronaca e dall’apprezzamento della critica – la regista 74enne ripropone con Love After Love un altro episodio della storia cinese, come parrebbe caratteristico di questa recente fase della sua carriera. Il risultato non è all’altezza delle aspettative e la capacità di lettura del presente attraverso la lente di ingrandimento del passato pare essersi affievolita.

Di seduzioni, sedotti e seduttori

Love After Love, una foto del film
Love After Love, una foto del film di Ann Hui

Anni 40, Hong Kong. La giovane protagonista Ge Weilong (interpretata da Sichun Ma) arriva nella colonia britannica da Shangai insieme alla famiglia, la quale dopo qualche tempo decide di tornare in Cina. Intenzionata a proseguire gli studi, la ragazza chiede aiuto alla zia, la signora Liang (Feihong Yu), da tempo ignorata dal fratello a causa dello stile di vita dissoluto e scandaloso.

La donna infatti riesce a sfoggiare ricchezze – tra una magione lussuosa e un piccolo stuolo di servitori – facendosi mantenere da vari uomini di un certo peso politico, in cambio di favori sessuali. Liang allo stesso tempo è ferocemente alla ricerca di giovani virgulti con i quali soddisfare il proprio desiderio di conquista.

Mentre cerca di instradare la recalcitrante Weilong sulla strada da lei intrapresa, questa si innamora perdutamente di uno dei tanti giovanotti che frequentano la casa e che dovrebbero finire tra le grinfie della zia: il playboy decadente e apatico George Qiao (Eddie Peng), il quale è dopo averla concupita prima per noia e poi per mero interesse finisce in realtà in una rete di intrighi delle due donne, impegnate in macchinazioni e duelli sentimentali. Love After Love è stato presentato fuori concorso al Festival di Venezia 2020, dove Ann Hui ha ritiratoil Leone d’Oro alla Carriera, ha partecipato all’Asian Film Festival 2022 di Roma ed è attualmente in streaming su Mubi.

Un melodramma raggelato

Love After Love, un'affascinante immagine
Love After Love, un’affascinante immagine del film di Ann Hui

L’afflato melodrammatico di Love After Love, facilmente percepibile dalla breve sinossi, è senz’altro frutto dell’origine letteraria della sceneggiatura. Il film è infatti l’ennesima trasposizione di un romanzo di Eileen Chang da parte di Ann Hui dopo Love in a Fallen City ed Eighteen Springs, rispettivamente del 1984 e 1994. Un’autrice molto frequentata dai cineasti di area cinese – e annessi e connessi – se si pensa come anche due maestri del melodramma quali Stanley Kwan, in The Red Rose and the White Rose, e Ang Lee, nel controverso Leone d’oro Lussuria – Seduzione e tradimento, abbiano voluto farsi ispirare dai suoi scritti.

Come prescrivono le buone norme del genere, quella che Ann Hui vuole raccontare nel corso delle quasi due ore e mezza di durata della pellicola non è certamente una storia complicata, almeno per quel che riguarda il mero intreccio. Non sono infatti gli eventi ciò che dovrebbe agitare lo spettatore, provocandone la reazione, ma le emozioni espresse dai protagonisti e gli impedimenti, interni o esterni, alla concretizzazione di tali sentimenti.

Eva contro Eva

Love After Love, una scena del film
Love After Love, una scena del film di Ann Hui

E tuttavia il punto su cui cade la Hui in Love After Love è proprio la capacità di rendere palpabili gli struggimenti degli amanti; non basta infatti una certa eleganza della messa in scena, che spesso si risolve in un vaporoso quanto vuoto esercizio di stile, se poi a mancare sono proprio le emozioni.

Sulla carta i rapporti tra i personaggi avrebbero avuto tutte le potenzialità per risultare interessanti e degni di un adattamento più curato. Il legame tra le due donne evolve velocemente, forse persino troppo: da benefattrice di Weilong la signora Liang si trasforma in diavolo tentatore, poi in aguzzino, quindi in complice, e poi ancora in una sorta di modello (merito di una serie di goffi flashback in bianco e nero che evidenziano i parallelismi tra i due percorsi di vita); la ragazza invece da studentessa sprovveduta e innocente, carica di buone intenzioni, si abitua velocemente prima al proprio status di “caduta” e poi di innamorata senza scrupoli.

Ipoteticamente ancora più interessante il rapporto tra Weilong e il playboy George, il quale è divorato da un implacabile senso di inferiorità nei confronti del padre, un’assoluta inedia e l’incapacità di mantenersi fedele a una partner. L’inevitabile sofferenza cui vanno incontro i due è compresa immediatamente dalla coppia, ma accettata per opportunismo e uno strano sentimento fatalista che li unisce: Weilong non riesce a staccarsi dal compagno fedifrago, e questi non fa alcuno sforzo – neanche quello di dire una bugia – per ricambiarne i sentimenti.

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Dormire, forse sognare, sicuramente annoiarsi

Love After Love, una sequenza del film di Ann Hui
Love After Love, una sequenza del film di Ann Hui

Questa relazione tossica di malata co-dipendenza, ante-litteram considerato il periodo storico, potrebbe risultare intrigante dal punto di vista teorico, tuttavia le interpretazioni degli attori sono alquanto algide e distaccate, in linea con il formalismo eccessivo della regia e un montaggio compassato che reitera le stesse dinamiche, lasciando fuori campo i veri momenti di cambiamento e affogandole in un ritmo blando e piatto, privo di impennate e momenti fiammeggianti.

A poco valgano gli apporti tecnici di leggende quali Ryuichi Sakamoto alle musiche, autore di uno score alquanto incolore, e la fotografia di Christopher Doyle, priva di particolari guizzi; anche la bellezza di costumi e scenografie rimane patina superficiale che non incide nel tessuto del film, ma quantomeno fa posare gli occhi su qualcosa di gradevole alla vista.

Inoltre, parte del sottotesto politico di Love After Love rimane oscuro per uno spettatore non particolarmente interessato ai rapporti tra Cina e Hong Kong, dunque a una certa noia per la riproposizione di cliché d’epoca si aggiunge anche la fatica e la confusione dello spettatore non iniziato alle vicende storiche del continente asiatico.

Love After Love, la locandina del film

Scheda

Titolo originale: Di yi lu xiang
Regia: Ann Hui
Paese/anno: Cina / 2020
Durata: 144’
Genere: Drammatico
Cast: Eddie Peng, Janine Chang Chun-Ning, Wei Fan, Alex Pychtin, Barret Coates, Bing Bai, Fang Yin, Isabella Leong, Juliana Chan, Ma Sichun, Paul Chun, Song Yilang, Xu Zidong, Yu Feihong, Zhang Jianing
Sceneggiatura: Wang Anyi
Fotografia: Christopher Doyle
Montaggio: Kwong Chi-Leung
Musiche: Ryuichi Sakamoto
Casa di Produzione: Alibaba Pictures

Trailer

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Alessio Cappuccio
Giornalista pubblicista, appassionato di filosofia, ha iniziato a interessarsi di cinema ai tempi del liceo quando registrava pellicole a caso su Fuori orario. Scrive di tutto e per tutti, ha lavorato brevemente in tv e fa parte della redazione di un podcast a tema serie tv e cinema. Sogna di fare la fine di Balthazar circondato da nuvole di pecore.

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