L’ARMA DELL’INGANNO – OPERAZIONE MINCEMEAT

L’ARMA DELL’INGANNO – OPERAZIONE MINCEMEAT

La narrazione di L’arma dell’inganno - Operazione Mincemeat si muove nelle ombre della finzione e dell’inganno tipici di una spy story d’altri tempi. Elementi fondamentali per ricostruire uno degli inganni meglio costruiti durante la Seconda Guerra Mondiale. Una vicenda, però, che al suo interno ha il DNA di un racconto dalle forte note romanzesche e che, per questo motivo, non ha bisogno di troppi interventi esterni per amplificare il mistero che la contraddistingue.

La storia invisibile

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Ormai è risaputo che dietro la Storia, quella con la esse maiuscola, esistono una serie di infiniti racconti, più personali e, spesso, infinitamente più interessanti. Questi, infatti, hanno contribuito a scrivere proprio le pagine fondamentali di quella narrazione universale che appartiene a tutti e che, grazie alla sua conoscenza, contribuisce alla nostra identificazione. Ed è proprio in questa zona d’ombra che il film L’arma dell’inganno – Operazione Mincemeat ha deciso di inoltrarsi, portando alla luce gli aspetti sconosciuti di quello che, a oggi, è stato definito come uno degli inganni per eccellenza grazie al quale è stato possibile contrastare l’avanzata tedesca durante la Seconda Guerra Mondiale. E poco importa se il rigore di un tipico film di guerra è stato in qualche modo alleggerito da un’atmosfera da spy story.

Anzi, questa scelta narrativa ha giovato nettamente a una narrazione che, dovendo muoversi nel complicato mondo del non detto e delle ambiguità dei servizi segreti, avrebbe rischiato di essere tediosa o, comunque, poco coinvolgente. Per ovviare a tutto questo, invece, il regista John Madden ha deciso di affidare il ruolo di voce guida all’interno di questo mondo a un giovane graduato dell’esercito inglese, felicemente coinvolto nelle operazioni top secret. Il suo nome diventerà famoso qualche anno dopo, grazie alla creazione della spia più famosa al mondo, ovviamente al servizio di Sua Maestà.

Il riferimento è a James Bond e, soprattutto, al suo creatore Ian Flaming che, venendo a contatto con aspetti inaspettati come il laboratorio di un Q ante litteram, memorizza quei particolari essenziali grazie al quale rendere le sue storie iconiche. È bene specificare, però, che il personaggio di Fleming in questo caso, non rientra nella ricostruzione storica degli eventi, ma rappresenta solamente un escamotage narrativo per donare a tutto l’impianto una sorta di mistero romanzato.

Correva l’anno 1943

L'arma dell'inganno - Operazione Mincemeat, Colin Firth e Matthew Macfadyen in una scena
L’arma dell’inganno – Operazione Mincemeat, Colin Firth e Matthew Macfadyen in una scena del film

Per comprendere meglio la natura di questo L’arma dell’inganno – Operazione Mincemeat, però, è necessario confrontarsi con le cronache storiche. L’azione inizia nel 1943, l’anno che ogni manuale di storia contemporanea ricorda essere fondamentale per le sorti della Seconda Guerra Mondiale. In questo periodo, infatti, inizia la controffensiva degli alleati che, grazie a due sbarchi – quello in Normandia e quello in Sicilia – hanno contrattaccato le forze tedesche in territorio europeo, costringendole alla ritirata finale. Il primo sbarco viene ricordato con il nome in codice Operazione Overlord, mentre il secondo proprio con Operazione Mincemeat.

Nonostante le cronache storiche abbiano concentrato gran parte delle sue attenzioni sul più famoso D-Day, il raggiungimento delle coste siciliane da parte delle forze angloamericane ha dei risvolti degni di una spy story di un grande romanziere. A definire il plot e, soprattutto, i twist di questo piano militare con un DNA da intelligence, non sono degli uomini d’azione o dei militari pronti a sacrificare le loro vite sulle spiagge di un paese straniero.

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Questa volta l’attenzione è tutta rivolta a una guerra che si è svolta nell’ombra, grazie ai servizi segreti britannici che, in quel preciso caso, misero in campo tutta la fantasia e l’audacia che proprio non ci si aspetta da un britannico. Così, se lo sbarco in Sicilia viene ricordato ancora oggi come un traguardo militare importante che, oltretutto, non ha riportato molte vittime, tanto, se non tutto, si deve a un gruppo di uomini e di donne ingaggiati per orchestrare il piano perfetto. Lo scopo era di distrarre l’attenzione delle forze tedesche lungo le rive siciliane, facendo credere che il vero scopo degli alleati fosse la Grecia.

Ma come far credere probabile l’improbabile? Grazie a un pilota britannico di nome William Martin, il cui corpo viene ritrovato presso le rive spagnole di Helva, a seguito di un misterioso incidente aereo. Con sé quest’uomo ha la foto di una fidanzata, una lettera d’amore e una valigetta, con all’interno alcuni documenti fondamentali in cui si attesta l’intenzione del governo britannico di tentare l’approdo sulle coste greche. Ma chi è veramente William Martin? Questa è la domanda fondamentale che dà vita a tutto l’inganno ordito ai danni dei tedeschi dall’intelligence britannica. Perché, in realtà, quest’uomo non è mai esistito ma, comunque, è stata l’arma segreta con cui dare scacco matto a Hitler sul suolo europeo.

Creare William Martin

L'arma dell'inganno - Operazione Mincemeat, Colin Firth e Matthew Macfadyen in un'immagine
L’arma dell’inganno – Operazione Mincemeat, Colin Firth e Matthew Macfadyen in un’immagine del film

Gran parte della narrazione di L’arma dell’inganno – Operazione Mincemeat, dunque, è incentrata proprio sulla creazione del personaggio più importante di questa vicenda. William Martin, infatti, trova la sua voce e un ruolo centrale grazie alla fantasia di Ewen Montagu e Charles Cholmondeley, due uomini dal carattere e dalla natura diversi, che, pur interpretando la vita e i loro ruoli con uno stile personale, riescono a trovare un punto d’incontro esaltante e, al tempo stesso, introspettivo nella scrittura di un racconto di spie da cui far dipendere il destino del mondo e di molti uomini. Grazie a tutti questi elementi, dunque, si delinea una linea di narrazione in cui la Storia lascia spazio agli uomini che, attraverso il buio del coprifuoco delle strade londinesi, provano a nascondersi a loro stessi e al mondo che li circonda.

In questo tempo sospeso, dunque, in cui la finzione sembra prendere il sopravvento sul reale e, al tempo stesso, vestire una forma concreta per rendere credibile l’inganno, il regista riesce a costruire un secondo livello narrativo. Qui conta essenzialmente il personale, l’interiorità e l’evoluzione individuale che, scontrandosi con le ombre create, sembrano definire una nuova consapevolezza dei limiti umani. Perché, come spesso accade, nulla è mai come sembra. Tanto meno durante una guerra, soprattutto quella invisibile.

L'arma dell'inganno - Operazione Mincemeat, la locandina italiana

Scheda

Titolo originale: Operation Mincemeat
Regia: John Madden
Paese/anno: Regno Unito, Stati Uniti / 2021
Durata: 128’
Genere: Drammatico, Guerra
Sceneggiatura: Michelle Ashford
Fotografia: Sebastian Blenkov
Montaggio: Victoria Boydell
Musiche: Thomas Newman
Produttore: Iain Canning, Emile Sherman, Peter Heslop, Charles S. Cohen, Katherine Bridle, Kris Thykier, Nicky Earnshaw
Casa di Produzione: See-Saw Films, Cohen Media Group, Archery Pictures, FilmNation Entertainment
Distribuzione: Warner Bros.

Data di uscita: 12/05/2022

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Tiziana Morganti
Fin da bambina, ho sempre desiderato raccontare storie. Ed eccomi qui, dopo un po’ di tempo, a fare proprio quello che desideravo, narrando o reinterpretando il mondo immaginato da altri. Da quando ho iniziato a occuparmi di giornalismo, ho capito che la lieve profondità del cinema era il mio luogo naturale. E non poteva essere altrimenti, visto che, grazie a mia madre, sono cresciuta a pane, musical, suspense di Hitchcock, animazioni Disney e le galassie lontane lontane di Star Wars; e un ruolo importante l’ha avuto anche il romanticismo di Truffaut. Nel tempo sono diventata giornalista pubblicista; da Radio Incontro e il giornale locale La voce di Roma, passando per altri magazine cinematografici come Movieplayer e il blog al femminile Smackonline, ho capito che ciò che conta è avere una struggente passione per questo lavoro. D’altronde, viste le difficoltà e le frustrazioni che spesso s’incontrano, serve un grande amore per continuare.

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