MEMORY BOX

MEMORY BOX

Con Memory Box, i registi Joana Hadjithomas e Khalil Joreige narrano una storia che si muove tra presente e passato, tra il dramma collettivo della guerra e la sua ricaduta sul privato degli individui (e sulle diverse generazioni). Un lavoro che celebra anche il potere della documentazione analogica (e la sua concretezza) come base per la trasmissione di una memoria condivisa.

Il mondo in una scatola

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In un periodo come quello attuale, in cui l’Europa, e l’Occidente tutto, sono scossi dalla ritornante follia di un conflitto bellico, film come questo Memory Box generano inevitabilmente un surplus di impatto emotivo. Un effetto ovviamente non voluto (visto anche il periodo di produzione del film) dai registi Joana Hadjithomas e Khalil Joreige, coppia di cineasti libanesi che hanno scelto di illuminare una pagina dolorosissima, oggi poco trattata, della storia del loro paese. Una pagina riportata alla luce in un periodo in cui – mentre la memoria collettiva pare intenzionata a lasciarsi alle spalle quei drammatici anni – quella privata di chi ne fu protagonista ne resta invece, spesso, prigioniera. È inevitabile che oggi, nell’assistere a una vicenda che tratta le ricadute di una guerra sulla tenuta del tessuto sociale, sulla realtà familiare di chi la subisce, e sulla stessa costruzione della biografia di un individuo, la mente vada al conflitto in Ucraina, e soprattutto ai dilemmi che stanno agitando, in questo periodo, le coscienze di chiunque si dichiari pacifista. Dilemmi che nel film, nella costruzione a ritroso che la sceneggiatura opera – partendo dalla scatola di memorie del titolo – vengono inseriti in modo intelligente, e demandati al cuore e alla mente (ma anche al più basilare istinto di sopravvivenza) di singoli personaggi che un conflitto armato lo hanno vissuto sulla propria pelle.

Testimonianze nascoste

Memory Box, una sequenza del film
Memory Box, una sequenza del film di Joana Hadjithomas e Khalil Joreige

Protagonista del film è la giovane Alex, adolescente nata in Canada da Maia, donna libanese che lasciò il suo paese durante gli anni della guerra. Il giorno della vigilia di Natale, a casa di Maia e Alex arriva un pacco proveniente da Beirut: si tratta di una scatola contenente diari, lettere e testimonianze registrate su audiocassette, prodotte negli anni ‘80 da una ancor giovane Maia. La ragazza, proprio mentre la guerra stava toccando direttamente direttamente la sua famiglia, aveva tenuto una corrispondenza con la sua amica del cuore, che in quegli stessi anni era emigrata a Parigi. Attraverso la lettura delle lettere di Maia, la visione delle foto da lei scattate, e l’ascolto delle audiocassette, Alex scopre un lato della personalità di sua madre di cui non sospettava l’esistenza, squarciando un velo su un passato doloroso e nascosto. Un passato da cui la ragazza resta sempre più avvinta, ma che le provoca anche un sordo risentimento verso la donna, che per tanto tempo le ha tenuto celata una parte così importante della sua vita.

Consistenza analogica

Memory Box, un frame del film
Memory Box, un frame del film di Joana Hadjithomas e Khalil Joreige

Si muove tra passato e presente, Memory Box, immergendo lo spettatore in una graduale (ri)scoperta di una vicenda personale che apre letteralmente le porte – alla protagonista come a chi guarda – su un mondo sconosciuto. La giustapposizione di base che il film delinea è quella tra la realtà adolescenziale di Alex, immigrata di seconda generazione ignara (o quasi) del suo passato familiare, cresciuta in un contesto comunicativo basato sul “qui e ora”, e quella di sua madre nella Beirut sotto assedio degli anni ‘80: una realtà in cui, al contrario di quanto accade alla figlia, la complessità e drammaticità degli eventi politici – e il carattere maggiormente mediato e ragionato degli strumenti comunicativi in uso (lettere scritte a mano, foto e documenti audiovisivi) – favorivano una tendenza a scendere più in profondità negli eventi, sia pubblici che privati. In tutta la prima parte del film viene mostrata la presa di contatto di Alex con le anacronistiche “memorie” prodotte da sua madre, e la sua parallela descrizione di queste, in tempo reale, alle sue amiche: solo quando la ragazza entra davvero in sintonia col mondo della madre, scoprendone la complessità e fragilità, inizia a “proteggere” quel mondo e a tenerlo per se. Iniziando anche a desiderare un confronto e una spiegazione di una storia che intuisce essere fondamentale per la sua stessa biografia.

Luoghi e tempi che prendono vita

Memory Box, una foto del film
Memory Box, una foto del film di Joana Hadjithomas e Khalil Joreige

La continua alternanza di piani temporali di Memory Box potrebbe forse spiazzare chi fosse abituato a una narrazione più lineare, che non abita un film che fin dal suo titolo si propone di esplorare il tema della memoria (e il suo stesso carattere cangiante); il film di Hadjithomas e Joreige chiede che si entri nel suo mondo alle sue regole, seguendo la graduale presa di consistenza delle immagini analogiche contenute nelle vecchie fotografie di Maia, e la loro “animazione” in una realtà che presto diviene racconto dinamico capace di avvincere. Il film si propone proprio di mostrare il potere comunicativo (“pesante” e permanente nella sua concretezza materica) dei documenti scritti, impressi su foto o registrati su nastro, testimoni di un mondo di paure, speranze e affetti; il loro richiamo a una fruizione approfondita, la loro capacità di mettere in comunicazione spazi separati (Beirut, Parigi e Montreal) e tempi solo apparentemente lontani (il tanto celebrato e spesso frainteso mondo degli anni ‘80, e quello contemporaneo). Un processo esperito nel privato, attraverso il contatto tra tre generazioni (alle due protagoniste si aggiunge la madre di Maia, a sua volta preoccupata di seppellire il passato) che solo nella riscoperta di una storia condivisa – e accolta anche nei suoi lati più oscuri – possono costruire una base di convivenza.

Il ritorno al presente che segna l’ultima parte di Memory Box – con la parallela esplorazione, finalmente consapevole, degli spazi del passato – sembra essere la chiave, per le due protagoniste, per chiudere davvero, in modo consensuale e condiviso, quella scatola di ricordi. E per accettare finalmente lo scorrere del tempo – rappresentato in modo esplicito nelle ultime inquadrature – e l’idea di esserne parte, con un bagaglio di ricordi che è strumento d’azione e non più peso da nascondere.

Memory Box, la locandina del film
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Scheda

Titolo originale: Memory Box
Regia: Joana Hadjithomas, Khalil Joreige
Paese/anno: Francia, Canada, Libano, Qatar / 2021
Durata: 100’
Genere: Drammatico
Cast: Manal Issa, Benjamin Hatcher, Clémence Sabbagh, Denis Larocque, Emile Chrabieh, Halim Abiad, Hassan Akil, Jade Charbonneau, Joe Kodeih, Luc-Martial Dagenais, Michelle Bado, Nisrine Abi Samra, Paloma Vauthier, Patrick Chemali, Rabih Mroue, Rea Gemayel, Reem Khoury, Reina Jabbour, Rim Turki, Tayna V. Lavoie
Sceneggiatura: Gaëlle Macé, Fadette Drouard, Joana Hadjithomas, Khalil Joreige
Fotografia: Josée Deshaies
Montaggio: Tina Baz
Musiche: Charbel Haber, Radwan Moumneh
Produttore: Jasmyrh Lemoine, Georges Schoucair, Barbara Letellier, Carole Scotta, Kim McCraw, Laurence Petit, Simon Arnal, Caroline Benjo, Luc Déry, Christian Eid
Casa di Produzione: micro_scope, Sunnyland Film, Les Films Opale, La Banque Postale Image 12, Abbout Productions, Haut et Court, Doha Film Institute
Distribuzione: Movies Inspired

Data di uscita: 14/04/2022

Trailer

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Marco Minniti
Giornalista pubblicista e critico cinematografico. Collaboro, o ho collaborato, con varie testate web e cartacee, tra cui (in ordine di tempo) L'Acchiappafilm, Movieplayer.it e Quinlan.it. Dal 2018 sono consulente per le rassegne psico-educative "Stelle Diverse" e "Aspie Saturday Film", organizzate dal centro di Roma CuoreMenteLab. Nel 2019 ho fondato il sito Asbury Movies, di cui sono editore e direttore responsabile.

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