L’AUDIZIONE

L’AUDIZIONE

Nato da una produzione franco-tedesca, L’audizione mostra al suo interno i caratteri di entrambe le cinematografie. Da una parte, infatti, si nota immediatamente l’essenzialità e l’eleganza formale del cinema francese, mentre dall’altra si evidenzia un certo pudore germanico nel discorso emotivo. Un incontro che riesce a dar vita a una creatura esteticamente armoniosa ma manchevole di passione.

L’incontro tra il minimalismo e la durezza

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Presentato all’ultima edizione del Bif&st, L’audizione è la perfetta sintesi tra il minimalismo formale dei film francesi e una certa durezza stilistica germanica che, in alcuni casi, si traduce in freddezza. Elementi che fanno di questa pellicola il prodotto perfetto per essere definito “d’autore”. Ma, in questo caso, si tratta un elemento positivo o negativo? Andiamo con ordine.

Nata da una coproduzione tra Francia e Germania, la pellicola concentra la sua attenzione sul personaggio di Anna Bronsky, un’insegnante di violino al conservatorio di Berlino. La sua carriera da concertista è terminata presto a causa di un tremore alla mano. Da quel momento, l’insegnamento sembra essere diventato il suo scopo più grande nella vita, insieme al marito Philippe e al figlio Jonas.

L’ordine delle cose, però, cambia quando la sua strada s’incrocia con quella di Alexander, un ragazzo particolarmente dotato musicalmente, che decide di preparare per l’audizione finale a dispetto dell’opinione negativa dei suoi colleghi. Perché la passione per la musica diventi ossessione, però, ci vuole veramente poco.

L'audizione, Nina Hoss e Ilja Monti in una scena del film
L’audizione, Nina Hoss e Ilja Monti in una scena del film di Ina Weisse

Anna, alla ricerca compulsiva dell’esecuzione perfetta e del gesto virtuosistico sempre più ardito, sembra perdere completamente di vista l’essenza delle cose come il cuore armonico della musica stessa. Tutto intorno a lei diventa cacofonico, la sua vita, la famiglia, il rapporto complesso con il figlio. Perfino il suono del violino non fa che mostrarle sempre l’imperfezione.

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Un’atmosfera, dunque, destinata a precedere la tragedia ma non a creare un’empatia emotiva con il personaggio e la sua involuzione. L’audizione, infatti, si mostra come un’opera d’arte perfettamente realizzata dal punto di vista tecnico ma con poca passione interpretativa. La sua esecuzione, continuando a usare il linguaggio della musica, rispetta tutti i canoni richiesti ma sembra costantemente mancare d’animo.

Ritratto di donna

L'audizione, Nina Hoss in una foto del film
L’audizione, Nina Hoss in una foto del film di Ina Weisse

Con l’addentrarsi all’interno della narrazione si viene investiti costantemente da un’atmosfera asettica che non produce gelo né calore. Una condizione che nasce dalla decisione di mettere al centro della narrazione un personaggio femminile indubbiamente interessante per la sua struttura ferrea ma che, al tempo stesso, sembra attraversare con scarso ardore e partecipazione anche gli aspetti più passionali e “peccaminosi” della sua esistenza.

Le uniche volte in cui Anna mostra un guizzo nello sguardo, che si traduce in vitalità, è durante la prima esecuzione di Alexander e l’ultima lezione con lui. In quel caso specifico, però, la vitalità si traduca in folle persecuzione della perfezione, producendo un’emozione al tempo stesso forte e fastidiosa. È come se la regista Ina Weisse, contribuendo alla scrittura del personaggio di Anna e trasportandola poi sullo schermo, avesse concentrato gran parte delle sue energie nel costruire il ritratto di una donna discutibile ma non giudicabile. Durante tutta la narrazione, infatti, il personaggio mostra una forte autonomia d’azione non prendendo in considerazione alcuna possibilità di venir criticata dalla sua famiglia come dall’ambiente professionale.

Una scelta precisa che da una parte sdogana finalmente il modello femminile dal concetto di errore e peccato ma, dall’altra parte, lo imprigiona all’interno di una condizione così attentamente super partes da non creare empatia. Il risultato che si ottiene, dunque, è un modello femminile ammirabile per autonomia e professionalità ma che, umanamente parlando, non si riesce a comprendere.

L’armonico rigore della musica

L'audizione, Nina Hoss e Jens Albinus in una scena del film
L’audizione, Nina Hoss e Jens Albinus in una scena del film di Ina Weisse

Un protagonista importante in questo film è ovviamente tutto l’impianto musicale. Anche in questo caso, però, la bellezza prodotta dalla musica non viene vissuta come un momento poetico ma con un forte senso di rigore. In questo caso, infatti, le note non hanno il potere di liberare ed elevare l’animo ma di imprigionare il corpo dell’uomo in un susseguirsi di esercizi e movimenti al fine di cancellare l’errore e migliorare la postura.

Un mondo, dunque, duro, quello de L’audizione. Fatto di prove estenuanti, di correzioni e, soprattutto, di un senso d’inadeguatezza costante che sembra non abbandonare mai. Nemmeno i concertisti più esperti. Nonostante questa interpretazione così tormentata, dunque, la partitura e la musica sembrano assumere una connotazione fortemente germanica, diventando il manifesto di un nuovo “sturm und drang” in cui le emozioni e i tormenti trovano la via di un archetto per poter essere finalmente espressi.

L'audizione, la locandina italiana del film

Scheda

Titolo originale: Das Vorspiel
Regia: Ina Weisse
Paese/anno: Francia, Germania / 2019
Durata: 99’
Genere: Drammatico
Cast: Jens Albinus, Thomas Thieme, Alexander Hörbe, Franziska Fauth, Gudrun Wölz Erxleben, Ilja Monti, Johannes Kittel, Nina Hoss, Paula Su Odenthal, Ruth Bickelhaupt, Serafin Mishiev, Simon Abkarian, Sophie Rois, Thorsten Merten, Winnie Böwe
Sceneggiatura: Ina Weisse, Daphne Charizani
Fotografia: Judith Kaufmann
Montaggio: Hansjörg Weißbrich
Produttore: Pierre-Olivier Bardet, Jan Krüger, Jörg Trentmann, Felix von Boehm
Casa di Produzione: Idéale Audience, Lupa Film, Port au Prince Film & Kultur Produktion
Distribuzione: PFA Films, Emme Cinematografica

Data di uscita: 05/05/2022

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Tiziana Morganti
Fin da bambina, ho sempre desiderato raccontare storie. Ed eccomi qui, dopo un po’ di tempo, a fare proprio quello che desideravo, narrando o reinterpretando il mondo immaginato da altri. Da quando ho iniziato a occuparmi di giornalismo, ho capito che la lieve profondità del cinema era il mio luogo naturale. E non poteva essere altrimenti, visto che, grazie a mia madre, sono cresciuta a pane, musical, suspense di Hitchcock, animazioni Disney e le galassie lontane lontane di Star Wars; e un ruolo importante l’ha avuto anche il romanticismo di Truffaut. Nel tempo sono diventata giornalista pubblicista; da Radio Incontro e il giornale locale La voce di Roma, passando per altri magazine cinematografici come Movieplayer e il blog al femminile Smackonline, ho capito che ciò che conta è avere una struggente passione per questo lavoro. D’altronde, viste le difficoltà e le frustrazioni che spesso s’incontrano, serve un grande amore per continuare.

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