BLONDE

BLONDE

Realtà e finzione. Passato e presente. Marilyn e Norma Jean. Blonde è un film volutamente frammentario, che di continui cambi di approccio e di registro ha fatto il suo principale punto di forza. Il risultato è uno dei tanti possibili ritratti della celebre icona hollywoodiana che, sul grande schermo, arriva al pubblico con tutta la sua potenza. Alla 79a Mostra del Cinema di Venezia.

Norma o Marilyn?

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Non ha mai avuto paura di osare, nel corso della sua carriera, il cineasta australiano Andrew Dominik. Grande conoscitore del mezzo cinematografico, egli si è divertito, nel corso degli anni, a giocare con la macchina da presa inventandosi spesso linguaggi tutti suoi, al fine di mostrarci la realtà da un punto di vista totalmente innovativo. Stesso discorso vale per quanto è accaduto con Blonde, un film che Dominik aveva in mente di girare da molto e molto tempo, finalmente presentato in concorso alla 79a Mostra d’Arte Cinematografica di Venezia.

La versione di Dominik

Blonde, Ana de Armas è Marilyn Monroe
Blonde, Ana de Armas nei panni di Marilyn Monroe

Sulla tragica vita di Marilyn Monroe sono state formulate tante e tante ipotesi, soprattutto per quanto riguarda la sua prematura morte, avvenuta il 4 agosto 1962 a Los Angeles. Nel momento in cui, dunque, ci si vuole approcciare al suo personaggio al fine di realizzare un film, si possono abbracciare i più disparati punti di vista. Per l’occasione, dunque, Andrew Dominik si è basato sull’omonimo romanzo scritto da Joyce Carol Oates nel 1999. Qui, dunque, vediamo una Marilyn (magistralmente interpretata da Ana de Armas, che potrebbe addirittura sognare una possibile Coppa Volpi) divisa a metà. Una bambina mai desiderata che, una volta adulta, è diventata una delle donne più desiderate del mondo. Eppure, quella bambina bisognosa d’amore, abbandonata dal padre e spesso maltrattata dalla madre, sembra tornare ogni volta in cui i riflettori si spengono e bisogna fare i conti con la realtà.

Doppia identità

Blonde, Ana de Armas in un momento
Blonde, Ana de Armas in un momento del film

Realtà e finzione. Passato e presente. Marilyn e Norma Jean. In Blonde, man mano che si va avanti con la messa in scena, sono sempre di meno le persone che si rivolgono a lei chiamandola Norma Jean. Norma Jean, pian piano, sparisce. Ciò che resta di lei è unicamente il nome scritto su di un biglietto. Eppure, per tutta la durata del film, abbiamo assistito a un continuo alternarsi di queste due identità, insieme all’alternarsi tra realtà e finzione, tra immagine pubblica e momenti privati. Bianco e nero e colore. In Blonde, la fotografia dai colori pastello nei momenti idilliaci lascia spesso il posto a un ruvido bianco e nero o a una luce bruciata, che a stento permette di mettere a fuoco ciò che si presenta davanti ai propri occhi.

L’occhio della macchina da presa

Blonde, una sequenza
Blonde, una sequenza del film

Andrew Dominik affida a luci e (non) colori l’importante compito di raccontarci Marilyn/Norma Jean, arricchendo questo suo importante lavoro con continui cambi tra formato in 4:3 e in 16:9 e scene dal carattere prettamente onirico in cui i corpi e i volti dei personaggi vengono deformati quasi come se fossero entità fluide, oltre a momenti, all’interno di un cinema affollato, in cui con sguardo triste e smarrito Norma Jean osserva la sfavillante Marilyn. Blonde è cinema e metacinema. Lo sguardo degli spettatori che fin dalle sue prime apparizioni sul grande schermo hanno idolatrato la biondissima Marilyn è anche lo sguardo della macchina da presa, che, nei momenti di maggior successo, non sempre è stata in grado di catturare l’essenza della fragile Norma Jean.

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Contrasti

Blonde, Ana de Armas circondata dalla folla in una scena
Blonde, Ana de Armas circondata dalla folla in una scena del film

Nel raccontarci la sua Marilyn, Andrew Dominik ha, dunque, puntato tutto sul contrasto. Il contrasto interiore della piccola Norma, costretta a vivere in un orfanotrofio pur avendo entrambi i genitori. Il contrasto tra la vita pubblica e quella privata, tra l’immagine della diva hollywoodiana che tutti desideravano e ammiravano e la Norma che in pochi conoscevano. Di conseguenza, Blonde risulta un film volutamente frammentario, che di continui cambi di approccio e di registro ha fatto il suo principale punto di forza. Il risultato è uno dei tanti possibili ritratti della celebre icona che, sul grande schermo, arriva al pubblico con tutta la sua potenza. Un ritratto vivo, tridimensionale e profondamente doloroso che difficilmente potremo dimenticare.

Blonde, la locandina italiana

Scheda

Titolo originale: Blonde
Regia: Andrew Dominik
Paese/anno: Stati Uniti / 2022
Durata: 166’
Genere: Drammatico, Biografico
Cast: Adrien Brody, Ana de Armas, Bobby Cannavale, Caspar Phillipson, David Warshofsky, Garret Dillahunt, Julianne Nicholson, Scoot McNairy, Toby Huss, Xavier Samuel, Catherine Dent, Dan Butler, Eden Riegel, Evan Williams, Haley Webb, Lucy DeVito, Rebecca Wisocky, Sara Paxton, Spencer Garrett, Tygh Runyan
Sceneggiatura: Andrew Dominik
Fotografia: Chayse Irvin
Montaggio: Adam Robinson
Musiche: Nick Cave, Warren Ellis
Produttore: Dede Gardner, Brad Pitt, Jeremy Kleiner, Tracey Landon, Scott Robertson
Casa di Produzione: Plan B Entertainment
Distribuzione: Netflix

Data di uscita: 28/09/2022

Trailer

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Marina Pavido
Dopo la laurea in Lingue Moderne, Letterature e Scienze della Traduzione presso l’Università La Sapienza di Roma, mi sono diplomata in regia e sceneggiatura presso l’Accademia di Cinema e Televisione Griffith di Roma, con un workshop di critica cinematografica presso il Centro Sperimentale di Cinematografia. Dal 2013 scrivo di cinema con il blog Entr’Acte, con il quotidiano Roma e con le testate CineClandestino.it, Mondospettacolo, Raccontardicinema, Cabiria Magazine, e, ovviamente, Asbury Movies. Presidente del Circolo del Cinema "La Carrozza d'Oro", nel 2019 ho fondato la rivista Cinema Austriaco.

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