MASTER GARDENER

MASTER GARDENER

American Gigolò, Il bacio della pantera, Mishima, Taxi Driver, First Reformed, Yakuza, Toro scatenato, e si potrebbero citare molti altri titoli meno famosi. Con una filmografia del genere il Leone d'Oro assegnato in quest'edizione a Paul Schrader sembra un riconoscimento quasi tardivo, per un outsider di lusso del cinema statunitense. Purtroppo il suo ultimo film Master Gardener, presentato come di rigore fuori concorso alla Mostra del Cinema di Venezia, delude almeno in parte le aspettative.

I'll be what I am - A Solitary Man

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È nuovamente “a man in a room”, un uomo in una stanza, come lo definisce lo stesso sceneggiatore e regista, al centro dell’ultima pellicola di Paul Schrader. Non è infatti difficile rintracciare nel personaggio Joel Edgerton le stigmate tipiche dei personaggi schraderiani, a partire da un incipit che lo vede seduto a scrivere un diario – gesto di squisita marca bressoniana, autore molto amato dal cineasta: un carattere solitario, una dedizione estrema al proprio lavoro, divenuto praticamente una seconda natura che ne definisce il rigore e la precisione (come una versione esistenzialista di un personaggio di Michael Mann) e la sostanziale chiusura al mondo, alla vita e ai sentimenti per una sorta di autopercepita necessità di purificazione.

Insomma, la base di Master Gardener riflette tanto del cinema di Schrader e in special modo gli ultimi due film, con cui compone una trilogia. Lo stesso zelo, ai limiti della pratica zen, che si ritrovava nel prete di Ethan Hawke e nel giocatore d’azzardo di Oscar Isaac informa anche le azioni del “mastro giardiniere” Narvel Roth, l’esperto orticultore che presta servizio presso i Gracewood Gardens cui dà vita Edgerton.

Si avverte immediatamente che quella indossata dal personaggio non è altro che una maschera utile a tenere a bada il caos e il tormento che lo agita interiormente, cui fa sponda la professione scelta, nel suo tentativo di dare un fragile ordine umano al disordine apparente della natura. Questa situazione di calma apparente è sostenuta anche dal rapporto particolare che lega Narvel alla ricca possidente Norma, perfetta rappresentante dalla “nobiltà” WASP americana, cui presta le fattezze Sigourney Weaver. Tra i due c’è stima e rispetto reciproco, anche se l’accordo per così dire sentimentale che li unisce sembra più a vantaggio dell’anziana donna, quasi una tacita richiesta di pagamento per il favore concesso. A scombussolare il menage e a far precipitare la situazione l’arrivo della problematica nipote Maya – la decisa e coriacea Quintessa Swindell – che Norma chiede a Narvel di prendere come apprendista.

I went down, down, down – And the flames went higher

Master Gardener, Joel Edgerton e Quintessa Swindell in una scena del film
Master Gardener, Joel Edgerton e Quintessa Swindell in una scena del film di Paul Schrader

Paul Schrader non è certo persona inclina a evitare il contrasto e la provocazione intellettuale, spinto da un’inesauribile curiosità che ne ha marchiato l’intera filmografia. L’esplosiva miscela rappresentata dal passato del protagonista (tema più che mai caldo negli USA) e dalla natura “mixed” di Maya, frutto di una fugace relazione della figlia della sorella di Norma con un uomo africano, e su cui non ci soffermiamo troppo per evitare rivelazioni, può davvero far sobbalzare sulla poltrona i difensori più accaniti e meno smaliziati del politicamente corretto e della woke culture.

Nondimeno lo sceneggiatore mostra in The Master Gardener anche una certa delicatezza in una stranissima scena di esplicitazione del consenso, che pare al tempo stesso sapida parodia e riflessione non superficiale che risponde perfettamente alle esigenze di trama. Stretto fra una donna che potrebbe essere sua madre e una che potrebbe facilmente essere sua figlia, con una famiglia scomparsa tra le brume del passato, Navel combatte una battaglia non soltanto intima che coinvolge tanto la riconoscenza quanto il desiderio, la necessità di espiazione di una colpa e il tentativo di tornare a vivere, la spinta ad aprirsi e la trattenuta compostezza indispensabile per sopravvivere. Una vittoria che può avvenire solo in un determinato momento se, come afferma il protagonista rispetto al giardinaggio, “il cambiamento avverrà nel giusto tempo”.

And the warm sunshine is like a stranger – There’s a cruel violation with the dawn

Dal punto di vista tecnico il film esibisce una calcolata freddezza che si espande a molti dei settori, a partire dalle performance, alquanto raggelate, proseguendo ovviamente con la fotografia e i movimenti di macchina usati con austera economia, e finendo con scenografie spoglie fino all’inverosimiglianza. Un’atmosfera, quella cercata da Schrader, in qualche modo in contrasto con il tema del film, dato che i giardini e gli stessi fiori sono sempre inquadrati in modo da privarli del caratteristico colore (il periodo dell’anno in cui è girato il film contribuisce non poco).

L’impressione lasciata dalla pellicola è quella di un episodio minore di questa trilogia informale, dagli esiti meno felici anche perché probabilmente ormai più scontati. Il film sembra tutto improntato a mettere in scena lo sviluppo della trama, tensioni e contrapposizioni dei personaggi e dei temi, evitando concessioni a divagazioni e approfondimenti, tanto che l’ormai usuale scena di trascendenza, naturalmente in chiave floreale, sembra più un obbligo da ottemperare che una vera esigenza di copione. D’altra parte Master Gardener è un film più sereno e più ottimista rispetto a First Reformed e a Il collezionista di carte; una piccola novità che si riflette sul tono generale e che salva almeno in parte questo capitolo finale, purtroppo modesto, di una trilogia che ci aveva regalato grandi prove.

Master Gardener, la locandina del film

Scheda

Titolo originale: Master Gardener
Regia: Paul Schrader
Paese/anno: Stati Uniti / 2022
Durata: 107’
Genere: Thriller
Cast: Jared Bankens, Joel Edgerton, Matt Mercurio, Quintessa Swindell, Sigourney Weaver, Amy Le, DJames Jones, Eduardo Losan, Erika Ashley, Esai Morales, Rick Cosnett, Samuel Ali, Scott Green, Suzette Lange, Victoria Hill
Sceneggiatura: Paul Schrader
Fotografia: Alexander Dynan
Montaggio: Benjamin Rodriguez Jr.
Musiche: Devonté Hynes
Produttore: Amanda Crittenden, David Gonzales, Scott LaStaiti
Casa di Produzione: Curmudgeon Films, Kojo Studios
Distribuzione: Movies Inspired

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Alessio Cappuccio
Giornalista pubblicista, appassionato di filosofia, ha iniziato a interessarsi di cinema ai tempi del liceo quando registrava pellicole a caso su Fuori orario. Scrive di tutto e per tutti, ha lavorato brevemente in tv e fa parte della redazione di un podcast a tema serie tv e cinema. Sogna di fare la fine di Balthazar circondato da nuvole di pecore.

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