LETTERA A FRANCO

LETTERA A FRANCO

Già presentato nella sezione Festa Mobile del 37° Torino Film Festival, Lettera a Franco è un lavoro che rilegge la recente storia spagnola su un versante insieme emotivo e politico; Alejandro Amenábar trova una chiave di rappresentazione interessante per gli eventi, ma incappa in una confezione obiettivamente deficitaria, specie sul piano di una poco efficace fotografia e di un invadente commento sonoro.

Un ravvedimento doloroso

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È un regista che ci ha finora dispensato il suo cinema con una certa parsimonia, Alejandro Amenábar. Parliamo, infatti, di sette film in ventitre anni di carriera, tre dei quali (il celebrato affresco storico di Agora, il thriller Regression, e quest’ultimo Lettera a Franco, in originale Mientras dure la guerra) diretti nel corso dell’ultimo decennio. Una parsimonia che non è necessariamente un male, specie laddove si accompagna a un’urgenza narrativa e creativa che, almeno nel caso di quest’ultimo lavoro, pare innegabile. Il nuovo film di Amenábar, che segna il ritorno del regista in Spagna dopo la trasferta americana dell’opera precedente, fa qui di nuovo un affresco storico, anche se la pagina che racconta è decisamente a noi più vicina (nello spazio e nel tempo): sotto la sua lente di ingrandimento, infatti, ci sono i prodromi della guerra civile spagnola e della dittatura franchista, visti (di nuovo) attraverso lo sguardo di un singolo personaggio, lo scrittore Miguel de Unamuno. Uno sguardo teso a problematizzare gli schieramenti in campo, visto il passato socialista dello scrittore, il suo successivo sostegno al colpo di stato, e il suo tardivo ravvedimento, quando la strada del regime era ormai spianata.

Il personale e il politico

Mientras dure la guerra recensione

Il ritratto storico di Lettera a Franco è sospeso tra la dimensione politica dell’attività dello scrittore, bloccata in un’ingenua, colpevole fiducia nei militari (e in un progressivo smarrimento laddove le prove di dittatura diventano sempre più plasticamente visibili) e la componente umana e intima della sua vicenda, che lo scuote dall’inerzia allorquando due suoi amici vengono rapiti dal nascente regime.

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Un’ottica interessante, quella scelta da Amenábar, che evita di sviscerare il passato dello scrittore, evocato soltanto in brevi flashback e/o immagini oniriche a rappresentare la defunta moglie; parimenti, viene eliso il dettaglio delle sue posizioni politiche (l’unica scena che lo vede discutere di politica viene sfumata e conclusa con una significativa ellissi) a favore del problematico, cangiante rapporto con gli esponenti del nascente regime. Un rapporto che trova il suo culmine nella sequenza del noto discorso all’Università di Salamanca, dura presa di distanza che segna l’apice di un climax emotivo che la sceneggiatura organizza con buona efficacia.

Uno sguardo che arriva fino a oggi

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È apprezzabile il modo in cui Lettera a Franco riesce a ricollegarsi anche al presente della Spagna (e dell’Europa), mettendo in scena gli effetti di un populismo irrazionale, plasticamente ed efficacemente espresso nella scena del sopra citato discorso; ed è interessante parimenti il modo in cui (non a caso) nel film vengono citate a più riprese le problematiche delle popolazioni basche e catalane, a opporsi a una visione mainstream che decontestualizza gli eventi recenti (l’indipendentismo catalano e i suoi sviluppi) rifiutandosi di inquadrarli nel loro corretto contesto storico. In una sceneggiatura complessivamente abbastanza compatta, Amenábar ha modo anche di includere la sempre presente critica verso l’influenza del clero nella vita politica, altro tema ricorrente della sua filmografia, qui ribadito in una celebrazione di supposte radici cristiane dell’Europa che mostra da subito tutta la sua vacuità; nonché in quell’esplicita, riuscita sequenza in cui Franco prende la decisione di assumere le fattezze di un “re cristiano”. Proprio la figura del generale, col volto dell’attore Santi Prego, è costantemente ricondotta a una dimensione quasi caricaturale, a fare da ideale contraltare alla complessità – pur discutibile – della figura dello scrittore (a cui dà il volto un efficace Karra Elejalde).

I limiti della confezione

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A non convincere, in Lettera a Franco, è tuttavia una confezione che, specie nelle scelte di fotografia, conferisce al film un poco accattivante look da fiction televisiva, a stridere in modo abbastanza palese col realismo ricercato. L’accuratezza della ricostruzione storica è depotenziata dai colori slavati di una fotografia che finisce per appiattire il tutto, influenzando negativamente (anche) la fruizione della storia. Non si può non rilevare, inoltre, l’invadenza di una colonna sonora (composta dallo stesso regista) che sottolinea in modo spesso superfluo e poco funzionale i momenti a più alto potenziale emotivo, riuscendo paradossalmente a diminuirne la pregnanza. Spiace rilevare limiti così evidenti nel ritorno di Amenábar, specie laddove questi sceglie di mettere il dito nella piaga di una storia recente che continua a far sentire i suoi effetti sul presente (non solo in Spagna). Il suo film, presentato e applaudito nella trentasettesima edizione del Torino Film Festival, resta comunque un lavoro dagli intenti apprezzabili, di cui si coglie chiaramente l’urgenza a dispetto della difettosa realizzazione.

La locandina italiana del film Lettera a Franco
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Scheda

Titolo originale: Mientras dure la guerra
Regia: Alejandro Amenábar
Paese/anno: Spagna, Argentina / 2019
Durata: 107’
Genere: Drammatico, Guerra
Cast: Ainhoa Santamaría, Alba Fernández, Carlos Serrano-Clark, Dafnis Balduz, Dani Luque, Eduard Fernández, Inma Cuevas, Itziar Aizpuru, Jorge Andreu, Karra Elejalde, Luis Bermejo, Luis Callejo, Luis Zahera, Luka Peros, Maarten Dannenberg, Mariano Llorente, Martina Cariddi, Mikel Iglesias, Miquel García Borda, Mireia Rey, Nathalie Poza, Patricia López Arnaiz, Pep Tosar, Santi Prego, Tito Valverde
Sceneggiatura: Alejandro Amenábar, Alejandro Hernández
Fotografia: Alex Catalán
Montaggio: Carolina Martínez Urbina
Musiche: Alejandro Amenábar
Produttore: Hugo Sigman, Alejandro Amenábar, Fernando Bovaira, Domingo Corral
Casa di Produzione: Movistar+, Himenóptero, K&S Films, Mod Producciones
Distribuzione: Movies Inspired

Data di uscita: 26/05/2022

Trailer

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Marco Minniti
Giornalista pubblicista e critico cinematografico. Collaboro, o ho collaborato, con varie testate web e cartacee, tra cui (in ordine di tempo) L'Acchiappafilm, Movieplayer.it e Quinlan.it. Dal 2018 sono consulente per le rassegne psico-educative "Stelle Diverse" e "Aspie Saturday Film", organizzate dal centro di Roma CuoreMenteLab. Nel 2019 ho fondato il sito Asbury Movies, di cui sono editore e direttore responsabile.

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