DEAD BRIDE

DEAD BRIDE

Presentato nel concorso del Fantafestival 2022, Dead Bride è un suggestivo esempio di ghost story, attraverso il quale Francesco Picone riesce a rendere ancora fecondo un filone abbondantemente sfruttato. Al netto di alcuni limiti narrativi, un film da sostenere.

La villa della Sposa

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Dopo l’esordio nel lungometraggio del 2015, con lo zombie movie Apocalisse Zero: Anger of the Dead, Francesco Picone cambia decisamente filone e atmosfere, pur restando saldamente ancorato ai territori dell’horror. Questo Dead Bride, presentato così come il suo film del 2015 nel romano Fantafestival, si muove sui binari della classica ghost story di derivazione anglosassone, debitrice in parte ai recenti film della saga di Insidious – nonché alle opere del cosidetto Conjunringverse di James Wan – ma soprattutto agli esempi del genere più lontani nel tempo. Una delle prime sequenze del film di Picone, infatti – quella immediatamente successiva al prologo, con quelle riprese dall’alto sull’automobile dei protagonisti, mentre si approssimano alla nuova residenza – rimanda immediatamente a un classico con cui bene o male qualsiasi ghost story è costretta a fare i conti, ovvero Shining; un modello citato anche, più volte, in singole sequenze del film, accanto a classici di filoni distinti (ma confinanti) quali L’esorcista e il primo Nightmare – Dal profondo della notte. Un retroterra di riferimenti che pone questo nuovo lavoro del regista pisano su un terreno di classicità horror ben individuabile; un terreno ampiamente battuto, che tuttavia non impedisce al regista di mostrare buona personalità, insieme a una lettura del genere che (almeno in Italia) resta originale e poco frequentata.

Il rimosso che riemerge

Dead Bride, una scena del film
Dead Bride, una scena del film di Francesco Picone

Dopo un prologo di cui solo più avanti si capirà il senso, Dead Bride si apre con la coppia costituita da Richard e Alyson mentre si trasferisce, col figlio nato da poco, nella casa d’infanzia della donna, un’enorme villa posta nel bel mezzo della campagna. La donna ha ereditato la casa da suo padre, da poco morto suicida, con cui da anni Alyson non aveva più rapporti. Appena stabilitasi nella villa, Alyson inizia a soffrire di incubi e frequenti paralisi del sonno, mentre lentamente tornano alla mente le memorie della sua infanzia; memorie riferite soprattutto alla madre, affetta da turbe psichiatriche e motivo principale del suo allontanamento dalla famiglia. Quando Richard è costretto ad assentarsi dalla casa per un breve periodo, gli incubi di Alyson si intensificano, mentre la donna è testimone anche di quelle che sembrano manifestazioni paranormali. Alyson decide così di rivolgersi al prete esorcista che tentò di aiutare sua madre, convinta che l’entità che possedette la donna si aggiri ancora tra le mura della casa.

Una confezione di livello

Dead Bride, Jennifer Mischiati in un'inquietante scena del film
Dead Bride, Jennifer Mischiati in un’inquietante scena del film di Francesco Picone

La prima cosa che colpisce di Dead Bride è l’ottima cura tecnica, così inusuale per il nostrano cinema horror a basso budget. Fin dal prologo si avvertono i toni (a tratti) argentiani della fotografia, l’uso sapiente dei colori, uniti a un’iconografia di genere – la trottola, le lenzuola, i manichini – usata in modo espressivo e mai banale. Laddove il digitale rappresenta spesso la scorciatoia (non sempre dalla resa ottimale) per la realizzazione degli effetti speciali nel cinema indipendente, lo staff di Picone si affida invece al trucco prostetico, con risultati tecnici di assoluto rispetto. Una cura della confezione che si estende anche alla colonna sonora – dall’impianto classico ma mai ridondante – e alla scelta di una location dall’indubbia suggestione, nella sua doppia valenza di trappola e luogo di svelamento del mistero. A ciò si aggiunge una regia non priva di gusto, capace di valorizzare al meglio i giochi di luce della fotografia e i suggestivi interni della villa, dosando in modo intelligente l’effetto-shock. Piuttosto lontano dal ritmo artificialmente accelerato di molto horror moderno, Dead Bride preferisce concentrarsi sulla suggestione di spazi (una soffitta immersa nella penombra, una stanza da letto rimasta immutata dall’infanzia) e oggetti (una trottola, una biglia, un orso di peluche), “colpendo” lo spettatore solo laddove è realmente necessario.

Suggestione e limiti narrativi

Dead Bride, un'agghiacciante scena del film
Dead Bride, un’agghiacciante scena del film di Francesco Picone

Quando la trama di Dead Bride entra nel vivo, e viene spiegata l’origine degli orrori che gravano sulla casa (e sui suoi residenti) la sceneggiatura accusa tuttavia più di un’incertezza, specie nella gestione dei personaggi e delle loro evoluzioni. Se alcuni di essi, infatti, vengono abbandonati forse troppo frettolosamente – evitiamo ovviamente di fare rivelazioni di sorta – altri subiscono un’evoluzione un po’ troppo rapida, specie in riferimento agli eventi che si verificano nella casa; una scelta probabilmente derivata dalla necessità di contenere il tutto nei limiti dell’ora e mezza (scarsa) di durata. Nel momento in cui il film, nella sua seconda parte, imbocca la strada onirica (conseguenza di un “viaggio” che si rivelerà centrale per la trama) si rileva qualche problema di coerenza, a coinvolgere la doppia gestione tra la dimensione concreta del racconto e quella parallela del sogno; problemi culminati in una conclusione che lascia un po’ perplessi, specie per le basi che erano state precedentemente poste. Forte del suo suggestivo impianto visivo – che funziona bene anche laddove la trama si inoltra nei territori del sogno, con alcune efficaci scelte scenografiche – il film di Francesco Picone sacrifica qualcosa sul piano di uno sviluppo armonico del racconto, di una coerenza che comunque va mantenuta (ed è questo il difficile) anche laddove ci si muova in territori sovrannaturali. Resta, di Dead Bride, l’ottima resa visiva, unita alla capacità di gestire temi che, in altre mani, avrebbero forse denunciato tutta la loro natura derivativa. Al netto di alcuni limiti narrativi, certamente un film da sostenere.

Dead Bride, la locandina del film
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Scheda

Titolo originale: Dead Bride
Regia: Francesco Picone
Paese/anno: Italia / 2022
Durata: 83’
Genere: Horror
Cast: Christoph Hülsen, David White, Douglas Dean, Federica Bertolani, Jennifer Mischiati, Manuela Arrighi, Michael Segal, Sean James Sutton, Aida Gori, Duné Medros, Francesca Albanese, Lorenzo Carcasci, Luna Francavilla, Matteo Marianelli, Micky Ray Martin
Sceneggiatura: Francesco Picone
Fotografia: Marzio Mirabella
Montaggio: Francesco Picone
Musiche: Alessandro Moro
Produttore: Francesco Picone, Giancarlo Freggia
Casa di Produzione: Metrovideo

Trailer

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Marco Minniti
Giornalista pubblicista e critico cinematografico. Collaboro, o ho collaborato, con varie testate web e cartacee, tra cui (in ordine di tempo) L'Acchiappafilm, Movieplayer.it e Quinlan.it. Dal 2018 sono consulente per le rassegne psico-educative "Stelle Diverse" e "Aspie Saturday Film", organizzate dal centro di Roma CuoreMenteLab. Nel 2019 ho fondato il sito Asbury Movies, di cui sono editore e direttore responsabile.

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