TAPIRULÀN

TAPIRULÀN

Claudia Gerini ha fatto sì che in Tapirulàn la storia della protagonista prendesse pian piano forma davanti alla macchina da presa attraverso i colloqui con i pazienti e le telefonate con sua sorella. La corsa, a cui la donna ha dedicato gran parte della sua vita, assume, così, immediatamente un significato simbolico. Eppure il tutto viene progressivamente banalizzato perdendo pericolosamente di mordente.

In continuo movimento

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La pandemia, si sa, ha stravolto le abitudini di milioni e milioni di persone. In molti, infatti, hanno avuto modo di ripensare e riorganizzare il proprio lavoro da casa, evitando il più possibile di uscire. Stesso discorso vale per Emma (impersonata da Claudia Gerini), la protagonista di Tapirulàn, dove proprio la Gerini si è cimentata per la prima volta dietro la macchina da presa.

Quarantena volontaria

Emma, dunque, è una stimata psicologa con un misterioso e non facile passato alle spalle, che durante il lockdown ha iniziato a prestare consulenze online. Anche quando la gente ha ricominciato a uscire, tuttavia, la donna ha continuato a lavorare dal suo appartamento, allenandosi mattina e sera sul suo tapis roulant, persino durante le video call con i suoi pazienti. Ella non esce praticamente più di casa e il suo singolare approccio al lavoro inizierà a provocarle numerosi disagi.

Ripensando a successi del passato

Tapirulàn, Claudia Gerini in una foto
Tapirulàn, Claudia Gerini in una foto del suo film

Prima di osservare da vicino questa opera prima di Claudia Gerini, occorre innanzitutto fare una breve digressione. Correva l’anno 2013, quando alla Mostra d’Arte Cinematografica di Venezia il regista Steven Knight presentava fuori concorso il suo lungometraggio Locke, con un ottimo Tom Hardy nel ruolo del protagonista. Tale lungometraggio catturò immediatamente l’attenzione di pubblico e critica, in quanto si svolgeva unicamente all’interno dell’abitacolo di una macchina, in cui, appunto, attraverso le telefonate al cardiopalma tra il protagonista e svariati personaggi, abbiamo assistito a un thriller di tutto rispetto.

Sfide complicate

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Indubbiamente girare un lungometraggio in un’unica location è una sfida decisamente notevole. Analogamente a quanto è stato fatto in Locke, dunque, Claudia Gerini ha fatto sì che in Tapirulàn la storia di Emma prendesse pian piano forma davanti alla macchina da presa attraverso i colloqui con i pazienti e le telefonate con sua sorella. La corsa, a cui la protagonista ha dedicato gran parte della sua vita, assume immediatamente un significato simbolico. Come mai Emma non riesce mai a smettere di correre, nemmeno quando lavora? Si tratta di una comune mania per la forma fisica o, in realtà, la donna sta inconsciamente cercando di scappare da qualcosa?

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Scappare dal passato

Tapirulàn, Claudia Gerini in un momento
Tapirulàn, Claudia Gerini in un momento del suo film

Nel mettere in scena le insolite abitudini e le inquietudini interiori di Emma, Claudia Gerini è riuscita complessivamente bene a gestire spazi e tempistiche e a creare un ritmo azzeccato, che, in particolare durante la prima parte del film, viene ben supportato da una sceneggiatura complessivamente pulita e da un adeguato commento musicale (soprattutto per quanto riguarda i momenti in cui si vuole enfatizzare l’intensità dell’allenamento a cui la protagonista si sottopone). Ciò che Emma inizialmente rifiuta, pian piano inizia a palesarsi attraverso le numerose interazioni di ogni giorno. Ha così inizio un lungo e difficile percorso interiore che va perfettamente in parallelo con quello intrapreso dai pazienti della stessa Emma.

Le idee non bastano

Tapirulàn indubbiamente parte da spunti interessanti. Il problema, tuttavia, sta nella progressiva banalizzazione di ciò che viene messo in scena, che culmina in una regia che troppo sta a indugiare sulla drammaticità di alcuni momenti (vedi, su tutti, la scena in cui la protagonista ha un attacco di panico) e in uno script che tende progressivamente ad appiattirsi. Questa opera prima di Claudia Gerini tenta indubbiamente il nuovo, ma, man mano che si procede con la messa in scena, finisce inevitabilmente per assumere il carattere di una fiction televisiva. Ed ecco che ripensiamo al suddetto Locke. Non è semplice gestire una sceneggiatura del genere facendo sì che un riuscito crescendo di emozioni eviti di scadere nel banale. Malgrado spunti interessanti e buoni intenti questi, purtroppo, sono errori che si verificano fin troppo spesso.

Tapirulàn, la locandina del film

Scheda

Titolo originale: Tapirulàn
Regia: Claudia Gerini
Paese/anno: Italia / 2022
Durata: 100’
Genere: Drammatico
Cast: Anita Kravos, Claudia Gerini, Clotilde Sabatino, Corrado Fortuna, Maurizio Lombardi, Stefano Pesce, Alessandro Bisegna, Antonio Ferrante, Claudia Vismara, Daniela Virgilio, Fabio Morici, Ilaria Geshko, Lia Grieco, Marcello Mazzarella, Niccolò Ferrero, Vasco Montez
Sceneggiatura: Fabio Morici, Claudia Gerini
Fotografia: Beppe Gallo
Montaggio: Luna Gualano
Musiche: Geoff Westley
Produttore: Stefano Bethlen, Christian Candela, Raissa Brighi
Casa di Produzione: Big Tree Movie Entertainment, Masifilm
Distribuzione: Milano Talent Factory

Data di uscita: 05/05/2022

Trailer

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Marina Pavido
Dopo la laurea in Lingue Moderne, Letterature e Scienze della Traduzione presso l’Università La Sapienza di Roma, mi sono diplomata in regia e sceneggiatura presso l’Accademia di Cinema e Televisione Griffith di Roma, con un workshop di critica cinematografica presso il Centro Sperimentale di Cinematografia. Dal 2013 scrivo di cinema con il blog Entr’Acte, con il quotidiano Roma e con le testate CineClandestino.it, Mondospettacolo, Raccontardicinema, Cabiria Magazine, e, ovviamente, Asbury Movies. Presidente del Circolo del Cinema "La Carrozza d'Oro", nel 2019 ho fondato la rivista Cinema Austriaco.

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