ASTOLFO

ASTOLFO

Dopo Estate romana, Pranzo di Ferragosto e Gianni e le donne, Di Gregorio torna sul set e dietro la macchina da presa con Astolfo, un’altra storia dedicata a quell’umanità semplice eppure eccezionale che gli somiglia. Nella sezione Grand Public della Festa del Cinema di Roma 2022, poi in sala dal 20 ottobre.

Il valore delle piccole storie

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Quando si decide di scrivere una sceneggiatura solitamente si cerca d’inserire sempre due elementi, a seconda del genere scelto: il colpo di scena o la riflessione intimista con risvolti sociologici. Uno schema che è possibile ritrovare frequentemente nel cinema italiano e che, a detta di alcuni, dovrebbe identificare il film come un prodotto valido e apprezzabile. Nonostante quest’andamento generale, però, c’è chi sceglie di andare completamente in controtendenza. E non lo fa come effetto di un’accurata strategia ma, semplicemente, perché non potrebbe fare altrimenti. Una scelta grazie alla quale è possibile incrociare la propria strada con delle storie “piccole”, dal respiro quotidiano, ma che al loro interno custodiscono un universo e una profondità naturale, tutt’altro che fittizia, capace di toccare realmente il cuore. Uno di questi film eccezionali per la loro semplicità di forma e contenuto è Astolfo, realizzato da Gianni Di Gregorio, un regista che ci ha abituato al suo amore per il quotidiano e a una capacità innata di fotografare un’umanità semplice ed eccezionale alle stesso tempo.

Non stupisce, dunque, che al centro di quest’ultimo lavoro ci sia proprio lui, Astolfo, un uomo all’apparenza come tanti impegnato a vivere una vita invisibile agli occhi di molti. Nonostante quest’apparente assenza di eccezionalità, però, riesce a portare a termine una grande rivoluzione, almeno per se stesso: reinventare la propria vita in età matura e innamorarsi nuovamente di una donna dal sorriso fresco e dal carattere soave. In questo senso, dunque, Astolfo si trasforma nell’eroe moderno per eccellenza. Colui che, nonostante dei limiti imposti culturalmente dalla società, dimostra che non esiste certo una data di scadenza per realizzare i propri sogni o, addirittura, per averne di nuovi. Il tutto, poi, con un tocco gentile e delicato cui, purtroppo, sembriamo non essere più abituati.

L’uomo che arrivò alla luna

Astolfo, Gianni Di Gregorio in un'immagine
Astolfo, Gianni Di Gregorio in un’immagine del film

Nell’Orlando Furioso di Ludovico Ariosto, Astolfo è il cavaliere spavaldo e avventuroso per eccellenza. Il suo coraggio non ha limiti, tanto che è pronto a cavalcare un ippogrifo per trovare il senno perduto di Orlando. Un’avventura che lo porta addirittura sulla luna. Di natura completamente diversa, invece, è l’Astolfo di Gianni Di Gregorio. Nonostante debba il suo nome proprio a questo personaggio della letteratura cavalleresca, si trova a convivere con un’indole da uomo tranquillo, per cui un’esistenza che scivola ordinata e semplice è più che sufficiente. Tutto è destinato a cambiare, però, nel momento esatto in cui, con grande gentilezza, viene sfrattato dall’appartamento in cui vive a Roma. A causa di questo imprevisto, dunque, l’ex professore decide di tornare nei suoi luoghi natali che non rivedeva da molti anni. Una decisione che, nonostante alcuni particolari apparenti, non è assolutamente una sconfitta. In questo caso, infatti, il tornare indietro rappresenta la spinta inaspettata per procedere in avanti verso delle direzioni inaspettate.

Discendente di una nobile famiglia decaduta di Artena, quando Astolfo riapre la vecchia e decadente residenza storica trova delle sorprese che hanno il volto di un coinquilino sconosciuto e di un parroco troppo invadente, pronto ad appropriarsi di spazi non propri. A tutto questo l’uomo reagisce con la dolcezza del sorriso di Di Gregorio che, come consuetudine, veste i panni del suo protagonista. E mai, come in questo caso, un ruolo sembra essergli stato più congeniale. Dare corpo a quest’uomo con il nome da condottiero, ma l’animo privo di armatura, sembra essere assolutamente naturale. Il volto è segnato dalle rughe e dalla vita che, forse, gli è passata accanto senza fare troppo rumore. Lo sguardo, però, si fa ogni giorno più chiaro e brillante, fino ad accendersi dell’entusiasmo di un bambino alla scoperta di infinite possibilità. In questo modo, dunque, Di Gregorio consegna al cinema e al pubblico un eroe dolce ma mai stucchevole che, se non fosse per una naturale propensione all’altro, somiglierebbe a molti di noi. Il valore più grande di Astolfo, infatti, è la sua apertura agli altri esseri umani che lo avvicinano, e l’assenza di giudizio nei loro confronti. Con la sua intrepida Panda, infatti, percorre con entusiasmo le curve che si presentano sulla strada ma non lo fa mai da solo. Quegli uomini piccoli, spesso poco fortunati che fanno timore a chi è in affannosa ricerca di successo, sono i suoi compagni di avventura preferiti. Perché Astolfo non ha alcuna paura di chi porta il peso dei propri errori.

Quando l’età non conta

Astolfo, Gianni Di Gregorio e Stefania Sandrelli in una scena
Astolfo, Gianni Di Gregorio e Stefania Sandrelli in una scena del film

Senza andare all’ossessiva ricerca di soluzioni registiche ardite o anche solo lontanamente innovative, questo film trova senso ed essenza proprio nei sentimenti che scorrono senza alcuna retorica. In quest’ottica, dunque, s’inserisce alla perfezione anche la riscoperta di un sentimento forte, forse un po’ fuori dal tempo per il suo romanticismo. Un’infatuazione che Astolfo, come un poeta o il personaggio di un romanzo cavalleresco, vive per Stefania, l’oggetto della sua nuova ispirazione di vita. Lei ha il sorriso fresco e giovanile di una Stefania Sandrelli che investe il protagonista con una vivacità e una vitalità di cui tutti dovremmo godere.

Per questo motivo, dunque, è inesatto considerare questo film come una vicenda sull’amore maturo. Piuttosto sarebbe giusto definirlo come una narrazione volta a enfatizzare il potere e il diritto a una seconda possibilità. Perché l’amore, come altri aspetti della propria esistenza, non dovrebbe mai essere dettato dallo scorrere del calendario né sottostare a schemi sociali troppo rigidi e insulsi per contenere l’imprevedibilità della vita. E Astolfo dimostra esattamente questo. Ossia quanto il cambiamento e l’avventura non necessariamente debbano avere una forma eccezionale degna di un momento cinematografico. Anzi, il più delle volte arrivano e non ce ne accorgiamo, se non trovandoci direttamente in un ciclone dalla forza tutt’altro che distruttiva.

Astolfo, la locandina del film

Scheda

Titolo originale: Astolfo
Regia: Gianni Di Gregorio
Paese/anno: Francia, Italia / 2022
Durata: 97’
Genere: Commedia
Cast: Andrea Cosentino, Maria Grazia Pompei, Agnese Nano, Mauro Lamantia, Alberto Testone, Francesca Ventura, Gianni Di Gregorio, Gigio Morra, Stefania Sandrelli, Simone Colombari
Sceneggiatura: Gianni Di Gregorio
Fotografia: Maurizio Calvesi
Montaggio: Marco Spoletini
Musiche: Ratchev & Carratello
Produttore: Angelo Barbagallo
Casa di Produzione: Bibi Film
Distribuzione: Lucky Red

Data di uscita: 20/10/2022

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Tiziana Morganti
Fin da bambina, ho sempre desiderato raccontare storie. Ed eccomi qui, dopo un po’ di tempo, a fare proprio quello che desideravo, narrando o reinterpretando il mondo immaginato da altri. Da quando ho iniziato a occuparmi di giornalismo, ho capito che la lieve profondità del cinema era il mio luogo naturale. E non poteva essere altrimenti, visto che, grazie a mia madre, sono cresciuta a pane, musical, suspense di Hitchcock, animazioni Disney e le galassie lontane lontane di Star Wars; e un ruolo importante l’ha avuto anche il romanticismo di Truffaut. Nel tempo sono diventata giornalista pubblicista; da Radio Incontro e il giornale locale La voce di Roma, passando per altri magazine cinematografici come Movieplayer e il blog al femminile Smackonline, ho capito che ciò che conta è avere una struggente passione per questo lavoro. D’altronde, viste le difficoltà e le frustrazioni che spesso s’incontrano, serve un grande amore per continuare.

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