IL VIAGGIO DEGLI EROI

IL VIAGGIO DEGLI EROI

Tutto inizia da una semplice data. Un giorno in grado di rimanere nella memoria storica e in quella di diverse generazioni fino a diventare un racconto e una fotografia dell’epoca. Per questo motivo, dunque, il documentario di Manlio Castagna Il viaggio degli eroi diventa un viaggio nel tempo alla ricerca degli uomini che eravamo e di quelli che ci hanno resi orgogliosi di essere italiani nella notte di quell’11 luglio 1982.

“Campioni del mondo, campioni del mondo, campioni del mondo!”

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Ci sono dei momenti e degli eventi che hanno la capacità di attraversare trasversalmente la storia generale e quella più particolare delle singole persone. Attimi che hanno la potenza di riunire più di una generazione nella forza emotiva di un ricordo che non cede al passare del tempo e che, anzi, si fa ancora più forte perché carico di mitologia. Per questo motivo, dunque, spesso basta citare una semplice data per evocare immediatamente un’emozione, dare inizio al percorso di una memoria che si fa collettiva. Una di queste è, senza alcun dubbio, l’11 luglio 1982. Un giorno e un anno precisi che, pur non entrando nei libri di scuola, hanno scritto una pagina importante nella cultura popolare. Ovviamente si fa riferimento a una delle sere più emozionanti vissute da molti italiani che, allo scoccare del novantesimo minuto,si sono riversati nelle strade all’indimenticabile grido “campioni del mondo”, lanciato per tre volte da Nando Martellini. Perché in quella lunga notte d’estate la nazionale italiana di calcio aveva vinto il mondiale di Spagna battendo la Germania per 3-1.

Il viaggio degli eroi, Dino Zoff in un momento
Il viaggio degli eroi, Dino Zoff in un momento del documentario

Di quel momento indimenticabile rimangono immagini storiche che, come detto, vivono nelle cronache e nei ricordi personali dei singoli. Il rigore sbagliato di Cabrini, l’urlo liberatorio di Tardelli, Paolo Rossi capocannoniere, l’impassibile profilo di Bearzot definito da priorità come l’impegno e la coesione, il capitano Zoff che, emozionato solleva la coppa e, per finire, Sandro Pertini, il Presidente Partigiano, l’uomo che faceva sentire gli italiani migliori e al sicuro nonostante gli eventi dicessero il contrario. Il tutto avvolto dallo stadio Bernabéu di Madrid, diventato per molti italiani meta di pellegrinaggio nel corso degli anni. Ecco, queste immagini oggi sono convogliate in un unico insieme per dar vita al documentario Il viaggio degli eroi, diretto e montato da Manlio Castagna. Un film che, grazie a un montaggio particolare e a una direzione ben precisa da percorrere, riesce a uscire dalla prevedibilità narrativa del genere per vestire una forma particolare e dare un nuovo punto di osservazione a una materia fin troppo nota. In questo modo, dunque, quell’impresa sportiva rivive di una forte umanità che, tra le fragilità, l’abnegazione e il senso di famiglia del gruppo, è in grado di raccontare tutto un paese eternamente diviso tra le poche luci e le molte ombre della sua storia contemporanea. Un viaggio nella memoria ma, soprattutto, nei sentimenti e nella sottile sensazione di sconfitta e rinascita che accomunava la nazionale e la quotidianità dei suoi tifosi.

Scoprire l’eroe in 11 step

Il viaggio degli eroi, una storica immagine
Il viaggio degli eroi, una storica immagine di repertorio

Ma quali aspetti hanno reso questa impresa così eccezionale da aver assunto un significato mitologico? La vittoria in se non è certo l’elemento che fa la differenza. Non è un caso, infatti, che i mondiali vinti a Berlino non abbiano lo stesso impatto emotivo. In effetti, a rendere la vittoria in Spagna così eccezionale e indimenticabile non è tanto la conquista della meta, ma il percorso fatto. Una strada spesso accidentata in cui quei ragazzi dell’82 si sono dovuti confrontare con delle prove, fuori e dentro il campo, per dimostrare il lato eroico. Oltre a questo, poi, la loro parabola ascendente ha rappresentato, in qualche modo, anche quella del paese che rappresentavano. Poco credibili, considerati deboli anche dalla stampa nazionale, sembrano essere i degni figli di una società appesantita dalla crisi economica e dagli scioperi, battuta sul campo dagli assassinii di mafia e messa in discussione da tensioni interne che si esprimono negli attentati. Di quegli anni, infatti, sono la strage di Ustica e di Bologna. Due eventi che, ancora una volta, ci vedevano feriti e battuti. Anche di fronte al mondo. Per questo motivo, dunque, il rapporto stretto tra quella nazionale e il suo paese viene evidenziato da questo documentario anche attraverso una struttura narrativa particolare, basata sul viaggio dell’eroe. Si tratta di un vero e proprio cammino per trasformare le proprie esperienze personali in step evolutivi grazie ai quali esternare le proprie qualità e, appunto, diventare eroi. Solitamente i passi da compiere sono 13 ma, in questo caso, sono stati ridotti a 11, come gli uomini che sono scesi in campo. Momenti rappresentati da archetipi della narrazione mitologica ed eroica in cui i protagonisti arrivano a trionfare solamente dopo essere passati attraverso le difficoltà esterne, i limiti personali e la costruzione di alleanze importanti. Perché, se c’è una cosa che traspare molto chiaramente, è che nessuno porta a termine l’impresa da solo. Allo stesso modo, poi, anche tutto un paese sembra percorrere quella stessa evoluzione, apprendendo, passo dopo passo, come tornare aa essere orgoglioso di se stesso e della propria posizione nel mondo. In questo modo, dunque, il documentario va oltre il racconto di un singolo evento ma diventa la fotografia di una società e di un’Italia per cui, attraverso immagini che appaiono più datate dei nostri ricordi, proviamo nostalgia e una tenera malinconia per quelle generazioni in cerca di forza e riconoscibilità.

Bearzot e Pertini, le pipe più famose d’Italia

Il viaggio degli eroi, un'immagine
Il viaggio degli eroi, un’immagine del documentario

Continuando in questo percorso parallelo, poi, Il viaggio degli eroi mette in evidenza come, in quel 1982, il paese si riconobbe e trovò forza in due uomini che, in forma diversa, rappresentarono e vestirono la figura del padre. Il CT della Nazionale Enzo Bearzot e Sandro Pertini ebbero la capacità di ottenere il rispetto e l’affetto degli uomini che in loro si sono riconosciuti. Il primo, figura paterna per i ragazzi della squadra, che ha protetto e schermato dalle critiche assumendosi tutte le responsabilità di una eventuale sconfitta, ancora oggi viene ricordato e salutato dalla sua squadra con l’appellativo di “papà”.

Il secondo, invece, è un leader fermo ma non cattedratico, pronto a strigliare con un piglio che non ammette discussione ma anche a offrire consolazione e comprensione. Sempre in prima linea nella sua testarda volontà di condividere le gioie e i dolori con tutti gli italiani, quell’11 luglio arriva in Spagna come un tifoso d’eccezione, che però si unisce alla gioia di tutti con la spontaneità priva di orpelli rappresentativi che è sempre stata la sua nota stilistica. A unirli, oltre a uno stile asciutto e diretto, anche la passione per quelle pipe che, oltre a farli entrare nella cultura popolare, hanno contribuito a forgiare un ricordo nazionale e personale.

Il viaggio degli eroi, la locandina

Scheda

Titolo originale: Il viaggio degli eroi
Regia: Manlio Castagna
Paese/anno: Italia / 2022
Durata: 75’
Genere: Documentario
Cast: Bruno Conti, Marco Giallini, Alessandro Altobelli, Antonio Cabrini, Beppe Dossena, Claudio Gentile, Paolo Rossi, Dino Zoff, Enzo Bearzot, Franco Causio, Franco Selvaggi, Fulvio Collovati, Gaetano Scirea, Giancarlo Antognoni, Giovanni Minoli, Giuseppe Bergomi
Sceneggiatura: Manlio Castagna, Manuela Cacciamani
Fotografia: Tommaso Lusena de Sarmiento
Montaggio: Diego Capitani
Produttore: Manuela Cacciamani
Casa di Produzione: Rai Com, One More Pictures, Rai Cinema
Distribuzione: Altre Storie

Data di uscita: 20/06/2022

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Tiziana Morganti
Fin da bambina, ho sempre desiderato raccontare storie. Ed eccomi qui, dopo un po’ di tempo, a fare proprio quello che desideravo, narrando o reinterpretando il mondo immaginato da altri. Da quando ho iniziato a occuparmi di giornalismo, ho capito che la lieve profondità del cinema era il mio luogo naturale. E non poteva essere altrimenti, visto che, grazie a mia madre, sono cresciuta a pane, musical, suspense di Hitchcock, animazioni Disney e le galassie lontane lontane di Star Wars; e un ruolo importante l’ha avuto anche il romanticismo di Truffaut. Nel tempo sono diventata giornalista pubblicista; da Radio Incontro e il giornale locale La voce di Roma, passando per altri magazine cinematografici come Movieplayer e il blog al femminile Smackonline, ho capito che ciò che conta è avere una struggente passione per questo lavoro. D’altronde, viste le difficoltà e le frustrazioni che spesso s’incontrano, serve un grande amore per continuare.

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