SPOSA IN ROSSO

SPOSA IN ROSSO

Classica commedia romantica italiana, con la variante del personaggio ispanico (ben) interpretato da Eduardo Noriega, Sposa in rosso si regge soprattutto sul buon affiatamento tra i suoi due protagonisti; in una trama improntata al bozzetto di costume, tuttavia, il film dimentica un po’ la componente più prettamente romantica, risultando a tratti poco credibile.

Sposati, prendi i soldi e scappa

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Nel panorama un po’ asfittico della commedia italiana recente – segnata spesso dall’immancabile elemento generazionale, e dal bozzetto sociale di piccolo taglio – questo Sposa in rosso introduce l’elemento (relativamente) nuovo del personaggio estraneo agli usi e costumi della borghesia nostrana, qui ispanico. Un elemento che, nel nuovo film di Gianni Costantino, è incarnato dal quarantenne Leòn (l’attore Eduardo Noriega, visto tra le altre cose nel Perfect Strangers di Alex de la Iglesia) che nei primi minuti del film incontra l’italiana Roberta (Sarah Felberbaum) su un autobus di La Valletta, a Malta. L’occasione è di quelle che non consentono molti convenevoli: la donna sta per partorire, e Léon le offre tutto l’aiuto per farla giungere in tempo al pronto soccorso. Subito dopo, l’arrivo dalla Puglia dei familiari di Roberta precipita Léon, suo malgrado, in una spirale di bugie: Roberta gli chiede infatti di fingere, solo per poco tempo, di essere il padre del bambino, in realtà nato da un ricco avvocato che ha lasciato la donna poco dopo l’inizio della gravidanza. La bugia, a dispetto delle intenzioni dell’uomo, si protrae per tutta la permanenza dei familiari di Francesca, fin quando quest’ultima non ha un’idea: perché non inscenare un finto matrimonio tra i due nella natìa Puglia, così da potersi intascare i soldi delle buste tradizionalmente regalate agli sposi?

Una variante in uno schema collaudato

Sposa in rosso, Eduardo Noriega e Sarah Felberbaum in una scena
Sposa in rosso, Eduardo Noriega e Sarah Felberbaum in una scena del film

Rispetto ad altre commedie romantiche uscite negli ultimi anni, Sposa in rosso presenta un’ambientazione di partenza abbastanza insolita (il centro urbano di La Valletta, a Malta) oltre a un personaggio, quello interpretato da Eduardo Noriega, poco avvezzo al carattere intimamente “teatrale” di certe tradizioni familiari italiane – tradizioni che con qualche semplificazione vengono collocate nell’assolato contesto del Sud Italia. Proprio il contrasto tra l’ottimismo improntato al realismo – costantemente frustrato nei suoi tentativi di realizzazione – di Leòn, e la creatività vitale della cultura di Roberta (quella che spinge a “creare qualcosa, quando non esiste, e poi a fare in modo che diventi vera”) è l’elemento su cui si dipana l’intreccio comico/romantico del film; un intreccio che presto si complica includendo un gran numero di comprimari, dallo sghembo amico di Lèon (un Massimo Ghini in versione smili-hippie e molto trasformista) ai genitori in crisi di Roberta, dal di lei fratello, paranoico e infantile ma a suo modo intuitivo, alla zia anticonformista e ripudiata, che subito si pone come perfetta complice dei finti sposi. Una pletora di personaggi che prevedibilmente complicherà una storia che da par suo, presto, vedrà l’irrompere del (vero) amore, con tutte le complicazioni del caso.

Borghesi “à la Braveheart”

Sposa in rosso, Maurizio Marchetti in una scena
Sposa in rosso, Maurizio Marchetti in una scena del film

Nonostante la variante costituita dal personaggio di Lèon – il cui sguardo spesso spaesato, e la cui caratterizzazione quale vittima inconsapevole degli eventi, restano tra gli elementi più riusciti del film – Sposa in rosso non si discosta in fondo, più di tanto, da tanta commedia di costume italiana, qui declinata in senso sociale e solo secondariamente “territoriale”: una rappresentazione, quella del film, che porta sullo schermo un’alta borghesia decaduta che forse non è stata capace di spingere abbastanza in là la sua naturale creatività e la sua voglia di immaginare, e che si è ridotta a evocare il grido “libertà!” di Mel Gibson in Braveheart più come spauracchio che come orizzonte ideale. Una rappresentazione che invero non è esente dallo stereotipo, per quanto “garbato” e mai urlato, portato avanti attraverso personaggi che in fondo, nella loro effimera simpatia, ne elidono qualsiasi potenziale dannoso. Il bozzetto di costume del film arriva a toccare il tema dell’immigrazione (sul quale, forse, si poteva essere più ficcanti, specie nel suo rapporto con un singolo personaggio) come quello dell’identità di genere, insieme a quello – anch’esso solo sfiorato, ma con garbo e delicatezza – dell’amore nella terza età. Elementi non sempre amalgamati benissimo, nel film, che tuttavia ne compongono il substrato in modo vitale, contribuendo anche a vivacizzarne il ritmo.

Romanticismo abbozzato

Sposa in rosso, Sarah Felberbaum ed Eduardo Noriega in una scena
Sposa in rosso, Sarah Felberbaum ed Eduardo Noriega in una scena del film

Ravvivato dal buon affiatamento tra i suoi due protagonisti, e da qualche sequenza sorprendentemente ben riuscita (il pre-finale, in cui si svela il senso del titolo del film) Sposa in rosso è incerto nella sua componente più autenticamente romantica, persa un po’ per strada negli intrecci della trama. L’evoluzione dei due personaggi – e in particolare quella dei loro sentimenti reciproci – si rivela meccanica e poco credibile, quasi subordinata essa stessa al progredire della trama (piuttosto che il contrario). Proprio in questo senso, il film arriva alla conclusione con qualche forzatura di troppo, dilatandosi peraltro in modo eccessivo e inserendo una “coda” – su una tipologia già vista molte volte, in Italia e all’estero – superflua e poco credibile. La credibilità del tutto resta invero uno dei limiti principali del film di Gianni Costantino, che sembra non preoccuparsi troppo di giustificare ogni suo passaggio di trama; il risultato è una storia scollata, vitale e simpatica quanto a tratti difficile da prendere sul serio. Una storia in cui si sorride, ma le cui premesse potevano forse trovare uno sviluppo più compiuto, senza per questo perdere in leggerezza.

Sposa in rosso, la locandina
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Scheda

Titolo originale: Sposa in rosso
Regia: Gianni Costantino
Paese/anno: Italia / 2022
Durata: 119’
Genere: Commedia
Cast: Anna Galiena, Cristina Donadio, Dino Abbrescia, Joshua Takacs, Massimo Ghini, Maurizio Marchetti, Sarah Felberbaum, Sean James Sutton, Eduardo Noriega, Esmeralda Spadea, Frida Cauchi, Marc Cabourdin, Marysia S. Peres, Mike Parish, Mikhail Basmadjian, Roberta Giarrusso
Sceneggiatura: Gianni Costantino, Lorenzo Ciorcalo, Francesca Scialanca
Fotografia: Giuseppe Pignone
Montaggio: Claudio Di Mauro
Musiche: Vittorio Giannelli
Produttore: Riccardo Di Pasquale, Andrea Zoso
Casa di Produzione: Fenix Entertainment
Distribuzione: Adler Entertainment

Data di uscita: 04/08/2022

Trailer

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Marco Minniti
Giornalista pubblicista e critico cinematografico. Collaboro, o ho collaborato, con varie testate web e cartacee, tra cui (in ordine di tempo) L'Acchiappafilm, Movieplayer.it e Quinlan.it. Dal 2018 sono consulente per le rassegne psico-educative "Stelle Diverse" e "Aspie Saturday Film", organizzate dal centro di Roma CuoreMenteLab. Nel 2019 ho fondato il sito Asbury Movies, di cui sono editore e direttore responsabile.

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