DOWNTON ABBEY II – UNA NUOVA ERA

DOWNTON ABBEY II – UNA NUOVA ERA

Girato in piena pandemia e ancora in stato d’emergenza, Downton Abbey II – Una nuova era riporta lo spettatore verso luoghi e personaggi ormai familiari senza interrompere quella narrazione ciclica e continua iniziata con la serie tv. Facendo affidamento su un cast diventato ormai familiare e su un’atmosfera riconoscibile, dunque, questo secondo film rappresenta un tornare a casa per tutti coloro che hanno legato, in qualche modo, il proprio tempo a quello degli abitanti di Downton.

Bentornati dai Crawley

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Le porte di Downton Abbey tornano ad aprirsi e i loro lussuosi salotti riprendono a ospitare la numerosa e variegata umanità che compone la famiglia Crawley. A loro, ovviamente, si uniscono anche gli “abitanti” dei piani inferiori i cui passi, però, si sono tante volte intrecciati e sovrapposti a quelli degli ospiti più privilegiati. E questo camminare sempre in parallelo, se non in sincronia, ha rappresentato il successo di un racconto che, dalla televisione al grande schermo, continua ancora a esercitare il fascino di un grande romanzo d’inizio novecento. Così, nel continuo dialogo costruito tra la nobiltà inglese e il suo personale di servizio, è stato delineato il ritratto storico e umano di un passato importante.

Uscendo completamente dalle insidie della didascalia storica, infatti, il progetto di Downton ha avuto il merito di essere costantemente in movimento ed evoluzione, perché ha affidato all’elemento umano il compito di mostrare i segni e gli effetti di un mondo in cambiamento. Per questo motivo, dunque, una volta terminata la serie tv, il progetto di portare questa creatura anche al cinema non ha rappresentato certo un salto nel vuoto e non ha minimamente intaccato la natura originale. Un discorso e un giudizio favorevole che vale anche per il secondo lungometraggio, Downton Abbey II – Una nuova era, che anzi s’inserisce alla perfezione all’interno di una visione ampia della narrazione, diventando un tassello fondamentale per concludere, in un certo senso, un percorso ciclico della vita famigliare e di ogni essere umano coinvolto.

Il mondo che cambia

Downton Abbey II - Una nuova era, una scena del film
Downton Abbey II – Una nuova era, una scena del film di Simon Curtis

Il racconto viene ripreso nel 1928. Le prime immagini ritraggono un momento festoso come il matrimonio di Tom Branson, comparso fin dall’inizio della serie come autista e, poi, diventato il marito proletario di Sybil, la più giovane delle sorelle Crawley. Dopo essere rimasto vedovo con una figlia ed essere diventato uno stimato uomo d’affari, Tom è entrato a far parte di diritto di questo numeroso clan guidato simbolicamente ancora dalla temuta e ironica Contessa Madre. Ed è proprio intorno a lei che questo secondo film concentra la sua attenzione, anche se non la vede costantemente in scena. La misteriosa eredità di una villa in Costa Azzurra, infatti, costringe parte della famiglia a un viaggio in Francia, mentre l’altra rimane a Downton per sovraintendere le riprese di un film. La modernità e i segni di una nuova era, dunque, fanno sentire la propria presenza nonostante non poche resistenze vengano poste da chi rimane saldamente legato a un mondo che conosce alla perfezione, e di cui si sente intimamente parte. Un sentimento che, a sorpresa, unisce sia i nobili che la classe operaia.

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Con la parola modernità, però, non si fa riferimento solamente a una mutazione delle abitudini o della tecnologia, ma anche a un cambiamento più profondo e intimo dei personaggi, che abbracciano con onestà anche gli aspetti più incongruenti del proprio animo. Quando l’abbiamo incontrata per la prima volta dodici anni fa, la famiglia Crawley era arroccata sui privilegi di classe, identificata strettamente con un titolo nobiliare e sui doveri morali che ne conseguivano. Un atteggiamento che aveva perfettamente senso, visto che l’anno raccontato era il 1912.

Passando dal naufragio del Titanic a una prima guerra mondiale, però, molto è cambiato nelle stanze del signorile castello come nel cuore dei suoi abitanti. Un’evoluzione, come accennato, che si esprime perfettamente in Downton Abbey II – Una nuova era e che si mostra senza pudori in ogni personaggio. Come la casa non fa mistero dei suoi segni di cedimento, allo stesso tempo ogni protagonista si confronta con le debolezze e un cedimento dell’apparente perfezione che, in altri tempi, non avrebbero mai mostrato. Il tutto, però, senza rinunciare minimamente a quella dissacrante ironia inglese che, figlia di una convinzione di superiorità imperiale, si esprime al suo meglio nel confronto con la realtà francese.

Quando il cinema iniziò a parlare

Downton Abbey II - Una nuova era, Tuppence Middleton e Allen Leech in una sequenza
Downton Abbey II – Una nuova era, Tuppence Middleton e Allen Leech in una sequenza del film

Da sempre la struttura narrativa di Downton Abbey ha avuto una doppia andatura, procedendo costantemente dall’intimità della casa alla visione più universale dell’esterno. In questo modo, dunque, il mondo e i suoi effetti sono entrati in modo naturale tra le mura della residenza dei Crawley, trovando un terreno naturale per mettere tutto il loro potenziale al servizio della storia. Questo vuol dire, dunque, riuscire a creare un quadro d’insieme in cui il racconto storico s’insinua all’interno di quello privato con assoluta naturalezza. Un andamento che è stato rispettato anche per questo secondo film con l’avvento di un set cinematografico all’interno dei saloni di Downton. Come è stato per il telefono, dunque, l’innovazione tecnologica continua a essere una co-protagonista importante di questa vicenda, grazie alla quale andare a definire un quadro d’insieme sempre più dettagliato.

Questa volta il compito è spettato al cinema che, proprio in quel 1928, stava subendo un grande ed epocale cambiamento. Dopo l’avvento de Il cantante di jazz, infatti, era arrivato il momento di abbandonare il muto per dare finalmente una voce alle emozioni. Ma quale immensa insidia ha rappresentato questo passaggio per molti attori? Riprendendo in parte le suggestioni di Cantando sotto la pioggia, anche Downton Abbey II – Una nuova era diventa una sorta di ribalta per il piccolo grande dramma di una star che, però, ha una pessima dizione. A doppiarla questa volta non è una frizzante Debbie Raynolds, ma la sofisticata e un po’ algida Lady Mary. Il risultato finale, però, cambia notevolmente. Se c’è una cosa che abbiamo imparato, infatti, è che tra le mura di Downton si trova sempre una sorta di rifugio delle anime. Un luogo in cui riprendere forza per affrontare le insidie dell’esterno o una nuova avventura. E, se questo prevede un corso di dizione o prendere la guida della famiglia, non fa poi molta differenza.

Donwton Abbey II – Una nuova era poster

Scheda

Titolo originale: Downton Abbey: A New Era
Regia: Simon Curtis
Paese/anno: Regno Unito, Stati Uniti / 2022
Durata: 125’
Genere: Drammatico, Sentimentale
Cast: Allen Leech, Brendan Coyle, Dominic West, Elizabeth McGovern, Hugh Bonneville, Hugh Dancy, Imelda Staunton, Jim Carter, Joanne Froggatt, Kevin Doyle, Laura Carmichael, Lesley Nicol, Maggie Smith, Michelle Dockery, Penelope Wilton, Phyllis Logan, Raquel Cassidy, Robert James-Collier, Sophie McShera, Tuppence Middleton, Laura Haddock, Samantha Bond, Sue Johnston
Sceneggiatura: Julian Fellowes
Fotografia: Andrew Dunn
Montaggio: Adam Recht
Produttore: Julian Fellowes, Gareth Neame, Liz Trubridge
Casa di Produzione: Universal Pictures, Carnival Film & Television
Distribuzione: Universal Pictures

Data di uscita: 28/04/2022

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Tiziana Morganti
Fin da bambina, ho sempre desiderato raccontare storie. Ed eccomi qui, dopo un po’ di tempo, a fare proprio quello che desideravo, narrando o reinterpretando il mondo immaginato da altri. Da quando ho iniziato a occuparmi di giornalismo, ho capito che la lieve profondità del cinema era il mio luogo naturale. E non poteva essere altrimenti, visto che, grazie a mia madre, sono cresciuta a pane, musical, suspense di Hitchcock, animazioni Disney e le galassie lontane lontane di Star Wars; e un ruolo importante l’ha avuto anche il romanticismo di Truffaut. Nel tempo sono diventata giornalista pubblicista; da Radio Incontro e il giornale locale La voce di Roma, passando per altri magazine cinematografici come Movieplayer e il blog al femminile Smackonline, ho capito che ciò che conta è avere una struggente passione per questo lavoro. D’altronde, viste le difficoltà e le frustrazioni che spesso s’incontrano, serve un grande amore per continuare.

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