LA TANA

LA TANA

L’esordio nel lungometraggio della regista Beatrice Baldacci è un dramma insinuante, che gioca con la naturale polisemia del suo titolo per mettere in scena un incontro che unisce i temi (sempre collegati) di amore e morte. Non tutto è equilibratissimo, in La tana, ma lo sguardo e la densità tematica ci sono.

Scoperta e dolore

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Gioca col concetto contenuto nel suo titolo, La tana, esordio nel lungometraggio della regista Beatrice Baldacci (classe 1993), già autrice di un corto, Supereroi senza superpoteri (presentato alla Mostra del Cinema di Venezia 2019, sezione Orizzonti) che in parte anticipava i temi qui contenuti. Ci gioca nel doppio senso di rifugio, luogo in cui nascondersi dal mondo e celare un segreto – una malattia, un disagio, o una semplice volontà di isolamento – e spazio della scoperta per chi viene dall’esterno, anche e soprattutto se non invitato. Sono i due punti di vista incarnati rispettivamente da Lia, ventenne scontrosa, introversa ma singolarmente disinibita, giunta nel luogo di campagna in cui la storia è ambientata – nel suo vecchio casolare di famiglia – per trascorrere l’estate; e da Giulio, ragazzo che in quel luogo isolato ci abita, e che il giorno del suo diciottesimo compleanno fa il suo incontro con la strana ragazza. Lia provoca Giulio a più riprese in modo esplicito, coinvolgendolo anche in giochi pericolosi; ma è sempre sfuggente, rifiutando di rivelare al giovane perché è tornata da sola in quella casa disabitata. Una casa in cui, come Giulio scoprirà presto, la ragazza nasconde in realtà un segreto.

Uno spazio alieno

La tana, Irene Vetere in un momento
La tana, Irene Vetere in un momento del film

Ha un andamento insinuante e allusivo per tutta la sua prima parte, La tana, presentando l’ingresso di Lia (la giovane attrice Irene Vetere) nel mondo ordinato e ancora “infantile” di Giulio (Lorenzo Aloi), legato al tetto familiare e a una rassicurante e immutabile routine. L’irruzione della ragazza ha i colori dell’evento perturbante, di un passato che torna trasformato – quello della figlia, cresciuta, di una famiglia di cui Giulio e i suoi sanno poco – o forse svelato, per la prima volta, nella sua realtà più autentica. L’ottica della prima metà del film si sovrappone interamente a quella del giovane, provocato dalla ragazza e divenutone suo malgrado succube, respinto e insieme avvinto da un comportamento tanto indecifrabile quanto magnetico.

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Lo spazio abitato da Giulio, così familiare, viene stravolto diventando fonte di pericolo (nella forma di un dirupo a cui avvicinarsi camminando di spalle, di una fossa in cui provare giochi sessuali, o ancora di una strada da percorrere a fari spenti); o fantasticamente trasformato, nella rievocazione di un incendio che ha distrutto una casa in riva al lago che forse in realtà non è mai esistita. Lia, oltre che iniziatrice del protagonista dal punto di vista sessuale, è l’elemento alieno che in realtà già aveva vissuto lì, a due passi, in un luogo tanto fisicamente vicino quanto in realtà sconosciuto per ciò che cela.

La memoria e l’identità

La tana, un'immagine del film
La tana, un’immagine del film di Beatrice Baldacci

Tanto la prima metà di La tana ha i toni del mistero e del non detto, quelli di un simbolico, diurno thriller in potenza, quanto la seconda si carica di un dolore che diviene esplicito, parallelamente allo slittamento dell’ottica sul personaggio di Lia. L’inclinazione autodistruttiva della ragazza trova una ragion d’essere nel momento in cui la “tana” viene infine violata, e il segreto ne viene svelato. Ed è un segreto (che scegliamo qui di non rivelare a nostra volta) intimamente legato ai concetti di memoria e di identità, di legami con lo spazio e con le persone, di luoghi che costruiscono le biografie. L’ingresso in quel mondo nascosto, per il personaggio di Giulio, così antitetico a un’estate che, fuori, ha ancora i colori dell’infanzia, sarà preludio all’accoglimento definitivo di una sessualità che è anche presa di contatto col dolore, e con la propria stessa, intima mortalità. Uno spazio, quello esterno, che per Lia ha invece la consistenza analogica di immagini riprese con una vecchia videocamera, già irrimediabilmente antiche, così come la canzone che la ragazza fa ascoltare a Giulio sul suo vecchio impianto stereo (ovviamente a musicassette). Immagini e suoni (e luoghi, popolati da quei fiori dalla varia consistenza che il ragazzo conosce così bene) che rappresentano il disperato tentativo di resistere di una memoria che minaccia di scivolare via per sempre.

Dentro la tana

La tana, Irene Vetere in una sequenza
La tana, Irene Vetere in una sequenza del film

Presenta due metà divise forse in modo un po’ troppo brusco, La tana, che adotta nella seconda uno sguardo più empatico sul personaggio di Lia, senza preparare completamente lo spettatore a quello che vedrà. I toni espliciti, in sé necessari, della seconda metà del film – in cui il personaggio della ragazza acquista una maggior consistenza, nel momento in cui si scopre la causa del suo malessere – andavano forse raggiunti con una maggiore gradualità. Tuttavia, la regista dimostra di saper gestire bene una storia semplice ma al contempo (per le sue implicazioni) complessa, in cui si scontrano i percorsi paralleli della scoperta reciproca di due giovani (nella forma di una sessualità il cui peso non viene mai nascosto) e di un clima di morte che diviene parte integrante del loro mondo, e del loro stesso incontro. Proprio il contrasto tra la solarità della stagione, e il clima plumbeo respirato all’interno della dimora (che la stessa ragazza non vuole venga violato, nel momento in cui impedisce la semplice apertura di una finestra) è uno dei motivi esteticamente più interessanti del film. Film che arriva al suo finale – incorniciato comunque da un’ottima inquadratura conclusiva – con una svolta forse leggermente forzata, ma che si può accettare nell’ottica della necessità di portare la trama a compimento. Lo sguardo, da parte di Beatrice Baldacci, sicuramente c’è, così come la densità tematica. Attendiamo quindi la regista, con curiosità, in progetti dal respiro più ampio.

La tana, la locandina del film
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Scheda

Titolo originale: La tana
Regia: Beatrice Baldacci
Paese/anno: Italia / 2021
Durata: 90’
Genere: Drammatico
Cast: Elisa Di Eusanio, Federico Rosati, Helene Nardini, Irene Vetere, Lorenzo Aloi, Paolo Ricci
Sceneggiatura: Beatrice Baldacci, Edoardo Puma
Fotografia: Giorgio Giannoccaro
Montaggio: Isabella Guglielmi
Musiche: Valentino Orciuolo
Produttore: Aurora Alma Bartiromo, Andrea Gori
Casa di Produzione: Lumen Films
Distribuzione: PFA Films

Data di uscita: 28/04/2022

Trailer

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Marco Minniti
Giornalista pubblicista e critico cinematografico. Collaboro, o ho collaborato, con varie testate web e cartacee, tra cui (in ordine di tempo) L'Acchiappafilm, Movieplayer.it e Quinlan.it. Dal 2018 sono consulente per le rassegne psico-educative "Stelle Diverse" e "Aspie Saturday Film", organizzate dal centro di Roma CuoreMenteLab. Nel 2019 ho fondato il sito Asbury Movies, di cui sono editore e direttore responsabile.

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