THIS MUCH I KNOW TO BE TRUE

THIS MUCH I KNOW TO BE TRUE

Sei anni dopo One More Time With Feeling, questa volta a colori, Andrew Dominik torna a raccontare Nick Cave, la musica, la vita e il mistero del processo creativo. Con This Much I Know to be True, su MUBI dall’8 luglio 2022.

Nick Cave e Andrew Dominik, di nuovo insieme

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Per la seconda volta nel giro di pochi anni Andrew Dominik incrocia il passo con Nick Cave. E con il sodale, dentro e fuori i Bad Seeds, Warren Ellis. L’occasione è un film che si chiama This Much I Know to be True, su MUBI dall’8 luglio 2022 dopo un breve passaggio nelle sale italiane nella primavera dello stesso anno. L’obiettivo è proseguire l’eclettico discorso abbozzato già con la precedente incursione nel genere documentario/confessione/performance/esperienza sensoriale. Si chiamava One More Time with Feeling ed era uscito nel 2016. In realtà, le cose non stanno proprio così.

I tre si conoscono già da un po’

This Much I Know to be True, Nick Cave e Warren Ellis in un'immagine
This Much I Know to be True, Nick Cave e Warren Ellis in un’immagine del documentario

Quello tra Andrew Dominik, Nick Cave e Warren Ellis è un incontro che di fortuito ha veramente poco. Già prima del film del 2016 la collaborazione all’interno del trio aveva trovato una sua strada, certo più tradizionale e stereotipata ma comunque fruttuosa, basti pensare alla colonna sonora del capolavoro western (revisionista) del 2007 L’assassinio di Jesse James per mano del codardo Robert Ford. Lì c’era una divisione dei ruoli più rigorosa. Lavoreranno ancora insieme in questo modo, l’hanno già fatto a dire il vero, con un film che si chiama Blonde e parla di Marylin e ha Ana de Armas nella parte della protagonista.

This Much I Know to be True è un affare diverso, una sinergia più fluida e sfaccettata, con la regia di Dominik che si muove dentro e attorno la musica, le performance e l’irrefrenabile istinto creativo di Nick Cave. E, in misura minore ma non trascurabile, di Warren Ellis, che qui è un non protagonista, anche se di peso. L’aspetto biografico della faccenda va chiarito.

Di cosa parlava il film del 2016, di cosa parla il film del 2022

This Much I Know to be True, un'immagine
This Much I Know to be True, un’immagine del documentario

Se This Much I Know to be True è il secondo capitolo di una storia cominciata nel 2016 con One More Time with Feeling, questa volta il rapporto tra la materia filmata e il privato di Cave è molto più sfumato. Il documentario del 2016, in bianco e nero, parlava di un album a firma Nick Cave and the Bad Seeds, Skeleton Tree, e di una tragedia, la morte accidentale del figlio adolescente del musicista, Arthur. In realtà l’album nasceva contemporaneamente prima e durante il dramma, mentre il documentario, successivo, proprio su quel dolore si concentrava per raccontare la sua duplice storia, il buio dell’assenza e della perdita e il mistero della creazione artistica. Senza morbosità e per nulla sconfortato.

Il film del 2022, a colori, cambia un po’ le carte in tavola. I pezzi messi in scena qui vengono da due album, Ghosteen (2019) e Carnage (2021), il secondo non dei Bad Seeds ma firmato Cave e Ellis. L’esplorazione dell’intimità del musicista è, stavolta, più opaca. Una certa affinità tematica, tra i due lavori, si avverte. La precarietà dell’esistenza, l’ombra del lutto riscattata da uno slancio vitalistico e da una volontà di catarsi e purificazione, l’analisi del processo creativo. C’è sintonia tra ieri e oggi, nel mezzo di tante differenze.

Ci sono diverse piste da seguire. Nick Cave si reinventa artista della ceramica; con esiti incerti e non pienamente soddisfacenti, prima, poi la mano acquista confidenza e la confidenza partorisce una serie di statuine che a modo loro raccontano una storia esemplare, la storia del diavolo. Con un doppio ammiccamento, al perdono e alla dannazione, equilibrio instabile però molto coerente con la personalità dell’autore. Il rapporto di Cave con la macchina da presa, come si immagina, è complicato. L’amicizia con Warren Ellis, elettrica. E da qui il film parte per formulare una domanda interessante: com’è che nasce la musica di Nick Cave? Addirittura abbozza una risposta, non esauriente ma va bene così. La risposta alla domanda è: buttando nel pentolone tutto quello che passa per la testa, fino a che non arriva, finalmente, la nota, l’accordo, la chiave. C’è anche Red Hand Files, il blog pensato per scambiare aiuto, empatia e riflessioni esistenziali. E la performance, soprattutto. Il fulcro emotivo e plastico di This Much I Know to be True è l’esibizione.

Dietro ogni performance, un compromesso tra sincerità e artificio, necessario per arrivare alla verità

This Much I Know to be True, Nick Cave in un momento
This Much I Know to be True, Nick Cave in un momento del documentario

A un certo punto fa capolino, per offrire il suo contributo, anche Marianne Faithfull. La regia di Dominik è intelligente, gira attorno alla performance, non crede neanche per un attimo di riuscire a esplorare adeguatamente l’interiorità sentimentale e creativa di Nick Cave. Si accontenta di tirar fuori quanta più verità possibile andando a cercarla lì dove sa di poterla trovare. Nella musica. In nessun modo This Much I Know to be True prova a rendere le cose semplici, tutt’altro.

La messa in scena è articolata, organizzata sull’equilibrio instabile degli opposti. Per arrivare alla sua verità Andrew Dominik guarda contemporaneamente alla spontaneità e all’artificio, all’esibizione e al dietro le quinte, moltiplica i formati dell’immagine e sceglie per la storia un ritmo onirico e ovattato frammentato da parentesi più realistiche, sporche. Nick Cave canta, e la sua voce tradisce pura emotività e controllo dell’esibizione, mentre la macchina da presa si muove con eleganza e sicurezza. Anche se ai margini dell’immagine si intravedono sempre cavi e binari, per ricordarci che dietro ogni performance si nasconde un compromesso decisivo tra sincerità e illusione. Necessario, per arrivare alla verità. Che tipo di verità ci offre This Much I Know to be True?

L’unica verità possibile, incompleta e in perenne movimento. La verità di un musicista, Nick Cave, che oggi tende a definirsi più come persona, padre e marito, che come artista. Prima era il contrario. Un maniaco del controllo che sa che della vita non c’è nulla che si possa controllare, ma non per questo siamo o dobbiamo sentirci impotenti. Felice, anche quando la priorità non è essere felici, ma un certo grado di pace interiore, che evidentemente e fortunatamente non è ancora arrivata. Certo il documentario ha un passo che può scoraggiare lo spettatore più impaziente e gli manca il fascino della novità, come poteva essere per il film del 2016. Ma ha il giusto piglio ed è puro cinema. Racconta un uomo, il suo punto di vista sulle cose, senza dimenticarsi che magari quest’uomo e questo punto di vista domani cambieranno. Ma accetta il cambiamento, accetta la contraddizione assurda che sta alla base della creazione cinematografica: fotografare, fissare, imprigionare il movimento.

This Much I Know to be True, la locandina italiana
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Scheda

Titolo originale: This Much I Know to be True
Regia: Andrew Dominik
Paese/anno: Regno Unito / 2022
Durata: 105’
Genere: Documentario, Musicale
Cast: Andrew Dominik, Earl Cave, Marianne Faithfull, Nick Cave, Warren Ellis
Fotografia: Robbie Ryan
Montaggio: Matthew C. Hart
Musiche: Warren Ellis, Nick Cave
Produttore: Isaac Hoff, Amy James
Casa di Produzione: Uncommon Creative Studio
Distribuzione: MUBI, Nexo Digital

Data di uscita: 23/05/2022

Trailer

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Francesco Costantini
Nato a Roma a un certo punto degli anni '80 del secolo scorso. Laurea in Scienze Politiche. Amo il cinema, la musica, la letteratura. Aspirante maratoneta.

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