WHEN THE WAVES ARE GONE

WHEN THE WAVES ARE GONE

Lav Diaz fuori concorso a Venezia 2022 con When the Waves are Gone. La guerra alla droga voluta dal presidente filippino Rodrigo Duterte come pretesto e occasione per parlare dell’animo umano. E dei guasti della società.

Malattie del corpo, malattie dell'anima

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Lav Diaz torna a Venezia, dove è di casa, con When the Waves are Gone, in originale (filippino) Kapag Wala Na Ang Mga Alon. Dramma esistenziale ma anche qualcosa in più, prende in prestito un po’ di sapore e un’impressione di struttura narrativa al thriller poliziesco, liberando oltretutto un surplus di tensione politica che non cerca in nessun modo di passare inosservata. Al Festival di Venezia 2022 passa Fuori Concorso a sei anni di distanza dal trionfo di The Woman Who Left – La donna che se ne è andata, primo storico Leone d’Oro per le Filippine.

When the Waves are Gone è scritto e diretto da Lav Diaz. Poco più di tre ore, che per lo standard autoriale di riferimento è una manifestazione di concisione e gusto per la sintesi niente male. Radicale nella forma e nella proposta, la sua cifra stilistica ed espressiva è tra le più riconoscibili del cinema contemporaneo; eleganza spettrale del bianco e nero, staticità dell’immagine e utilizzo insistito dei piani sequenza. Provocazione formale, con qualcosa da raccontare. Avrete sentito parlare di Rodrigo Duterte.

La guerra alla droga di Rodrigo Duterte

Se no, consideratevi fortunati, per quanto la cosa non giovi precisamente alle necessità della recensione. Rodrigo Duterte, presidente delle Filippine dal 2016 al 2022, nel segno di un approccio populista con più di una strizzatina d’occhio a istinti e posture autoritarie, lancia una brutale guerra contro la droga che, ben al di là dell’obiettivo ufficiale, scava dall’interno il paese, lacerandolo. Abusi sistematici dello stato di diritto, violenza e sopraffazione. Morti nell’ordine di migliaia, oltre e al di fuori della legge. Quale futuro, quale presente, per un posto in cui la maggior parte dei delitti (impuniti) sono riconducibili a funzionari dello Stato, agenti delle forze dell’ordine? When the Waves are Gone usa questo gancio qui, la cronaca dei (brutti) tempi che corrono, per raccontare la traiettoria, spirituale e non solo, dei suoi protagonisti. Il primo si chiama Hermes Papauran (John Lloyd Cruz).

Due uomini che si cercano

Il tenente Hermes Papauran ha tutto per essere un buon poliziotto. Intuito, sangue freddo, la capacità di lavorare e ragionare sulle sue emozioni, forza fisica e un senso morale adeguato. Finirà per soccombere anche lui al male oscuro, come chiunque altro d’altronde, tirato dentro una giostra impazzita di corruzione e crimini a buon mercato. Santo dalle mani sporche, l’enfasi sul secondo termine, Hermes Papauran è ancora capace di distinguere il bene dal male, ma la cosa non gli è di giovamento. Ha scheletri nell’armadio, una storia di violenza in famiglia, e uno sfogo sulla pelle, la psoriasi, brutta malattia, incarnazione di tutto il male che è dentro di lui e intorno a lui.

Hermes Papauran è inseguito da un fantasma del passato, Primo Macabantay (Ronnie Lazaro). Anche lui angelo caduto, il male lo somatizza impazzendo, del protagonista è stato maestro e guida. Esce di prigione e il suo primo pensiero è di raggiungere l’allievo, costi quel che costi. Per una resa dei conti, una chiusura, o chissà cos’altro. When the Waves are Gone è la storia dell’inevitabile ricongiungimento di due personaggi che, con traiettorie e gradazioni differenti, si trovano a sperimentare lo stesso tipo di corruzione. Il malessere dei protagonisti è insieme intimo, sociale, politico. In effetti, il film lavora contemporaneamente su più piani.

Molti piani di lettura, una messa in scena sobria e calibrata al millesimo

Lav Diaz sceglie per il suo film un gioco di contrasti. La messa in scena è sobria, l’incedere controllato e straniante, il bianco e nero perfettamente calibrato sul paesaggio interiore dei protagonisti. Dietro l’apparente linearità delle premesse si nasconde però un intreccio di idee e snodi tematici imponente. Il movimento di When the Waves are Gone è circolare. Parte dall’interiorità, guarda il mondo di fuori per tornare di nuovo dentro il cuore dell’uomo.

Il movente è la paura. Di fronte al caos e all’imponderabilità dell’esistenza, lo spirito atterrisce e cerca di fronteggiare la paura gonfiando i muscoli, proponendo la versione più becera e tossica possibile della mascolinità, e lasciando che questa aggressività puramente difensiva contamini l’intera società. Di qui la guerra alla droga, la violenza istituzionalizzata, Rodrigo Duterte, che nel film non viene mai citato direttamente ma è sempre presente. È l’incarnazione perfetta di un disagio esistenziale che si trasforma in malessere sociale e politico. L’epidemia di illegalità connessa alla guerra alla droga, i corpi per le strade e le mani sporche di sangue, sono la psoriasi di un paese.

L’approdo finale del film resta sempre l’interiorità dei protagonisti. Ronnie Lazaro e John Lloyd Cruz respirano lo stresso disagio, ma non lo interpretano allo stesso modo. Incalzati dai fantasmi del passato si fronteggiano, e nella resa dei conti, nonostante tutto, cercano un barlume di espiazione, per come la può intendere un mondo così insidioso e corrotto. Il film ne accompagna gli sforzi puntando sulla radicalità di una proposta che nei suoi elementi essenziali è insieme antica e moderna, spietatamente anticommerciale ma grondante emozione. Per nulla sentimentale, When the Waves are Gone, con i suoi archetipi stilistici e un rifiuto ostinato delle facili concessioni, riesce nell’impresa quasi miracolosa di tenersi in equilibrio tra le necessità del cinema intimista e le velleità incendiarie di quello politico.

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Scheda

Titolo originale: Kapag Wala Na Ang Mga Alon
Regia: Lav Diaz
Paese/anno: Francia, Filippine, Portogallo, Danimarca / 2022
Durata: 187’
Genere: Drammatico
Cast: Ronaliza Jintalan, Neil Alvin Delas Alas, Trinidad Alim, Roel Laguerta, Romeo Escandor Jr., Aryanne Gollena, Berhel Jolo, Danilo Ledesma, Wilmer De Jesus, Dms Boongaling, Ardy Jolo, Shamaine Centenera-Buencamino, Reynan Janaban, Ronnie Lazzaro, John Lloyd Cruz
Sceneggiatura: Lav Diaz
Fotografia: Larry Manda
Montaggio: Lav Diaz
Produttore: Katrin Pors, Bianca Balbuena, Marta Alves, Bradley Liew, Annecy Marie Bautista, Joaquim Sapinho, Stelle Laguda, Jean-Christophe Simon, Eva Jakobsen, Mikkel Jersin
Casa di Produzione: Films Boutique, Snowglobe Films, Rosa Filmes, Epicmedia Productions

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Francesco Costantini
Nato a Roma a un certo punto degli anni '80 del secolo scorso. Laurea in Scienze Politiche. Amo il cinema, la musica, la letteratura. Aspirante maratoneta.

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